
Sara Moreschini
Dura presa di posizione da parte dell’Amministrazione comunale di Appignano del Tronto, guidata dalla sindaca Sara Moreschini, tra i comuni marchigiani esclusi dalla nuova classificazione dei territori montani dopo la decisione del Comune di Ascoli Piceno di costituirsi in giudizio davanti al Tar del Lazio a difesa del decreto governativo contestato.
Nel mirino finisce la scelta del capoluogo piceno di intervenire nel procedimento amministrativo per sostenere la legittimità del Dpcm che ha ridefinito l’elenco dei comuni montani, escludendo numerosi centri delle aree interne marchigiane.
«Apprendiamo con profondo sconcerto e rammarico la decisione del Comune di Ascoli Piceno di costituirsi in giudizio contro di noi, a difesa di un decreto che ha cancellato con un tratto di penna la nostra identità storica, sociale ed economica di comune montano», afferma l’amministrazione.
Secondo i promotori del ricorso, presentato insieme ad altri 22 comuni marchigiani, il nuovo sistema di classificazione penalizzerebbe territori che da anni convivono con difficoltà strutturali, carenza di servizi e spopolamento.
«La scelta del capoluogo di provincia, che si scopre “montano” grazie a criteri che riteniamo palesemente illegittimi, non è solo un atto politicamente ostile, ma il simbolo di una logica predatoria del grande che mangia il piccolo», si legge nella nota.
L’amministrazione respinge inoltre le critiche arrivate dalle opposizioni, in particolare dal consigliere Giuseppe Falciani, che – in un post poi rimosso – avrebbe definito il ricorso un segnale di “irrilevanza politica”.
«Il nostro ricorso non è un capriccio – viene sottolineato – ma la massima espressione della nostra capacità di rappresentanza: quella che non si piega di fronte all’ingiustizia e che ha il coraggio di sfidare un atto del Governo quando questo calpesta i diritti delle nostre comunità».
Particolarmente duro il passaggio dedicato al ruolo istituzionale del sindaco di Ascoli Piceno, anche presidente di Anci Marche.
«Anziché mostrare solidarietà verso i comuni della sua stessa provincia che rischiano il collasso, Ascoli sceglie di difendere il proprio inaspettato vantaggio, legittimando un’operazione che penalizza l’intero entroterra».
Da qui l’accusa di un possibile conflitto di interessi politico-istituzionale.
«Ci chiediamo quale Anci rappresenti: quella di tutti i comuni o solo quella del capoluogo? Il ruolo di presidente imporrebbe equilibrio e garanzia, non una presa di parte così netta a favore del proprio interesse».
L’amministrazione rivendica quindi la scelta di proseguire la battaglia legale davanti al Tar del Lazio, definendola «un atto di responsabilità per il futuro del territorio».
«Chiediamo al Tar di ripristinare legalità ed equità, annullando un provvedimento che ha tradito lo spirito della legge. La politica utile ai territori non si misura dai sorrisi nelle stanze del potere, ma dalla determinazione con cui si combatte per la propria gente».
Infine l’appello rivolto direttamente al Comune di Ascoli Piceno: «Vale davvero la pena celebrare un nuovo status ottenuto a costo di indebolire e affossare i propri vicini? Per noi la risposta è e sarà sempre no».
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