
Le torri e la luna
di Gabriele Vecchioni
(foto di Goffredo Zucchetti)
Questo è il secondo degli articoli dedicati all’Ascoli medievale (i palazzi, le chiese, le torri, le rue): una serie di immagini dell’amico Goffredo Zucchetti che hanno fermato il tempo in un eterno presente. In questa seconda “puntata” (leggi qui la prima parte), altre immagini ci permettono di completare il viaggio virtuale nell’Età di mezzo della città. Per motivi di spazio non è stato possibile inserirne molte, pertanto il “viaggio” risulta incompleto. Ce ne scusiamo con quanti avranno la pazienza di leggere queste righe.

Santa Maria Intervineas , una delle chiese più antiche della città (“Sanda Bigna” per gli ascolani)
La chiesa di Santa Maria Intervineas
L’edificio sacro è denominata, dagli ascolani, “Sanda Bigna” (un termine che deriva chiaramente da inter vineas, tra le vigne, a ricordare la posizione originaria “esterna” dell’edificio); è una chiesa antichissima (secc. X-XI, rimaneggiata nel sec. XIII) che è stata ripristinata nel suo aspetto originario solo nel Secondo Dopoguerra (anni ’50 del Novecento).

Il raro campanile, un corpo isolato dalla chiesa, realizzato utilizzando una torre gentilizia
Si tratta di una chiesa-fortezza che mantiene alcune caratteristiche difensive, come le strette finestre absidali e il raro campanile isolato dall’edificio sacro, al quale si accede con un passaggio sopraelevato. La torre campanaria di Santa Maria Intervineas, in origine, era una torre gentilizia, una delle
L’interno è a tre navate e presenta interessanti affreschi bizantineggianti sui pilastri e altri alle paresti, tra i quali un’immagine ritenuta miracolosa, della Madonna col Bambino (che si sarebbe “sporta” dalla parete esterna cella chiesa.

Sull’antica platea minor (la “piazza delle donne”), intitolata a Publio Ventidio Basso, figura storica del Piceno, prospettano la facciata della chiesa dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio e il lato sinistro della monumentale chiesa di San Pietro martire
La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio
La chiesa romanica dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio sorge nella Platea minor della città: sulla piazza (l’antica “piazza delle donne”), intitolata a Publio Ventidio Basso, figura storica del Piceno, prospettano la facciata della chiesa e il lato sinistro della monumentale chiesa di San Pietro Martire. L’edificio sacro fu costruito sul perimetro di un antico oratorio cristiano, completata intorno all’anno Mille (secc. IX-XI); subì rimaneggiamenti nel sec. XIV. È una delle chiese iconiche della città picena, grazie all’inconfondibile facciata, scandita da 64 riquadri di travertino, anticamente decorati da affreschi relativi alle “istorie dei santi titolari” e svaniti, col tempo, per le intemperie.
All’interno, l’eleganza severa dell’aula sacra in stile basilicale (in origine era a una sola navata) e la cripta di San Silvestro, frequentata perché vi scaturiva un’acqua ritenuta miracolosamente curativa (contro la lebbra).

Porta Solestà, porta di accesso settentrionale alla città. L’arco a tutto sesto sul ponte augusteo
Porta Solestà
È la porta di accesso alla città da settentrione fu fatta costruire nel 1230 dal Podestà di Ascoli (Fildesmillo da Mogliano), in sostituzione della primitiva porta, coeva al ponte; fu utilizzato il materiale di risulta della precedente costruzione, appoggiandosi a costruzioni civili. Tra le lapidi murate nella porta, quella al centro dell’arco a sesto pieno ha gli stemmi di Ascoli e Fermo (prima metà del sec. XIII); una iscrizione ricorda la pace (1450) tra le due città picene. Fino alla seconda metà del Settecento, all’ingresso del ponte e nelle immediate vicinanze della prima, esisteva un’altra porta più piccola, poi abbattuta (G. Cesari, 2005).
Dall’area della porta è possibile raggiungere una delle vie più suggestive della città, la Rua delle Stelle (il Lungo Tronto).

Rua delle Stelle. La stradina prima dell’intervento; a lato, dopo la “messa in sicurezza” con l’inserimento, sul basso muro originario di travertino, di una moderna balaustrata metallica
Rua delle stelle
Una delle più note è la Rua delle Stelle, oggetto, qualche tempo fa di una protesta social per la superfetazione di una ringhiera metallica che ne ha alterato la caratteristica di “via romantica” senza alcun rispetto per la sua storia.
La stretta via, conosciuta dagli ascolani come “Rrete li mierghe”, è un lungofiume (sul sottostante Tronto) e una delle rue iconiche del Medioevo cittadino.
Nelle foto, la stradina prima dell’intervento; a lato, dopo la “messa in sicurezza” con l’inserimento, sul basso muro originario di travertino, di una moderna balaustrata metallica.

San Tommaso Apostolo. La chiesa non è fruibile da tempo, per i prolungati lavori sulla piazza (già sede dell’anfiteatro romano)
San Tommaso
L’antica, bella chiesa romanica non è fruibile – da tempo – dai visitatori. Dopo il rifacimento della piazza (sorta dov’era l’anfiteatro romano) e il collocamento dei giochi per bambini, l’antica chiesa (secc. XI-XIII) di San Tommaso Apostolo è stata, ancora una volta, a lungo coperta da tabelle e reti protettive, per i lavori in corso.
La chiesa di San Vittore, che presenta i canoni essenziali dell’architettura romanica, era costeggiata, a destra, dal tratto cittadino della consolare Salaria, che arrivava al sottostante Ponte di Cecco, che scavalcava il Castellano
La chiesa di San Vittore
La chiesa (sec. X, ristrutturata nel sec. XIII), costruita secondo i canoni essenziali dell’architettura romanica, era costeggiata, a destra, dal tratto cittadino della consolare Salaria, che arrivava al cosiddetto Ponte di Cecco, che scavalcava il Castellano e permetteva di uscire dalla città.

La parete destra, all’esterno, conserva resti di affreschi alla maniera greca

All’interno dell’aula sono conservati diversi affreschi che hanno conservato la vivace policromia originale. Nella foto, un Compianto sul Cristo Morto dove il frescante ha puntato sull’effetto drammatico della scena per favorire la partecipazione emotiva dei fedeli
La parete destra, all’esterno, conserva resti di affreschi “alla maniera greca”. All’interno sono conservati diversi affreschi, organizzati in registri sovrapposti e che hanno conservato la vivace policromia originale. Sotto la sacrestia, la misconosciuta Cappella di Sant’Eustachio, affrescata con le storie del santo (sec. XV).
Le torri
Nelle città medievali, le torri, oltre ad essere manufatti difensivi, erano l’emblema del potere delle famiglie che le costruivano. Anche ad Ascoli, il motivo più importante era forse quello della presenza, in città, di famiglie ricche e potenti che avevano voglia di mettersi in mostra e le possibilità economiche di finanziare tali costruzioni.
Nella città del sec. XIII, le torri dovevano essere circa duecento, almeno fino al 1242, quando Federico II ne fece abbattere circa la metà (novantuno, secondo la tradizione). L’architetto e storico fermano Giambattista Carducci, nel 1853, scrisse che di torri «Ascoli n’ebbe già tante, e molte ne conserva, da meritarsi il soprannome di turrita: delle Torri si denominò un’intera contrada, e di Torri si formò lo stemma del Comune».
La costruzione delle torri è un fenomeno caratteristico dell’inurbamento, sviluppatosi specialmente nel sec. XII; ma in città si costruivano torri fin dal sec. XI (l’anno Mille, per intenderci) grazie alla disponibilità in loco del travertino, materiale economico e robusto. Nella pianta del Ferretti (1646) sono raffigurate 43 torri; nel corso dei secoli ne erano state demolite per motivi diversi (come terremoti) circa 160 (O. Sestili e A. Torsani,1995).

Una caratteristica rua ascolana. Sullo sfondo, l’incrocio di Rua del Ponte Oscuro con Via Pretoriana (per gli ascolani, la Costa)
Le rue
È piacevole, per un visitatore, “perdersi” nel dedalo di stradine che taglia il centro storico ascolano: è un’Ascoli segreta, che riserva sorprese inaspettate: case di pietra, portali monumentali, vedute sul territorio. Sono le “rue”, un termine antico che viene dal latino ruca, che individuava un solco nel terreno, affermato anche in altre zone del Paese e che «ha travalicato i confini geografici e politici e si è attestata in lingue nazionali, come il francese (rue) e il portoghese (rua)».
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