Le Marche rischiano di svuotarsi delle loro giovani generazioni: negli ultimi sei anni la regione ha perso più di 28 mila residenti sotto i 35 anni, con lo spettro di registrarne oltre 100 mila in meno entro il 2050. L’allarme demografico ed economico emerge dalla seconda edizione del Report curato dall’Ufficio Studi della Csil Marche, presentato al Ridotto delle Muse di Ancona alla presenza dei vertici sindacali regionali e nazionali, istituzioni ed esperti.

I dati illustrati dal coordinatore dell’Ufficio Studi, Matteo Moretti, mostrano una regione sospesa tra forti criticità strutturali e grandi potenzialità. Sul fronte economico, le Marche registrano una crescita del Pil e una produttività inferiori rispetto alle aree più dinamiche del Nord-Est, investimenti stagnanti da vent’anni e salari medi più bassi della media nazionale.
A questo si aggiungono l’aumento della povertà relativa, la crescita dei giovani “Neet” (che non studiano e non lavorano), il disagio psicologico diffuso, un trasporto pubblico locale ancora poco sfruttato per gli spostamenti casa-lavoro e un eccessivo ricorso alle discariche per i rifiuti. Tra i punti di forza resistono invece un tessuto diffuso di piccole e medie imprese, un’ottima qualità della vita e un capitale umano molto qualificato, con eccellenze nella formazione tecnica.
Nel dibattito – arricchito dalle storie di giovani che hanno scelto di rimanere o rientrare nelle Marche – è emerso chiaramente che la vera sfida è l’attrattività del territorio. Il segretario generale della Cisl Marche, Marco Ferracuti, ha evidenziato la necessità di puntare sulla competitività del sistema produttivo per alzare i salari, annunciando anche la prossima firma (prevista per il 31 luglio) di un Protocollo sul benessere lavorativo con la Regione Marche.

Un momento dell’evento
Un concetto ribadito da Gian Luca Gregori, presidente del Comitato Scientifico del Report ed ex rettore dell’Univpm, che ha indicato nel capitale umano la chiave insostituibile per lo sviluppo, mentre l’assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le recenti crisi territoriali (Banca Marche, Merloni e sisma) sottolineando l’urgenza di un vero piano industriale regionale. Se il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha ricordato l’importanza dei dati indipendenti per governare e ha evidenziato come il saldo migratorio regionale resti comunque positivo, la segretaria generale della Csil nazionale, Daniela Fumarola, ha chiuso i lavori chiedendo interventi concreti su welfare, trasporti e infrastrutture, oltre all’estensione della Zes (Zona Economica Speciale) a Marche e Umbria per frenare lo spopolamento delle aree interne.














