«Le esperienze nate nelle aree interne, con distributori di carburante gestiti a livello comunale, rappresentano una risposta concreta ai bisogni dei cittadini, delle imprese e degli artigiani che vivono e lavorano lontano dai principali centri urbani. Da anni assistiamo a un progressivo arretramento di alcuni servizi essenziali nei piccoli Comuni.
Quando, per ragioni economiche, determinate attività non vengono più garantite, le amministrazioni locali si trovano di fronte a una scelta: assistere passivamente alla perdita di servizi oppure individuare nuove soluzioni per continuare ad assicurare risposte alle proprie comunità».
E’ quanto si legge in una nota di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno – Fermo a firma del suo segretario generale Giorgio Menichelli.
Per il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, la presenza di un distributore sul territorio rappresenta, infatti, un servizio importante anche sotto il profilo della competitività. Praticamente ogni attività economica dipende, direttamente o indirettamente, dalla mobilità: per raggiungere i clienti, effettuare consegne, trasportare materiali, spostare mezzi e personale. Dover percorrere decine di chilometri semplicemente per fare rifornimento significa perdere tempo, sostenere costi aggiuntivi e ridurre l’efficienza del lavoro. Garantire la presenza di un punto di rifornimento significa quindi sostenere concretamente anche l’economia locale.
«Nelle Marche questo è un tema tutt’altro che secondario, come emerge dai dati dell’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Degli 80 Comuni marchigiani classificati sul sito come aree interne, ben 25 – rimarca il segretario generale Menichelli – non dispongono di alcun distributore di carburante, mentre 29 ne hanno uno soltanto.
Complessivamente sono presenti 109 impianti, concentrati in larga parte nei Comuni più vicini alle aree centrali o, comunque, nei territori maggiormente abitati. Oggi i Comuni sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più importante nella salvaguardia di funzioni e servizi che un tempo trovavano più facilmente una risposta nel mercato.
Pensiamo agli sportelli bancari, agli uffici postali, alle farmacie, ai negozi di vicinato, ai servizi di trasporto e, in alcuni casi, persino a infrastrutture essenziali per la mobilità.
Non si tratta di sostituirsi all’iniziativa privata, che resta fondamentale per l’economia dei territori, ma di evitare che le comunità più fragili e periferiche subiscano ulteriori penalizzazioni.
Le esperienze già avviate con i distributori comunali mostrano inoltre come sia possibile garantire un servizio fondamentale mantenendo prezzi dei carburanti competitivi e accessibili, contribuendo così ad attenuare l’impatto dei rincari che negli ultimi anni hanno pesato sui bilanci delle famiglie e delle attività produttive».
«Come Confartigianato – conclude il segretario – riteniamo che anche questo tema debba entrare a pieno titolo nelle politiche dedicate alle aree interne. Lo spopolamento, infatti, si contrasta creando opportunità di lavoro e condizioni favorevoli per fare impresa, ma anche assicurando la presenza dei servizi essenziali.
Un territorio che perde progressivamente i propri servizi rischia inevitabilmente di diventare meno attrattivo per le famiglie e per le imprese, alimentando ulteriormente lo spopolamento. Per questo credo sia importante che le istituzioni sappiano valorizzare e accompagnare le iniziative capaci di dare risposte concrete a questi problemi».
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