Tamburri (Cinque Stelle): «Ci abbiamo provato,
ma la gente pare preferire questa destra»

ASCOLI - Il candidato sindaco pentastellato non nasconde la delusione: «Speravamo di arrivare al ballottaggio o almeno di superare il Pd: abbiamo mancato entrambi gli obiettivi». Si guarda avanti alla riorganizzazione che dovrebbe riavvicinare il Movimento ai territori
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Massimo Tamburri

di Giorgio Tabani

«Bisogna prendere atto del fatto che una larga parte dei nostri concittadini è soddisfatta dei vent’anni di amministrazione del centrodestra ascolano». Così il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, Massimo Tamburri, commenta i risultati ancora molto parziali ma già chiari delle elezioni comunali a inizio pomeriggio. La delusione è palpabile nella semivuota sede elettorale di via del Trivio. Mentre Tamburri fuma all’esterno, interrotto dalle pacche di incoraggiamento di qualche passante, i suoi compulsano i dati che arrivano a rilento dalle varie sezioni.

«Aspettiamo i dati definitivi, ma probabilmente avremo il miglior risultato della storia di Ascoli per un candidato sostenuto da una sola lista». Una magra consolazione, ovviamente, e i primi ad esserne consapevoli sono i pentastellati, che si lasciano andare a una prima analisi del voto. «Chiaramente – afferma sempre Tamburri – non possiamo nascondere che un risultato così non può che derivare dai tanti limiti che abbiamo avuto e che abbiamo, anche se non posso negare di aver accarezzato l’idea di arrivare al ballottaggio».

Meno diplomatici i toni dei militanti: «Massimo, tu rimani troppo calmo con i giornalisti! Non la vedi la sufficienza e il disprezzo con cui ci trattano?». Rincarano la dose altri: «Abbiamo da vent’anni gli stessi eppure niente, non riusciamo a cambiare. Ora saprò bene cosa rispondere al primo che si lamenterà della situazione cittadina: ma tu dov’eri il 26 maggio?». Una rabbia più che comprensibile visti i risultati deludenti, nonostante qualcuno sottolinei la crescita rispetto a cinque anni fa. «Mi rifiuto di andare a votare al ballottaggio, non so quale sia la destra peggiore!» commentano altri. Tutti concordano amaramente: «Se l’asticella era arrivare almeno sopra il Partito Democratico, abbiamo fallito del tutto». Anche se Tamburri poi precisa che, alle Europee, la Provincia di Ascoli – unica nelle Marche – ha registrato il sorpasso del M5S sul Pd.

Breve apparizione per il senatore Giorgio Fede, passato per un breve saluto. «Bisogna davvero ringraziare Massimo per l’impegno pancia a terra in questi cinque anni e in questa campagna elettorale, anche se sapevamo che non sarebbe stato semplice competere se gli altri candidano oltre 700 persone in 25 liste, per soli 32 seggi disponibili». Il senatore si lascia andare a qualche commento sul risultato europeo: «Non siamo stati capiti e chiaramente la colpa non può essere degli elettori, ma dei nostri problemi nel comunicare quello che abbiamo fatto in questo anno di governo e della mancanza di radicamento sul territorio».

Fede, insieme al senatore fabrianese Sergio Romagnoli, è il delegato per le Marche sulla riorganizzazione del M5S di cui ha parlato Luigi Di Maio nel suo atteso intervento post-elezioni: «È il momento di dare seguito alla nuova organizzazione – ha detto il leader – il Movimento ha bisogno della forza di tutti, tutti devono partecipare. La riorganizzazione deve riportare molto più vicino ai territori. Organizzerò degli incontri sul territorio». Una trasformazione che tutti, dai militanti fino allo stesso Tamburri – coinvolto peraltro nella sua preparazione in questi mesi – ritengono ormai imprescindibile.

Fra i militanti presenti molti criticano la scarsa presenza in mezzo alla gente del Movimento in questa campagna elettorale. In effetti Matteo Salvini, da gennaio al 12 maggio, ha fatto 169 presenze in giro per l’Italia, presidiando le zone in cui voleva vincere, proprio come Beppe Grillo aveva fatto con lo Tsunami Tour del 2013 o Alessandro Di Battista con il suo giro lungo le coste per il referendum costituzionale, ma anche Di Maio lo scorso anno con il suo “rally” in tutta Italia. Stavolta il M5S, invece, non ha fatto un vero e proprio tour ma singoli eventi, piccoli e poco pubblicizzati, con candidati o esponenti poco noti non in grado forse di attrarre abbastanza pubblico.

A pesare sul locale poi, secondo Tamburri, anche gli effetti di alcuni provvedimenti nazionali: «Tanti venivano a chiederci del pagamento del Reddito di cittadinanza, ma noi non siamo l’Inps… Evidentemente la misura aveva suscitato tali aspettative che poi la delusione si è fatta sentire». Lo scontento dei militanti si fa sentire anche rispetto ai leader nazionali: «Forse due ministeri così pesanti erano troppi per Di Maio e soprattutto siamo stati troppo arrendevoli di fronte a Salvini, ora bisogna reagire!». Fede fa una considerazione: «Noi abbiamo scelto di affrontare i problemi veri della gente, non è però né facile né immediato. Ben diverso è annunciare provvedimenti spot o bloccare i porti con una telefonata».


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