
Un momento dell’incontro di Teramo
«Siamo stufi delle continue promesse disattese. Finora abbiamo ricevuto un terzo dei finanziamenti, e rimangono fuori località come Pescara del Tronto perché secondo chi li ha stanziati lì non si può ricostruire. E’ necessario, allora, che si indichi dove delocalizzare il sito, ma su questo versante nulla. E la gente se ne va. Preferiscono prendere il Cas o stare in albergo. E non tornano più. Se si continua su questa linea, una volta ricostruite le case, chissà fra quanti anni, non ci sarà più nessuno. Questo è uno degli ultimi appelli, se non ascoltano le nostre richieste, si pensa già ad azioni molto clamorose».

La distruzione nel territorio di Arquata
E’ un intervento duro quello che Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata, ha tenuto stamane durante l’incontro tenutosi a Teramo tra i rappresentanti istituzionali dei territori colpiti dal sisma. Accanto al sindaco ospitante, Gianguido D’Alberto, la mobilitazione ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti dell’Anci. Presenti Maurizio Mangialardi, coordinatore nazionale Anci regionale e sindaco di Senigallia, Nicola Alemanno sindaco di Norcia, Enrico Diacetti segretario generale Anci Lazio, Luciano Lapenna presidente regionale Anci Abruzzo, il presidente della Provincia di Teramo Diego Di Bonaventura e quasi tutti i sindaci del territorio teramano colpito dal sisma. Oltre allo stesso Petrucci, il quale ribadisce, per l’ennesima volta, che è nelle intenzioni di «Continuare con questo sforzo unitario per urlare al Governo che abbiamo bisogno di norme speciali».
«Noi abbiamo preparato gli emendamenti che dovevano solo essere approvati perché condivisi con il Commissario e il Governo; addirittura li abbiamo scritti noi per facilitare il lavoro: non dovevano far altro, visto anche che non prevedevano grandi cifre -spiega Mangialardi-. Abbiamo chiesto un provvedimento che parlasse di un terremoto verificatosi nel cuore della nazione, che mettesse in condizione i sindaci di muoversi e non assumere responsabilità più grandi di loro».

Quindi una nota di allarme: «Temo che il provvedimento non riesca a trovare una concretizzazione; se così dovesse essere, tutto diventa una responsabilità politica e andremo dai parlamentari a chiedere conto delle loro decisioni, perché è ora che si capisca che, per usare un’immagine, se muore Norcia, muore l’Italia. Se non si adeguano le norme alle indicazioni da noi fornite, corriamo il rischio di fare tra vent’anni bei presepi ma senza popolazioni. La responsabilità ora deve essere del Governo, che deve trovare le soluzioni. Il commissario deve comprendere bene qual è il problema: la necessità di semplificare. L’Anci rimane in mobilitazione attiva e istituzionale. Rimaniamo compatti».
«Il tema del terremoto è molto complesso -aggiunge Alemanno- e contempla aspetti che includono urbanistica, paesaggio, lavoro, misure allo sviluppo economico. La difficoltà reale è di far comprendere quale siano le condizioni in cui versano i nostri territori. Il più grande cantiere da sbloccare è quello del centro Italia, ma rimaniamo incastrati nella burocrazia, dentro le maglie dei vincoli normativi e giuridici. Nei comuni, soprattutto i più piccoli dove ricostruire non è solo sinonimo di riabitare, non basterà ricostruire le case ma bisogna creare le condizioni i presupposti perché la gente torni a vivere in quelle case, altrimenti i nostri paesi continueranno a spopolarsi. Noi abbiano bisogno di una revisione delle norme che tendono alla semplificazione: non possiamo impiegare più tempo a istruire una pratica che a costruire un edificio. Non si può chiedere ai sindaci di riuscire a dare risposte eccezionali con norme ordinarie: per dare una risposta eccezionale occorrono norme straordinarie».
I sindaci terremotati e gli sfollati oggi in piazza a Teramo, con loro anche Petrucci e Mangialardi
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