Centrosinistra sconfitto e deluso:
«Abbiamo costruito male
la nostra candidatura?»

ASCOLI - Assemblea pubblica da Piceno Consind alla presenza del candidato Pietro Frenquellucci. Autocritica anche sulla tardiva scelta del candidato che avrebbe inciso nella capacità di farlo conoscere
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Pietro Frenquellucci prima di prendere la parola questa sera nella sede di Piceno Consind

di Giorgio Tabani

«Come faccio a sfogare tutta la mia amarezza in soli tre minuti?». Così esordisce l’85enne Lucio Sestili, capolista di “Uniti per Ascoli”, veterano della politica ascolana alle ultime Amministrative. L’occasione è l’assemblea pubblica di autoanalisi della sconfitta alla presenza di qualche militante e dei candidati delle liste di centrosinistra a sostegno di Pietro Frenquellucci. Tutti hanno parole di apprezzamento sulle qualità umane e personali dell’ormai ex candidato sindaco, ma non manca chi fa notare che: «Piè, te lo dico in dialetto, devi moccicà molto di più!». Più di qualche intervento critica la scelta tardiva del nome del candidato da presentare, un ritardo che per molti avrebbe inciso nella capacità di farlo conoscere.

Un argomento che ha diviso le opinioni degli intervenuti è stato quello del rapporto con Nardini e la sua lista civica di sinistra. Molti hanno evidenziato l’esigenza (anche facendo autocritica) di gettare dei ponti fra le due coalizioni della sinistra. Il capolista del Pd, Angelo Procaccini, è stato invece categorico: «Con il comitato “Ascolto  partecipazione” non parleremo mai, sono nati solo per fare un dispetto!». Il segretario di Articolo 1, Nello Tizzoni, che pure ha sostenuto le ragioni del dialogo, ha raccontato: «Il gruppo di Nardini li consideravo dei miei amici, erano stati tutti nella mia chat di Liberi e Uguali. Io raccontavo tutto ad Antonio Canzian, anche della rosa dei nomi che avremmo considerato per la candidatura a sindaco. La sera stessa che Pietro Frenquellucci doveva sciogliere la riserva, lui mi ha scritto: vai avanti! E il giorno dopo presentavano alla stampa Emidio Nardini. La loro presenza alle elezioni è stata solo una provocazione verso il Pd e oggi festeggiano, ma cosa?».

Molti si sono soffermati sull’apparentemente invincibile forza della destra cittadina. Ludovico Romagni ha raccontato: «Lo stesso Lattanzi mi diceva: “Noi il 60% lo prendiamo comunque, adesso c’è da vedere come ce li distribuiamo fra le due candidature». Manuela Marcucci ha ribadito, parlando della sua campagna: «Nessuno mi ha mai chiesto del programma, le scelte di voto in questa città sono dettate soltanto da simpatie e fedi politiche, e questo vale anche per chi si era lamentato della situazione ascolana».

Lo stesso Procaccini ha confermato come il centrodestra, fin dalla prima elezione di Celani vent’anni fa, abbia conservato tenacemente le sue 17.000 preferenze: «Per questo dobbiamo fare da perno sia alla nostra destra che alla nostra sinistra». Un tema che Francesco Ameli, capogruppo uscente del Pd in consiglio comunale, ha rimarcato: «Occorre ricostruire i rapporti a sinistra ma anche alla nostra destra, proporci come soggetto aggregante e proponente. Dobbiamo fare un progetto a due anni, perché se aspettiamo cinque anni poi va a finire come stavolta». Delusione da parte di Sestili per una nuova categoria di politici, gli “atleti”: «Mi sono trovato amici che sono atleti, capaci di salti incredibili per trovarsi sempre là dove si vince. Ma noi siamo stati sul territorio in questi anni? Abbiamo perso i contatti con la gente e in un mese non riesci a far nulla!». Alle critiche di Tizzoni sul sostegno del centrosinistra cittadino all’ospedale unico, il Pd e Frenquellucci hanno ribadito: «Noi ci crediamo davvero nella bontà della decisione».

Una chiusura molto precisa e puntuale quella di Frenquellucci, quando ormai era passata la mezzanotte: «Occorre una presenza e una partecipazione costante in tutti i quartieri perché dobbiamo costruire per tempo un’alternativa a Celani e Fioravanti, che rappresentano il peggio che questa città ha avuto dal Dopoguerra».


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