Nel Piceno prevale il fronte del “No”, che si impone con il 52,06% delle preferenze contro il 47,94% del “Sì”. Un risultato netto nel complesso, ma che non restituisce un quadro uniforme del territorio.
L’esito del voto, infatti, evidenzia una forte frammentazione: in ben 18 Comuni su 33 ha vinto il “Sì”, in alcuni casi con percentuali anche molto elevate, superiori al 70%. Tuttavia, il minor peso demografico di questi centri non è stato sufficiente a ribaltare il risultato finale.
Nei principali centri urbani si è affermato il “No”. Ad Ascoli Piceno il risultato è stato molto equilibrato, con il 50,45% per il “No” e il 49,55% per il “Sì”. Più marcato il distacco a San Benedetto del Tronto, dove il “No” ha raggiunto il 53,09% contro il 46,10% del “Sì”.
Diversa la situazione nei centri più piccoli e nelle aree interne, dove il “Sì” ha prevalso in numerosi comuni. Tra questi: Acquasanta Terme (60,31%), Appignano del Tronto (52,98%), Arquata del Tronto (60,24%), Carassai (53,91%), Comunanza (58,78%), Cupra Marittima (50,89%), Folignano (51,81%) e Montalto delle Marche (55,18%).
Particolarmente significativi i dati di Montemonaco (70,97%) e Palmiano, dove il “Sì” ha raggiunto il 72,04% (c’è da dire che si è trattato di 67 voti favorevoli contro 26 contrari), a conferma di un orientamento molto deciso in alcune realtà locali. Percentuali favorevoli al “Sì” si registrano anche a Ripatransone (51,20%), Roccafluvione (56,5%) e Venarotta (56,61%).
Il quadro complessivo restituisce dunque un territorio diviso, dove nulla è stato scontato. Le cosiddette “roccaforti” del centrodestra, come Ascoli, hanno confermato la prevalenza del “No”, e non sono mancate sorprese.
Tra queste, il risultato di Colli del Tronto, dove ha vinto il “No” con il 58,86%, nonostante il comune abbia recentemente espresso un consigliere regionale di area centrodestra. Di segno opposto, invece, il dato di Appignano del Tronto, tradizionalmente più vicino a posizioni progressiste, dove il “Sì” si è affermato con chiarezza.
Un esito che si inserisce in un contesto politico e amministrativo già dinamico, e che non può non richiamare anche la recente mancata partecipazione dell’amministrazione di Appignano del Tronto al rinnovo del presidente della Provincia, avvenuto appena una settimana prima del voto referendario (leggi l’articolo).
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