La Sala Consiliare del Comune di San Benedetto durante il convegno Lions sulla direttiva Bolkestein
Un incontro molto partecipato, quello organizzato dalle locali sezioni dei Lions Club (Distretto 108/A) e che si è tenuto nella Sala Consiliare del Comune di San Benedetto venerdì 15 maggio. Il parterre dei relatori era qualificato e consentiva di avere punti di vista diversificati mentre l’interesse degli avvocati, dei soci Lions e degli imprenditori balneari non poteva essere che alto. Tema: l’applicazione della Direttiva Bolkestein al sistema balneare italiano.
A parlare, per primo, il presidente del Tar Lecce Antonio Pasca, molto noto per sentenze che sono andate spesso in contrasto con altre prese di posizioni dei Tar italiani: «La nostra pregiudiziale è stata accolta dalla Corte di Giustizia Europea nella sentenza dell’aprile 2023, laddove le due sentenze gemelle del Consiglio di Stato, invece, davano per scontata la scarsità della risorsa. Le sentenze della Corte di Giustizia hanno valore per la corretta interpretazione del diritto comunitario e stabilendo che le gare dovevano essere svolte laddove vi fosse una effettiva scarsità della risorsa, temperando magari il dato nazionale e quello locale, ha fornito un assist d’oro al governo che invece non ha saputo formulare alcuna proposta a tal riguardo, creando un tavolo tecnico per la mappatura delle coste che era invece un tavolo politico con ben 100 rappresentanti e non si è concluso nulla».
Ma forse ancor più interessanti sono state le parole direttore del settore demanio del comune di San Benedetto Maria Teresa Massi, la quale ha esposto il punto di vista dei funzionari comunali alle prese con una materia incandescente: «Ero una pasdaran delle gare ma credo che nessuno voglia essere al nostro posto, adesso – ha esordito – L’Agcom o il Consiglio di Stato possono dire quel che vogliono ma la nostra struttura amministrativa non è in grado di garantire quello che chiedono. Per l’ufficio Demanio c’è una dipendente a tempo pieno e un’altra che si occupa per metà del tempo di un altro settore. Per la gara del Bambinopoli, di proprietà comunale, abbiamo impiegato 2 mesi. Qui abbiamo 131 concessioni, non abbiamo un Piano della Costa che ci dica cosa è consentito e non consentito realizzare. Siamo consapevoli che tutto potrebbe finire nei tribunali, amministrativi per l’assegnazione delle concessioni e ordinari per i risarcimenti danni».
Uno scenario che si complica ulteriormente, secondo Massi: «Dovremmo procedere con un doppio binario di gara, uno per il concessionario uscente, uno per eventuali subentranti. Al momento in pochi hanno realizzato opere straordinarie o nuove strutture che devono adeguarsi agli ultimi Piani di Spiaggia vigenti. Questo significa che molti concessionari continuano ad agire, legittimamente, sulla base di concessioni amministrative relative a precedenti Piani di Spiaggia che ad esempio esigevano superfici ridotte per attività di ristorazione. Non possiamo loro imporre una gara che preveda l’adeguamento alla nuova normativa, perché questo significherebbe demolire e ricostruire il 90% degli stabilimenti esistenti e non è ragionevolmente possibile. Per chi vuole subentrare, invece, si tratta di una nuova impresa che deve adeguarsi al Piano vigente».
E non è tutto: «Con le gare non si arriverà all’aggiudicazione immediata al vincente. Infatti, in caso di un progetto nuovo, occorrerà prima ottenere tutti i pareri favorevoli degli enti sovraordinati, pensiamo soltanto alla Soprintendenza. Non potremmo infatti assegnare dei punteggi che poi rischiano di essere ridotti o azzerati in caso di modifiche al progetto presentato, con conseguente annullamento del bando di gara». Tradotto: dall’apertura delle buste alla graduatoria all’effettivo passaggio, rischiano di passare anni, e, aggiunge la direttrice del Demanio, «non manderò mai via un concessionario a giugno, tutto dovrà essere assegnato dal 1° gennaio per dare modo di preparare l’attività». Ulteriore tassello che complica il quadro: «Le opere e i servizi del vincitore avranno una sequenza temporale definita, e in caso di mancata realizzazione in che modo agire?» Si pensa quindi al ritiro della licenza per eventuali difformità tra progetto e opere realizzate.
È intervenuto anche Antonio Bufalari, docente esterno in Diritto della Navigazione all’università di Tor Vergata: «Parliamo di 7 mila imprese e 60 mila imprenditori, quasi tutti in rapporti familiari. Sono le più fragili ma meritano attenzione economica, non possiamo permetterci questo errore. Ricordiamo che con la proroga al 2033 lo Stato ha richiesto il pagamento anticipato dell’imposta di registro, generando, in buona fede, una aspettativa poi travolta dal Consiglio di Stato. Ricordo che anche l’eventuale incameramento degli stabilimenti balneari da parte dello Stato è una procedura lunga, per una singola struttura a volte si impiegano 10 anni, e nel frattempo?»
Al termine Stefano Maggiani, governatore del distretto Lions, ha concluso spiegando che si terrà a breve un nuovo appuntamento sul tema ma alla presenta di parlamentari ed europarlamentari.
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