Vince Mozzoni, boom Fdi, Insieme e Noi Moderati, soffre il Pd, sale Avs, D’Andrea c’è

SAN BENEDETTO - Analisi politica "a caldo" e in attesa di dati definitivi nel centrosinistra e nel centrodestra cittadino
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Giorgio Fede e Nicola Mozzoni

 

di Pier Paolo Flammini

 

Uno spoglio che procede con molta lentezza, quello a San Benedetto del Tronto, ma con una certezza ormai conclamata: Nicola Mozzoni è il nuovo sindaco della città. Il giovane imprenditore turistico si è imposto con largo margine su Giorgio Fede. Dati definitivi nel momento in cui pubblichiamo non ci sono, ma in attesa del dato definitivo Mozzoni è ormai tra il 57 e il 58% dei votanti. Irraggiungibile da Fede, il candidato del centrosinistra, inchiodato poco sopra al 35%. Terza, come preventivabile, Maria Elisa D’Andrea, candidata civica appoggiata da una sola lista (8 ne aveva a supporto Mozzoni, 5 Fede). La quale tuttavia, oscillando tra il 7 e l’8% (la candidata sindaca beneficia di quasi 200 voti in più ai voti di lista), dovrebbe conquistare almeno un seggio nel prossimo consiglio comunale.

Ha atteso a lungo Nicola Mozzoni, prima di aprire lo spumante che ha dato il via ai festeggiamenti ufficiali, poco prima delle ore 20. Ma nel quartiere generale posizionato all’Hotel Relax, di proprietà proprio di Nicola Mozzoni, già da un paio di ore, e  forse più, c’era aria di festa. Il divario è infatti parso incolmabile già dalle prime sezioni, quando il candidato del centrodestra oscillava attorno al 60% sia a Porto d’Ascoli che nella zona centrale che al Paese Alto.

Con il voto la partita politica, congelata durante la campagna elettorale, si riapre. A destra, a sinistra e magari anche al centro. Il centrodestra, con Nicola Mozzoni, dovrà dimostrare di non commettere gli errori pagati a caro prezzo prima nel mandato Piunti (non riconfermato al ballottaggio del 2021) e poi, sul piano soprattutto politico, con Spazzafumo. Restando alla politica-politica, e non al pragmatismo del fare (aspetto più volte ripetuto da Mozzoni in campagna elettorale), il primo passaggio importante riguarderà la composizione della prossima giunta. Dai dati che emergono – ancora non definitivi – Fratelli d’Italia è il partito di gran lunga dominante della coalizione, e inserirà un cospicuo pacchetto di consiglieri. Lo stesso dicasi poi per gli assessori, con Andrea Traini e Simona Alfonsi che sono i primi nomi da tenere in considerazione.

Mozzoni dovrà essere bravo ad equilibrare la forza dei meloniani con la necessità di rappresentare in giunta il quartetto di liste che sono tutte comprese tra il 7 e l’8%: Forza Italia, con l’ex assessore Stefano Muzi che si candida per un altro giro in giunta forte di un altissimo consenso personale; Lega, con l’ex sindaco Pasqualino Piunti che si conferma un attrattore di preferenze (qualcuno lo vede già come Presidente del Consiglio Comunale, un ruolo di rilievo che eviterebbe il declassamento da assessore di una figura così importante); e le due autentiche sorprese, il partito Noi Moderati, uno dei motori dell’operazione Mozzoni-centrodestra, che ottiene uno dei risultati migliori a livello nazionale; e Insieme per San Benedetto, la lista del sindaco, forte di nomi di peso ma che si gioca in un testa a testa tra la giovane Agnese Capecci (risultato che potrebbe proiettarla nell’ambito del toto-giunta anche grazie alle quota rosa) e l’esperto (ex vicesindaco Pd) Antimo Di Francesco.

Più staccati il Centro Civico Popolare, dove l’ex assessore Cinzia Campanelli sopravanza di gran lunga l’ex collega di giunta Domenico Pellei, Voce Nuova, dove spicca il nome del creatore della lista Luigi Anelli, Officina Sambenedettese (bene Andrea Maria Bollettini), e per ultimo Progetto Civico Marche, con l’ex sindaco di Monteprandone Orlando Ruggieri a rischio per l’ingresso in Consiglio.

Dunque la necessità di assegnare le deleghe con equilibrio sarà il primo momento di valutazione delle capacità politiche di Nicola Mozzoni, per altro, va detto, eccelse nel comporre una coalizione che era una corazzata favorita alla vigilia del voto.

E a sinistra? Al di là della signorilità con la quale Fede ha pubblicamente fatto i complimenti a Mozzoni in Municipio (a proposito: anche D’Andrea si è congratulata con il nuovo sindaco con una telefonata), il risultato rischia di aprire l’ennesimo psicodramma. Perché la campagna elettorale aveva, qui sì, davvero bloccato ogni riflessione e per contrappasso il voto potrebbe far scattare il ritornello delle accuse. L’affermazione di Avs, ben oltre l’8% (l’ex assessore e consigliere uscente Paolo Canducci di gran lunga il più votato), non molto distante dal Pd quasi al 14%  è il dato più rilevante, insieme alla difficoltà ormai conclamata del M5S di sfondare alle elezioni Amministrative, oltretutto in un contesto dove il candidato sindaco era un pentastellato. Possibile che la forza di Avs (con il Psi e altri partiti riformisti) e la debolezza del Pd possa essere il riflesso di una operazione politica che attraverso Fede e la chiusura rispetto ai movimenti centristi ha da una parte bloccato i democrat a sinistra, dall’altra impedito di attrarre elettori di centro.

Ad ogni modo nel Pd si conferma, come cinque anni fa, Iacopo Zappasodi come primo votato (ma allora il Pd spaccato non riuscì ad eleggere nessuno in Consiglio), mentre nel M5S è pronto all’ingresso in Consiglio Tony Alfonsi, volto storico del quartiere Sant’Antonio. In bilico per l’ingresso in Consiglio gli esponenti di Cambia San Benedetto (Marcozzi e Leone i più votati).

 



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