
Mirko Isopi in testa al corteo della Quintana
Il grande giorno è arrivato. A partire dalle 19,30 di oggi, sabato 11 luglo, andrà in scena il corteo storico dell’edizione in notturna della Quintana di Ascoli per le vie del centro.
Mirko Isopi, il coreografo, ha raccontato le emozioni e le sue aspettative a pochissime ore dall’inizio.
«Si respira un clima che è lo specchio concreto di una città che vive per il suo Santo Patrono, per le tradizioni e per i suoi valori. La Quintana è un momento di aggregazione, di condivisione. È vero, sotto il profilo dell’assegnazione del Palio, divide i sestieri ma in realtà unisce il popolo, il mondo degli sbandieratori, dei tamburini e delle chiarine. Giorno dopo giorno si costruisce quell’unità che trova la sua massima espressione nel corteo storico, da Piazza Ventidio Basso fino al Campo Squarcia».
Quali sono le sue sensazioni?
«E’ una festa. Lo percepisco sentendo quotidianamente le persone: dai capo sestiere ai consoli, ai responsabili del magazzino a chi si occupa delle scarpe , dei costumi, a chi pensa a sistemare gli ultimi dettagli: da cucire l’ultimo strappo di camicia o di allargarla perché un figurante rispetto allo scorso anno ha messo su qualche chilo. Tutti dettagli che sono sotto la mia osservazione e quella del costumista, Paolo Lazzarotti».
Quali sono stati gli aspetti su cui ha lavorato di più?
«In queste settimane il mio compito è stato quello di controllare, vidimare e aggiustare ogni particolare. Ho svolto un grandissimo lavoro sul trucco delle dame, delle nobildonne e delle castellane. Mi auguro che rispecchino e rispettino i nostri canoni. Grande attenzione anche alle unghie, ai monili e agli accessori, che devono essere consoni a quel periodo storico. Quest’anno ho fatto un appello affinché gli orecchini vengano eliminati».
Ha incontrato personalmente i figuranti?
«Durante questa settimana ho incontrato le dame, le nobildonne e le castellane. È stato un confronto veramente interessante e partecipato, dove c’è stata molta interattività. Ho parlato personalmente con tutte loro per rivedere ogni dettaglio: in qualche caso ho dovuto smontare qualche unghia perché non aveva un colore appropriato, in altri qualche acconciatura, eliminando qualche meches di troppo. La bellezza delle nostre donne non mancherà».
Cosa augura a tutte le dame, nobildonne e castellane che oggi sfileranno?
«Auguro a tutte loro di divertirsi, di interpretare correttamente il proprio ruolo, di godersi il momento ma di essere sempre se stesse. La Quintana non è una sfilata di moda, non lo è e non lo sarà mai. Non esisterà mai l’individualità ma esisterà sempre la coralità».
Cosa si aspetta dal corteo di quest’anno?
«Dal corteo mi aspetto una grande prova di maturità, compattezza,coralità e senso di appartenenza. Un vero e proprio senso di interpretazione del proprio ruolo da parte di tutti, che andrà poi a caratterizzare il singolo ma allo stesso tempo il sestiere. Con i sestieri abbiamo lavorato tanto per andare a rivalutare l’ordine di sfilata cercando di attribuire un preciso significato visivo. Spero che anche il turista più attento riesca a cogliere il senso del corteo.
Le persone più importanti davanti, poi il cavaliere e la dama,i nobili, il caposestiere e quelle serie di figure mercenarie che vanno ad arricchire il corteo. Anche sotto questo aspetto, mi aspetto una prova di autorevolezza, soprattutto da parte delle figure militari, in modo tale da rispettare le regole che sono state ben definite».
Quali saranno gli elementi che il pubblico dovrà notare?
«Vorrei che il corteo trasmettesse una bellezza visiva e che facesse percepire il lavoro svolto tutto l’anno. Vorrei che si notassero la bellezza dei particolari, l’allineamento dei capitani, del saluto e dei porta insegne. E poi ancora, l’eleganza del corpo nobiliare e la credibilità delle figure mercenarie. Tutto questo rappresenta la cura del dettaglio che abbiamo sempre cercato».
Quale è il suo obiettivo?
«Ogni anno mi pongo un obiettivo, lo raggiungo o cerco di raggiungerlo. Se non lo raggiungo, sono il primo che si arrabbia tantissimo con se stesso. Non voglio riempirmi la bocca di tante parole: desidero qualità, ordine e cura del dettaglio. Abbiamo il compito di rappresentare la nostra città e la Quintana nel migliore dei modi, affinché il pubblico che viene a vederci riconosca tutto il lavoro svolto. Voglio un ambiente sano, puro, capace di far staccare la mente dalla quotidianità e che possa riportare il pubblico indietro nel tempo».
Quale è il suo sogno per il futuro della Quintana?
«Credo che la città possa puntare ancora più in alto. Vorrei che Ascoli diventasse il centro delle rievocazioni storiche italiane e perché no, di quelle europee. Il mio sogno è organizzare una settimana dove tutte le rievocazioni storiche italiane possono essere ospitate in città con i loro accampamenti, le loro tradizioni e le loro esperienze. Sarebbe uno straordinario scambio culturale e di idee, perché chi si confronta e chi si mette a nudo, cresce sempre».








































