Borraccini, Rocchi, Loggi, Terrani, Franchi e Massa

 

«Non possiamo più accettare continue accuse. Nel Partito Democratico si respira un clima asfittico e non c’è più spazio per il confronto politico». È un duro atto d’accusa quello lanciato dai sindaci Matteo Terrani (Folignano), Giovanni Borraccini (Rotella), Sergio Loggi (Monteprandone), Luigi Massa (Offida), Alessandro Rocchi (Grottammare) e Michele Franchi (Arquata del Tronto), che hanno contestato apertamente la gestione del partito provinciale e del segretario Francesco Ameli.

 

Al centro della polemica c’è il recente rinnovo del consiglio di amministrazione del Consind, considerato dai primi cittadini l’ultimo episodio di una frattura che si trascina da tempo e che, a loro dire, affonda le radici già nelle elezioni provinciali.

 

A promuovere l’incontro con la stampa è stato il sindaco di Folignano, Matteo Terrani, che ha rivendicato il percorso seguito dai sindaci nella partita Consind. Matteo Terrani ha raccontato che il primo contatto diretto con il segretario provinciale Francesco Ameli sarebbe arrivato soltanto a 48 ore dal voto, attraverso telefonate e messaggi, dopo settimane nelle quali, a loro dire, il partito non avrebbe seguito né favorito un confronto tra le diverse posizioni in campo. «Fino a quel momento – ha sostenuto Terrani – non avevamo ricevuto alcuna indicazione né alcun coinvolgimento. Quando ormai mancavano due giorni al voto, ci è stato chiesto di sostenere la candidatura di Domenico Procaccini, ma nel frattempo avevamo già tentato altre strade e cercato soluzioni condivise».

 

«Noi abbiamo agito alla luce del sole – ha detto ancora il primo cittadino di Folignano – Prima abbiamo chiesto la disponibilità di Fabio Polini, che avrebbe potuto rappresentare una larga parte del territorio. Successivamente abbiamo cercato un confronto con Domenico Procaccini, grazie all’opera di mediazione dello stesso Polini, ma dopo tre ore di incontro non è stata trovata alcuna intesa. A quel punto abbiamo intrapreso un percorso che ha portato alla candidatura di Francesco Viscione, sostenuta da un’ampia convergenza».

 

Secondo Terrani, il vero problema è la «doppia morale» che sarebbe stata utilizzata nei confronti dei sindaci.

Per i sindaci il caso Consind rappresenta il «secondo atto» di una vicenda iniziata con le elezioni provinciali. La loro accusa è che allora alcuni amministratori di centrosinistra abbiano sostenuto il candidato del centrodestra per bloccare la corsa di Sergio Loggi alla presidenza della Provincia.

 

Nel voto per il Consind, sostengono, quel sostegno sarebbe stato «ricambiato» attraverso voti provenienti dall’area opposta, ricordando che Procaccini non ha vinto per un solo voto, mentre l’intesa parlava in modo diverso. Da qui la denuncia: «Noi abbiamo costruito accordi alla luce del sole – hanno ribadito – mentre altri hanno fatto la stessa cosa senza dichiararlo. Ci accusano di accordi trasversali quando il nostro percorso è stato pubblico e trasparente. Al contrario, ci sono stati accordi non dichiarati che hanno inciso sia sulle elezioni provinciali sia sul voto del Consind. Noi siamo stanchi di essere accusati e trattati come semplici esecutori».

 

Parole condivise anche da Luigi Massa, sindaco di Offida: «Siamo stanchi di subire attacchi. Nelle nostre amministrazioni mettiamo la faccia ogni giorno davanti ai cittadini e non possiamo accettare imposizioni di tipo personalistico. Ho la sensazione che non ci sia più spazio di agibilità politica. Sono legato al Pd, ma non a queste condizioni».

 

Sergio Loggi ha ricordato quanto accaduto nelle elezioni provinciali, «e io ne ho pagato le conseguenze. Noi però continuiamo a rispondere del nostro operato come amministratori e lo facciamo a testa alta».

 

Per Michele Franchi il nodo è il rapporto tra il partito e gli amministratori locali. «Quando si fanno accordi istituzionali servono chiarezza e trasparenza. Siamo iscritti al Pd e abbiamo le nostre idee politiche, ma i sindaci devono essere ascoltati e non messi da parte. Nel partito c’è bisogno di rinnovamento: la politica non si fa soltanto con le tessere».

 

Sulla stessa linea Giovanni Borraccini, che ha espresso amarezza per le critiche ricevute: «Mi dispiace essere stato attaccato dal mio partito per un percorso costruito alla luce del sole insieme ad altri sindaci. Noi siamo abituati a lavorare per il bene del territorio. Chiedo al Pd di abbandonare le doppie morali e di cambiare atteggiamento nei confronti dei sindaci. Se questo non avverrà, non escludo ulteriori prese di posizione».

 

Le critiche si concentrano soprattutto sul metodo di gestione del partito. «Il Pd è stato ridotto a un fan club – ha affermato Terrani –Manca il confronto politico e spesso si preferiscono pressioni e diktat. È un clima insostenibile che mi preoccupa molto».

 

I sindaci hanno quindi annunciato una scelta politica forte: non parteciperanno al congresso provinciale del Partito Democratico e, come già avvenuto in occasione del rinnovo degli organismi dei circoli, resteranno fuori dal percorso congressuale. «Siamo tra i fondatori del Pd e non siamo saliti sul carro all’ultimo momento – ha concluso Terrani – Ma con questo clima non prenderemo parte né al congresso provinciale né ai rinnovi degli organismi del partito. Se siamo diventati scomodi, qualcuno abbia il coraggio di dirlo apertamente: il partito ha facoltà di emettere un decreto di espulsione nei nostri confronti».

 

 

 

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