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Il caso Fanesi un anno dopo:
«Vogliamo verità e giustizia per Luca»

SAN BENEDETTO - Parla il fratello Massimiliano: «L’aria che tira non mi piace per nulla. L’avvocato Anselmo ci ha detto che sarà una dura battaglia, ma non ci tireremo indietro». Domani la Cassazione deciderà sull' obbligo di firma, il 15 scade il termine di proroga delle indagini preliminari. Intanto Luca è tornato al lavoro
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Max Fanesi in mezzo ai tifosi della Samb quando il caso finì a “Le Iene”

di Benedetto Marinangeli

«Per come è entrato in ospedale, ci riteniamo dei miracolati». Le parole di Max Fanesi fatto tornare indietro di un anno il tempo. Era il 5 novembre 2017 quando Luca Fanesi, al termine della partita Vicenza-Samb fu ricoverato in gravissime condizioni nell’ ospedale del capoluogo berico. Il tifoso rossoblù aveva riportato quattro fratture craniche che lo tennero per mesi tra la vita e la morte.

Oggi, fortunatamente sta decisamente meglio. «Da settembre – è sempre Max Fanesi che parla – Luca è tornato al lavoro e gli hanno anche rinnovato la patente per due anni. Un vita normale, insomma, anche se i dottori ci hanno detto che non tornerà come prima. Ma faremo di tutto per farlo avvicinare il più possibile».

Pelazza, inviato de “Le Iene” davanti allo stadio “Riviera” quando il caso Fanesi finì alla ribalta nazionale

Fanesi, un anno fa il fattaccio.

«Quello che è successo è incredibile. Non si può ridurre un ragazzo in fin di vita per quelle circostanze. Superato il lato drammatico di tutta la vicenda, siamo riusciti a riportare Luca a casa grazie all’ aiuto di tanta gente. Siamo stati anche fortunati perché mio fratello è stato curato in una struttura sanitaria di primissimo livello».

Oltre al grave danno fisico riportato anche la beffa della diffida dagli stadi.

«Domani la Corte di Cassazione di Roma delibererà sul ricorso che abbiamo presentato per quanto riguarda l’obbligo di firma. Inoltre il 15 novembre scadranno gli ulteriori sei mesi richiesti dalla Procura per le indagini preliminari. Auspichiamo il rinvio a giudizio di chi ha ridotto in quello stato mio fratello, altrimenti insieme all’ avv. Fabio Anselmo, siamo pronti per un altro ricorso. Chiediamo e vogliamo verità e giustizia per Luca».

Ecco, appunto, le indagini la sento un po’ preoccupato.

«La mia sensazione è che si sia andati troppo a rilento e che questa lentezza non preannunci nulla di buono. C’è una perizia medico legale esatta, c’è il referto del medico del 118 che ha soccorso mio fratello e poi a seguire di quelli del Pronto Soccorso dell’ ospedale di Vicenza. E poi ci sono le testimonianze di altri tifosi della Samb. La Procura ha raccolto tutto anche le dichiarazioni dei poliziotti».

Luca Fanesi (foto da fanpage.it)

Le testimonianze di altri sambenedettesi presenti a Vicenza e gli atti dei sanitari sarebbero eloquenti su ciò che è accaduto a Luca in quei momenti.

«Toglierei il condizionale. Alcuni tifosi hanno visto Luca con le mani alzate, circondato da due celerini , altri a terra con i poliziotti  che lo picchiavano. Il medico del 118 giunto sul posto sul referto ha scritto di un trauma cranico, senza perdita di conoscenza, dovuto a colluttazione con organi di sicurezza. E  nessuno ha dichiarato mai il contrario. Un altro testimone che era con Luca al pronto soccorso di Vicenza ha detto che mio fratello alla dottoressa ha riferito di essere stato manganellato dalla Polizia. Questo referto, però, è un po’ annacquato perché in ospedale c’era già la Digos ed infatti parla genericamente di violenza altrui. La perizia medico legale ci dà ulteriore manforte. Infine c’è un video delle Iene che fa capire il modus operandi delle forze dell’ ordine che sono intervenute solo quando i tifosi della Samb stavano ritornando ai pulmini. Ma di che cosa vogliamo parlare?».

Il terribile fermo immagine in cui si vede Fanesi inseguito dai poliziotti

Fanesi, che ne pensa di tutta questa situazione?

«L’aria che tira non mi piace per nulla. C’è anche una foto della Scientifica che ritrae Luca che si allontana dalla zona dell’ ipotetica rissa senza avere nulla in mano. L’avv. Fabio Anselmo (è il legale dei casi Cucchi e Aldovrandi, ndr) ci ha detto che sarà una dura battaglia. Ma noi non ci tireremo indietro. Facciamo molto affidamento sulla perizia medico-legale, perché le quattro fratture craniche riportate da mio fratello non sono state determinate da una caduta con conseguente botta ad un cancello. Lo ripeto siamo pronti a tutto per avere giustizia».

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