di Maria Nerina Galié
La Centrale Operativa del 118 si trova ad Ascoli, a pochi metri dal corpo principale dell’ospedale “Mazzoni”. E’ il cuore pulsante del servizio di allerta delle province di Ascoli e Fermo. Si tratta di 400.000 abitanti che fanno contare, per i motivi più disparati, circa 700.000 chiamate l’anno, per una media di 72 l’ora, 83.000 delle quali (227 al giorno) degne di essere contraddistinte come “dispacth” (distinguere), come sono definite quelle a cui consegue l’apertura della procedura d’intervento.

Il dottor Postacchini
A dirigere la Centrale c’è il dottor Flavio Paride Postacchini, 63 anni di Fermo, specializzato in chirurgia generale, in precedenza (dal 2004 al 2013) responsabile dell’unità operativa semplice del 118 di Fermo, dove ha anche diretto il pronto soccorso. Postacchini era nella terna per la direzione del Dea (il Dipartimento di emergenza, urgenza e accettazione) dell’Area Vasta 5. L’incarico è poi stato affidato a Luciano Moretti, capo di cardiologia del “Mazzoni” (qui l’articolo)
«Dal punto di vista funzionale -dice Postacchini- rispondiamo alle chiamate per l’Area Vasta 4 e 5, inviando uomini e mezzi in base alla necessità e protocolli predeterminati. Sul campo entrano in gioco le postazioni medicalizzate». Per l’Area Vasta 5 sono ad Ascoli, San Benedetto e Offida. Con 21 medici, 30 infermieri e 22 autisti. Pochi di meno a Fermo, nell’unità operativa semplice che fa capo al pronto soccorso.

La centrale del 118
La telefonata al 118. Il primo importantissimo approccio con l’utente è la telefonata al 118. «Risponde un infermiere appositamente formato -spiega Postacchini- che con un’intervista funzionale determina l’elemento geografico, per decidere quale postazione coinvolgere, il livello di gravità e quindi il grado di rapidità dell’intervento attraverso l’attribuzione di un codice e che tipo di professionalità inviare». L’intervista può dare l’impressione al cittadino allarmato di perdere tempo ma non è così. «Tutto avviene in circa un minuto -precisa- prezioso per attivare il servizio appropriato. Inoltre nei casi di perdita di coscienza o sospetto infarto il mezzo di soccorso parte prima che sia conclusa la telefonata».

L’elisoccorso sulla spiaggia di San Benedetto
I protocolli seguono un criterio trasversale sul territorio di competenza secondo il modello anglosassone dell’Hub e Spoke, mozzo e raggi della bicicletta, dove il primo è il centro specializzato più vicino al quale deve essere condotto il paziente in base al problema. «Il paziente cardiologico va al “Mazzoni” di Ascoli, se neurologico al “Madonna del soccorso” di San Benedetto, il traumatizzato vola in Ancona con l’eliambulanza», ribadisce il medico. Ecco perché da qualche anno si vedono volare più elicotteri gialli nel cielo del Piceno e del Fermano. Lo ha stabilito la delibera della Regione Marche 988 del 2016. «Gli studi -precisa Postacchini- hanno evidenziato che i casi trattati nei centri specializzati registrano risultati migliori in fase di guarigione ed il sistema è volto ad offrire il massimo equilibrio tra appropriatezza delle risorse impiegate e la garanzia di successo». Nel 2016 Icaro si è alzato in volo 168 volte, la metà delle quali però è rientrato senza paziente (deceduto o indirizzato in un centro più vicino). Nel 2017, i voli sono stati 194 ed hanno trasportato nel capoluogo di regione 111 pazienti. Nel 2018 è intervenuto in 244 occasioni di cui 149 prestazioni effettive.

Il pronto soccorso del “Mazzoni” di Ascoli
La rete di emergenza è costituita dalle postazioni che si avvalgono di tre tipi di mezzi di soccorso. Quello avanzato con medico a bordo (Msa), infermierizzato (Msi) e di base (Msb) con autista e soccorritore, volontario o dipendente, gestito da associazioni convenzionate. Seppure al Msb sono affidati i soli codici verdi, nelle aree interne lo vediamo in azione anche per i casi gravi, anticipando l’arrivo del mezzo avanzato. Nell’Area Vasta 5, il “Mazzoni” ha 2 Msa di giorno ed una di notte che però diventa infermierizzata; a San Benedetto 1 Msa e 1 Msi sia di giorno che di notte, Offida 1 Msa h24 che, in base ad un accordo, svolge anche servizio per piccole prestazioni ambulatoriali. In Area Vasta 4 non ci sono ambulanze medicalizzate ma 4 automediche di giorno e 3 di notte. Il soccorso è dato in appalto alle associazioni convenzionate che lo coprono con 10 Msb.

Volontari della Misericordia di Grottammare in azione
Gli interventi. Dal 2013 al 2018 i numeri hanno registrato un notevole aumento degli interventi, passando da 38.311 a 46.150. I soli mezzi medicalizzati ed infermierizzati sono passati da 11.706 a 14.863 azioni. «La spiegazione sta nell’innalzamento dell’età media a cui consegue la crescita della domanda di tutti i servizi sanitari, a partire dall’emergenza», commenta il direttore. «Ma è anche vero che il 118 è diventato punto di riferimento – aggiunge – e di questo si dovrà tener conto nella revisione del piano sanitario».
La collaborazione con il pronto soccorso. «La determina regionale (ribadita da una recente direttiva del direttore dell’Area Vasta 5, ndr) -è ancora Postacchini che parla- ma anche il contratto nazionale prevedono che nel servizio emergenza ci sia sempre un medico pronto a partire ed uno in stand by. Il cosiddetto “jolly”. Questo può avere un 30-40% di tempo a disposizione e deve integrarlo con il lavoro in pronto soccorso». Lei che ne pensa di questa procedura? «Mi trovo d’accordo perché conosco i problemi di carenza di personale, ma solo nella misura in cui non toglie nulla alla gestione del 118. C’è da dire che il medico del 118 al pronto soccorso lavora solo sui codici minori, in modo tale che, se deve partire per un un’emergenza, può allontanarsi immediatamente».
Servizi aggiuntivi. Oltre alle emergenze, il 118 ogni giorno gestisce il trasporto sanitario programmato, il trasferimento dei pazienti e le maxi emergenze. «Durante il terremoto -conclude Postacchini- ad Arquata abbiamo tenuto aperta una postazione per 4 mesi consecutivi e sempre con lo stesso organico. Del resto il sistema è addestrato per rimodellarsi in base a nuove esigenze».
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