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I magistrati onorari marchigiani:
«Tutele anche per noi
e riforma della categoria»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Parla la coordinatrice regionale della Federmot, Ines Nardini: «Dobbiamo riprendere l'attività con la garanzia che ci vengano forniti dispositivi di protezione individuale e si ponga fine alla nostra annosa vicenda»
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Il Tribunale di Ascoli

di Renato Pierantozzi

Un esercito di professionisti (oltre 100 solo nelle Marche) che manda avanti la giustizia senza tutele e riconoscimenti economici adeguati. Si tratta dei magistrati onorari (giudici di pace, giudici monocratici e vice procuratori) che durante l’emergenza Coronavirus fanno sentire di nuovo la loro voce pagando anche un prezzo in termini di vittime con un decesso registrato in Toscana.

«Chiediamo al ministro Bonafede – afferma la coordinatrice regionale della Federmot, l’ascolana Ines Nardini – di approvare urgentemente la riforma della magistratura onoraria, con decretazione d’urgenza, che ci garantisca oltre che uno stipendio dignitoso anche le tutele proprie dei lavoratori. Nell’immediato chiediamo al ministro, che ci munisca delle dotazioni necessarie per tutelarci dal contagio, in modo tale da poter gestire in tutta sicurezza un’udienza, che vede la presenza di molti operatori. Dopo due mesi di sospensione, a partire dall’11 maggio, giorno in cui terminerà il periodo di sospensione processuale, in molte sedi giudiziarie, si riprenderà seppur gradualmente con la trattazione delle udienze e i magistrati onorari, che reggono la gran parte del contenzioso giudiziario, dovranno far ripartire la macchina della giustizia, bloccata per circa due mesi, con una grande mole di arretrato.

Ines Nardini

Ma dobbiamo riprendere la nostra attività lavorativa con la garanzia che ci siano forniti subito dal ministero gli opportuni dispositivi di sicurezza e, che ponga definitivamente mano alla nostra annosa vicenda con una riforma dignitosa». Inoltre, ricorda la rappresentante delle toghe onorarie, «la magistratura onoraria svolge un servizio essenziale allo Stato trattando il 90% circa delle udienze monocratiche, nel settore penale, oltre che le direttissime e circa il 70% del civile.

Abbiamo avuto un incontro con Eugenio Albamonte, già presidente dell’Anm, che ha mostrato finalmente grandi aperture verso la nostra  categoria. Il Governo può far ripartire la giustizia solo con noi, solo riconoscendo i quei diritti minimi di tutela a di giusto compenso per farci lavorare dignitosamente e dare impulso alla giustizia»

 



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