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Cianfrone, la salma sarà restituita ai familiari
Proseguono le indagini
alla ricerca di arma e movente

SPINETOLI - Sul posto anche i sommozzatori e l'ausilio dei metal detector. Il racconto dell'amico della vittima su un diverbio con Spagnulo, fermato insieme alla moglie. Vecchi rancori riferiti dai compaesani tra l'ex carabiniere e la coppia. I tempi dei risultati dell'esame autoptico

Si è svolta oggi, 11 giugno dalle 15,30, l’autopsia sul corpo di Antonio Cianfrone, l’ex carabiniere freddato con 4 colpi di pistola il 3 giugno scorso a Pagliare.

I medici legali Canestrari, Brandimarti e Senati si sono dati 60 giorni di tempo per i risultati.

Entro 30 saranno in grado di presentare però una pre relazione con diversi particolari che aiuteranno le indagini.

Si sapranno prima invece elementi più eclatanti, come ad esempio, il percorso dei proiettili che hanno colpito il militare, uno frontale e 3 alle spalle. Se sono fuoriusciti ad esempio (ma non sono stati trovati sul luogo del delitto) o si trovano ancora nel corpo dell’uomo.

Antonio Cianfrone

La salma di Antonio Cianfrone sarà restituita domani, 12 giugno, alla famiglia.

Stamattina, intorno alle 8,45, i Carabinieri sono tornati in via Molino nel quartiere San Pio X, nei pressi dell’abitazione degli Spagnulo (Giuseppe il marito e la moglie Francesca Angiulli), autori per la Procura di Ascoli dell’omicidio dell’ex carabiniere Antonio Cianfrone.

Stavolta insieme agli uomini della Guardia costiera, con i sommozzatori per scandagliare i pozzetti delle canalette per l’irrigazione dei campi situati a ridosso della palazzina, alla ricerca dell’arma usata per l’omicidio.

Allo stesso scopo sono stati utilizzati anche i metal detector in casa, nel deposito comunale dove Spagnuolo lavora come operaio nella zona artigianale di Pagliare e nelle campagne circostanti il luogo del delitto.

Alle ricerche, che si sono protratte per circa tre ore, e non sono passate inosservate ai residenti, hanno preso parte 18 uomini.

Ancora niente dell’arma del delitto.

Resta ancora da chiarire il movente dell’atto imputato alla coppia Spagnulo e Angiullo (ora in carcere ed in attesa di convalida).

Nel frattempo la vicenda si arricchisce di particolari che potrebbero aiutare le indagini.

A parlare stavolta è l’avvocato Renzo Vespasiani, amico di Antonio Cianfrone che racconta di un diverbio, avuto tra la vittima e Giuseppe Spagnulo qualche settimana prima dell’omicidio, avvenuto il 3 giugno, con 4 colpi di pistola di cui 3 alle spalle.

Lo stesso avvocato, alla Vita in Diretta, afferma che Cianfrone non gli aveva mai esternato motivi per pensare che qualcuno gli volesse male al punto di arrivare a tanto.

Il monumento in ricordo di Antonio Spagnulo, a ridosso del cancello dove ha parso la vita

Molti in paese riferiscono che Francesca Angiulli ce l’aveva con Cianfrone, ex vice comandante della Stazione dei Carabinieri di Monsampolo che ha giurisdizione anche su Spinetoli, perché multavano spesso il figlio Antonio quando passava con la moto, a causa della velocità oltre i limiti. Dopo la morte del ragazzo, nel 2009, avvenuta proprio in un incidente con quel mezzo, Cianfrone avrebbe detto alla madre: «Se l’è cercata».

E’ voce di popolo che la Angiullo non ha mai perdonato Cianfrone e non perdeva occasione per dimostrare il suo rancore ogni volta che se lo trovava davanti. Così come sui social.

Dell’incidente del maggio 2009 in cui è morto Antonio Spagnulo era stato in parte ritenuto responsabile il portalettere del paese, che da via Leonardo da Vinci si immetteva sulla provinciale. Fu condannato infatti a 18 mesi con la condizionale.

La caserma dei Carabinieri di Monsampolo dove lavorava Cianfrone

Non c’era stata però nessuna collisione tra la moto del ragazzo e la panda del portalettere.

A seguito dello spostamento a sinistra dell’auto che lo precedeva (la seconda auto coinvolta nell’incidente), Antonio Spagnulo era finito con la potente moto contro la recinzione metallica di un’abitazione sulla strada per Spinetoli, a qualche decina di metri dalla rotatoria di Pagliare sulla Salaria.
Da allora sul posto si erge un piccolo monumento in ricordo del ragazzo.
Resta il fatto che i rilievi del verbale dell’incidente furono effettuati dalla Polizia Stradale e non dai Carabinieri, quindi non da Cianfrone e dagli uomini al suo comando.


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