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Geriatria del “Madonna del Soccorso”
si prepara a diventare reparto Covid

EMERGENZA CORONAVIRUS - Milani, direttore di Area Vasta 5: «Quella dei contagi non è una curva, ma una salita. Non sappiamo più dove mettere i pazienti in attesa di ricovero». Inoltre è stato conferito un incarico di due mesi a 7 giovani medici abilitati alla professione. Andranno ad aiutare i Distretti sanitari e il Sisp

Cesare Milani, direttore dell’Area Vasta 5

di Maria Nerina Galiè

«Quella dei contagi ora non è una curva, ma una salita e basta», commenta il direttore di Area Vasta 5 Cesare Milani, di fronte all’impennata dei numeri di persone positive al Coronavirus registrata negli ultimi giorni nella provincia di Ascoli, in linea con il resto del territorio nazionale.

Di pari passo all’aumento dei casi, cresce anche il numero di persone da assistere e che hanno bisogno di ricovero.

La Sanità picena si sta predisponendo a far fronte all’emergenza con il potenziamento del personale medico e la predisposizione di 30 posti letto di degenza ordinaria per Covid nel reparto di Geriatria del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.

E’ di oggi, 26 ottobre, la determina con la quale il direttore di Area Vasta 5 conferisce l’incarico di due mesi – con contratto di collaborazione coordinata e continuativa – a 7 giovani medici, freschi di abilitazione alla professione ma non specializzati, per supportare i Distretti Sanitari (nelle Usca e nell’assistenza domiciliare) e il servizio Igiene e Sanità pubblica.

«Due di loro lavoreranno nel Distretto di Ascoli, due in quello di San Benedetto e tre andranno al Sisp», ha precisato Milani.

Inoltre, come preannunciato dallo stesso Milani in ragione della delibera regionale 532 del 5 maggio scorso, il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto si sta predisponendo a tornare ospedale Covid (leggi qui).

«Al momento sarà interessato solo il reparto di Geriatria con un percorso dedicato. Nel giro di qualche giorno i pazienti che possono essere dimessi, torneranno a casa. Gli altri andranno nelle cliniche private (come era accaduto già nella prima fase dell’emergenza, ndr)».

Il prossimo, stando all’esperienza di qualche mese fa, dovrebbe essere Medicina.

«La situazione – afferma un Cesare Milani stremato e palesemente preoccupato – sta diventando pericolosa. Non sappiamo più dove ricoverare i pazienti.

Anche gli altri ospedali della regione sono ormai pieni. Il Covid Hospital di Civitanova aprirà con 14 posti, forse 28. Ma sono troppo pochi per l’esigenza che si sta profilando.

Noi abbiamo 32 pazienti tra quelli in attesa alla Murge di Ascoli e di San Benedetto e nel reparto Malattie Infettive di Ascoli. I 10 posti letto sono tutti occupati. Ora arriveremo a 16.

Ma la richiesta di ospedalizzazione cresce di giorno in giorno.

La malattia provocata dal virus è subdola.

Nei limiti del possibile cerchiamo di curare i pazienti a domicilio con le Usca e i medici di medicina generale che stanno facendo un gran lavoro.

Ma il quadro clinico può cambiare in peggio nel giro di poche ore ed il ricovero è necessario.

Poi c’è la paura. Comprensibile. Ne avrei anch’io se ad un tratto avessi problemi di respirazione.

Speriamo che le misure contenute dall’ultimo Dpmc portino frutto. Altrimenti da qui a gennaio non immagino cosa potrà accadere».



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