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Ritardi sulle forniture dei vaccini:
code, rinvii e proteste
«Ma adesso il problema è risolto»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Astra Zeneca si è fatto attendere per due ore mentre Pfizer un giorno e mezzo. Dalla segnalazione di un utente alla scelta di portarsi avanti con il lavoro da parte della dottoressa Nespeca. Ecco cosa è accaduto nei punti vaccinali del Piceno
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di Maria Nerina Galiè

Ritardi sulla fornitura dei vaccini hanno messo in difficoltà anche i punti vaccinali del Piceno, sia ieri che stamattina, 28 aprile, e creato non poche proteste tra gli utenti, alcuni dei quali sono stati rimandati a casa, altri lasciati in attesa. La situazione è tornata alla normalità solo oggi pomeriggio.

Come spesso accade però, di fronte ai vaccini in particolare, dipende se il bicchiere si vuol vedere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Un cittadino ha segnalato ieri di aver ricevuto un disservizio, nel punto vaccini di San Benedetto, al palazzetto dello sport “Bernardo Speca”.

«Con prenotazione per le ore 9, arrivo alle 8,50 come da indicazione ricevuta. Un’ora di fila nel locale d’ingresso notevolmente affollato, altri 50 minuti di attesa per il colloquio nel locale centrale del palazzetto (l’accettazione, ndr).

Al colloquio mi viene prescritto vaccino Astra Zeneca che però non c’è, non risulta al momento disponibile.

Viene data indicazione di attesa ma senza nessuna precisazione di orario (un’altra ora, due, tre). Mentre cresce notevolmente la platea di persone o di rinuncia al vaccino.

Nessuno che si sia preso la briga di avvisare in mattinata, visto che viene richiesto il recapito telefonico all’atto della prenotazione, o al limite all’ ingresso della struttura in modo da evitare assembramento inutile».

Maria Teresa Nespeca

Che cosa sia accaduto, è la dottoressa Maria Teresa Nespeca, direttore del Distretto Sanitario di San Benedetto,  a spiegarlo.

Ma prima anticipa: «Nonostante il disagio, comprensibile dei cittadini, ieri abbiamo vaccinato 630 persone. Chi non ha ricevuto il farmaco, sarà richiamato entro pochissimo tempo».

In entrambi i giorni (ma oggi il problema ha riguardato solo gli appuntamenti del mattino) sono stati garantiti i richiami di Pfizer, che erano stati appositamente accantonati.

E’ accaduto ciò che si temeva: i vaccini erano terminati e l’approvvigionamento si è fatto attendere.

«Gli utenti idonei per Pfizer – spiega la Nespeca – sono stati rimandati a casa, poiché i flaconi sono arrivati soltanto oggi pomeriggio.

A coloro che invece dovevano ricevere Astra Zeneca è stato chiesto di aspettare, perché la fornitura stava arrivando. Cosa che in effetti si è verificata. I flaconi sono arrivati alle 10 al punto vaccini di San Benedetto».

Perché i cittadini non sono stati avvisati prima, della mancanza di vaccini?

«Innanzitutto Astra Zeneca doveva arrivare per le 8.

C’è da chiarire inoltre che non sappiamo, prima della valutazione, quale farmaco vada somministrato al cittadino. Quindi, invece che rimandare la seduta, abbiamo ritenuto di procedere con la valutazione clinica di tutti i pazienti, portandoci comunque avanti con il lavoro.

Poi, i candidati per Astra Zeneca li abbiamo fatti aspettare e, appena arrivato il vaccino, li abbiamo serviti tutti.

Quelli che invece dovevano fare Pfizer, o addirittura vaccinarsi in ambiente protetto cioè in ospedale, li abbiamo rimandati a casa, ma con la scheda già compilata. Questo vuol dire che li richiamiamo s0lo per l’inoculazione. Tempo necessario: 10 minuti».

Oggi invece la situazione è tornata alla normalità.

«Si, per fortuna e le cose dovrebbero andare sempre meglio sul fronte degli approvvigionamenti.

Però, non ritengo giusto – è sempre la Nespeca che parla – che, in piena pandemia, noi operatori sanitari siamo passati dagli onori agli insulti, in qualche caso.

Non sono responsabile della carenza o del ritardo del vaccino. Lo sono invece dell’attivare tutte le procedure necessarie per ridurre al minimo i tempi di attesa. E ribadisco che ieri, ma anche stamattina, avendo fatto una buona parte del lavoro con l’accettazione, i recuperi saranno effettuati senza perdite di tempo sia per il cittadino che per gli operatori».

 



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