
La Curva Sud capitanata dai ragazzi del Settembre
di Niccolò Baldassarri*
È trascorso poco più di un biennio dal controverso scioglimento del gruppo simbolo della tifoseria ascolana, avvenuto in concomitanza al 50esimo anniversario della sua fondazione. Eppure, assieme allo sconforto per la fine di un’era, riecheggia tra le fila dei più il vivido ricordo di cori, grida ed esultanze, di quell’irripetibile “rocca” picena capace di ammaliare nella sua strenuità e compattezza.

La foto simbolo del massacro di Monaco, uno dei sequestratori (forse Luttif Afif) si affaccia dal balcone del villaggio olimpico
Quale fede riunì il popolo ascolano sotto l’egida di un solo stendardo? Quale ardore scosse più profondamente l’animo di tante generazioni? èQuale gruppo poté mai dirsi degno del nome Settembre Bianconero?
Ecco quindi, tra motti, inni e bandiere, l’appartenenza che avvinghia estranei nello stesso intento, che getta ombre su dissidi e discordie fraterne, che molti richiama alla fierezza del medesimo stemma bianconero.
«C’era bisogno di un gruppo quanto più organizzato – afferma Manuel Ferretti, ex militante del Settembre Bianconero – un gruppo disposto a supportare la squadra e a difendere i valori fondanti dell’ascolanità».
Fu così che, secondo quanto riportato dal nostro intervistato, una semplice idea, piena del fervore tipico della gioventù, si concretizzò in qualcosa di vigoroso, saldo, sensazionale. Era l’anno 1974. Era la genesi del Settembre Bianconero.
E perché si fregiassero di un nome memorabile, gli adepti del neonato gruppo scelsero l’incisività della cronaca nera: si parla della strage di Monaco, di quell’attentato terroristico che nel 1972 vide coinvolti 8 fedayn palestinesi del “Settembre Nero”. Dopo una fulminea irruzione negli alloggi degli atleti israeliani, il fallimento dei negoziati portò all’eccidio di 17 persone.

Striscione del gruppo messo in mostra come trofeo dalla tifoseria sambenedettese (si notino i vessilli
rossoblù posti al di sopra della “preda” a motivo di scherno)
Fu inoltre adottato uno striscione di ingente misura, con grafiche ardite e simboli iconici, che vide la luce durante il debutto in Serie A contro il Torino, il 13 ottobre 1974. Già a partire dal ’78, infatti, l’estetica del gruppo acquisì i canoni stilistici noti: pezza nera, circa 30 metri, grandi caratteri bianchi, tricolori laterali ed un enorme teschio centrale, sostituito qualche anno più tardi dalla celeberrima aquila.
LE NORME DEL CODICE ULTRAS
Secondo quanto affermato dal codice non scritto del tifo organizzato, il furto di uno striscione dovrebbe determinare l’immediato scioglimento del gruppo colpito. È infatti noto che, nella costante guerriglia tra schieramenti avversi, una simile azione costituisca l’apice assoluto della gloria per la parte vincitrice, un’onta irreparabile per quella offesa. Tra gli anni ’80 e ’90, periodo di massima concretizzazione del fenomeno ultras italiano, i violenti tafferugli per la sottrazione delle insegne divennero episodi comuni.

Domenico Simoni “lu boia” in trasferta
LA GUERRA PER LE “PEZZE”
Gli ultimi vent’anni del ’900 offrirono terreno fertile per lo scaturire delle più accese rivalità che la tifoseria picena abbia mai fronteggiato. In un clima tanto teso non mancarono gravi perdite da parte dei bianconeri, specie gli accoliti del Settembre, ben due volte defraudati del proprio vessillo.
Il primo (e più noto) furto avvenne nel silenzio della notte: un gruppo di tifosi sambenedettesi si sarebbe infatti introdotto nel cuore del calcio ascolano, lo stadio “Del Duca“, approfittando della quiete serale per sottrarre il mastodontico striscione. Inutili i tentativi di reclamo da parte di società e cittadinanza: l’insegna fu distrutta dai tifosi rivali durante il campionato ’82/’83.
Il secondo grande furto avvenne in occasione della trasferta ascolana a Verona, originariamente stretta alla città bianconera da forte amicizia; dissidi interni dissolsero il preesistente legame in funzione di una ferocissima avversità. La squadra ospite, già retrocessa, si vide privata delle pezze durante scontri aperti con i padroni di casa.

Lo storico striscione esposto sulla balaustra della Nord in memoria di Domenico Simoni, detto “lu
boia”, scomparso il 25 aprile 2021
Testimonianze attendibili affermano che il computo delle insegne sottratte ai gruppi ascolani ammonti a circa 14.
UN TRAMONTO VENTENNALE
«Nonostante le ingiunzioni del codice ultras – riferisce ancora Manuel Ferretti – la città era troppo legata alla storia del gruppo, e decise di non andare oltre pur essendo la situazione molto complicata».
Ciononostante, le crescenti agitazioni endogene portarono allo scioglimento del Settembre intorno ai primi anni 2000. Lo storico striscione, vero volto di mille avventure all’insegna dell’ascolanità, non fu più esposto in maniera ufficiale. Nuovi gruppi (Ascoli Piceno Ultras, Estremo Sostegno, Armata Bianconera ed altri) si posero come guide di una curva oramai privata della sua storica identità.

I ragazzi in curva sud
Fu solo nel 2018 che un manipolo di giovani ed ex militanti delle schiere settembrine decise di riportare in vita il gruppo, servendosi di una nuova (ma assai più piccola) pezza. Sono riconoscibili tutti gli elementi più iconici della tradizione passata: un’aquila dalle ali spiegate, il tricolore, le imponenti iniziali SBN affiancate alla celeberrima data di fondazione.
Ma il sogno di un Settembre “restaurato” non ebbe vita lunga: il 28 gennaio 2024, sulla propria pagina ufficiale, i membri dell’organizzazione comunicarono il secondo e definitivo scioglimento. Nonostante il gruppo abbia mostrato reticenza nell’ufficializzare i dettagli della fine, l’iniziale smentita da parte dei veterani evidenzia ulteriori contrasti interni, simili per natura ai dissidi che dilaniarono l’organizzazione nei primi anni Ottanta e Duemila.
Del resto, risulta possibile affermare che la crisi e la frammentarietà della tifoseria ascolana rispecchino in toto la mediocre condizione dell’odierno panorama calcistico, lontano dai bisogni, dagli insiti precordi, dal desiderio di gioia riposto nell’intimità popolare.

Il nuovo striscione durante una partita in casa il 6 maggio 2022
* studente del 4° B del liceo classico “Stabili – Trebbiani”, vincitore del premio “Bruno e Andrea Ferretti” – sezione Ascoli Calcio
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