
Guido Castelli
La ricostruzione privata nel cratere del terremoto continua a registrare numeri in crescita, ma dietro i dati positivi si nasconde una criticità che avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per migliaia di famiglie ancora in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni. La fine del Superbonus 110%, infatti, rischiava di lasciare senza copertura economica numerosi interventi già avviati, con il concreto pericolo di cantieri bloccati, lavori incompleti e costi aggiuntivi impossibili da sostenere per i proprietari.
Un rischio scongiurato grazie all’intervento della struttura commissariale e alle misure introdotte con la legge di bilancio 2026. Nel frattempo, la ricostruzione continua a correre: nei primi sette mesi del 2026, per la sola ricostruzione privata e produttiva, sono stati liquidati 268,7 milioni di euro, una cifra già superiore ai 256 milioni erogati nell’intero 2025.
E’ il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli ad affrontare il tema degli effetti prodotti dal Superbonus nei territori colpiti dal sisma e a spiegare come siano stati messi in sicurezza circa 5mila cantieri. Castelli, inoltre, illustra le nuove regole sulle proroghe, pensate per tutelare i cittadini che subiscono ritardi non imputabili alla propria volontà.
Lei ha stesso espresso un giudizio critico sul Superbonus. Quali conseguenze ha prodotto?
«Il Superbonus ha generato una crescita eccezionale della domanda, incidendo sui prezzi e sulla disponibilità di materiali, manodopera, imprese e professionisti.
Per un’impresa poteva risultare più semplice e remunerativo realizzare un cappotto termico lungo la costa piuttosto che affrontare un intervento antisismico nell’entroterra, dove pesano temperature rigide, difficoltà logistiche, vincoli e lavorazioni più complesse.
Non è un giudizio generalizzato sulle imprese, ma una critica all’impostazione della misura. La ricostruzione delle abitazioni distrutte dal terremoto avrebbe dovuto beneficiare di una priorità specifica».
La cessazione del Superbonus ha però rischiato di lasciare incompleti migliaia di interventi.
«Non ci siamo limitati a denunciare il problema. Con la legge di bilancio per il 2026 abbiamo ottenuto per l’intero cratere una copertura massima di 1,328 miliardi, resa operativa dall’Ordinanza numero 273.
La misura consente di riconoscere un incremento del contributo sisma per coprire le spese rimaste a carico dei beneficiari dopo la cessazione del Superbonus. Abbiamo così messo in sicurezza circa cinquemila cantieri, evitando che il venir meno dell’agevolazione lasciasse alle famiglie lavori incompleti e costi non sostenibili».
Molti cittadini si sono ritrovati ostaggio di imprese e tecnici che, improvvisamente, hanno beneficiato di una mole straordinaria di lavoro e, di fatto, hanno acquisito un enorme potere nel determinare modalità e tempi della ricostruzione. Problema che il commissario Castelli non sottovaluta, tutt’altro.
Commissario, chi concede le proroghe e come vengono valutate?
«Le proroghe possono essere disposte dal direttore dei lavori, per ragioni concrete e fino a un massimo di sei mesi, e devono essere comunicate all’Usr. Quando il fermo dipende da provvedimenti di altre autorità o da eventi imprevedibili, è invece l’Ufficio speciale a verificarne le cause.
Con l’Ordinanza numero 272 abbiamo modificato anche le regole sui ritardi. In precedenza, il mancato rispetto dei tempi poteva determinare la revoca dell’intero contributo, comprese le spese di progettazione. A subirne per primo le conseguenze era il terremotato, costretto poi a rivalersi sull’impresa o sul direttore dei lavori attraverso un contenzioso.
Oggi le conseguenze economiche ricadono su chi è effettivamente responsabile del ritardo, che si tratti dell’impresa, del direttore dei lavori o di entrambi. Il beneficiario che dimostra di essersi attivato per superare le difficoltà del cantiere viene tutelato e può ottenere un ulteriore termine.
L’obiettivo non è punire, ma far avanzare ogni cantiere, tutelare i cittadini e consentire a imprese e professionisti di lavorare all’interno di regole chiare. I risultati raggiunti nel Piceno dimostrano che questa collaborazione produce effetti concreti: più lavori che avanzano, più abitazioni riconsegnate e più famiglie che possono tornare nei propri territori».























