di Walter Luzi
Una medaglia non l’ha vinta ma la soddisfazione per la bella esperienza, professionale e di vita, resta. Fra i sanitari olimpici ai recenti Giochi invernali di Milano-Cortina c’è stata anche lei, la dottoressa ascolana Sara Calcinaro.

Sara Calcinaro a Livigno
Classe 1985. Un medico anestesista rianimatore con la passione per lo sci, la neve e il soccorso in montagna. Ha operato per un turno pre-olimpico di cinque giorni, dal 25 al 29 gennaio, in una delle tre medical station, la sud, dello snow park di Livigno.
Facenti funzione di guardie mediche a tutti gli effetti. Il training pre-olimpico, che sarebbe dovuto iniziare il 15 gennaio, è saltato a causa della mancanza di neve sulle piste. Un medico anestesista, un infermiere e un volontario i componenti di ogni singolo equipaggio.
«Anche se sono stata lassù prima dell’inizio dell’evento – racconta Sara – è stato bellissimo lo stesso. Ogni avenue aveva tre responsabili, uno medico, uno infermieristico e uno tecnico. Ho avuto dei colleghi con curriculum spettacolari. Con vaste esperienze nell’elisoccorso, e nella medicina d’urgenza 118. Ma, soprattutto, con gradi di empatia, preparazione e organizzazione superiori alla media».
La raccolta delle adesioni per partecipare come medico, o assistente sanitario, alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è partita dall’ospedale “Niguarda” di Milano, ma è stata poco pubblicizzata. «Ho saputo per caso di questa opportunità – ricorda Sara – tramite una collega e ho fatto subito domanda sul sito del “Niguarda”».

Foto di gruppo
Il suo curriculum vitae è stato analizzato da un programma dell’intelligenza artificiale. Per il Livigno snowpark e il Carosello di Livigno erano richiesti solo anestesisti rianimatori, e lei si è ritrovata ad interagire solo con colleghi provenienti un po’ da tutta Italia, ma in prevalenza dalle regioni settentrionali. Grande appassionata di montagna, con e senza neve, avrebbe aspirato al soccorso piste ma non avendo esperienze nel 118 non è stata selezionata dalla IA per questa figura.
Esperienza, in ogni caso, esaltante e impegnativa. Pre olimpic training di otto ore, dalle 8 alle 17, filate come punto di primo accesso al dipartimento emergenza accettazione del poliambulatorio territoriale di Livigno, da cui si può interagire telematicamente con l’ospedale di Bormio. Poi, quando inizieranno i Giochi, invece, i turni diventeranno tre per coprire tutte le 24 ore, e le gare disputate in notturna. Simulati di interventi per testare l’efficienza della risposta alle chiamate nel clima elettrizzante del countdown per l’inizio dei Giochi olimpici invernali.

Mamma Natalina, ex vigilessa e dipendente comunale, e papà Enrico, dirigente della Ciip, le ha fatto praticare quasi tutti gli sport fin da bambina. «Di sport ne ho praticati tanti, ma lo sci è il mio preferito. Ho avuto la fortuna di vivere Monte Piselli quando poteva ancora definirsi una stazione sciistica – ricorda sempre la dottoressa Calcinaro – le settimane bianche organizzate dal Cral del Comune con Vincenzo De Cesare le ricordo come le mie vacanze più belle di sempre».
Dopo la maturità scientifica conseguita al Liceo “Orsini” si è laureata in Medicina alla Cattolica di Roma e perfezionato la specialistica in Anestesia e Rianimazione all’ospedale regionale “Torrette” di Ancona. La dottoressa Sara Calcinaro vanta anche un master in Medicina del dolore e sette anni di esperienza, dal 2017 al 2024, fra il blocco operatorio e il reparto Rianimazione, dell’Ospedale “Mazzoni” di Ascoli. Da poco è passata, per esigenze familiari alla Medicina generale di base.

Sposata con un ingegnere abruzzese, Marco Rizzelli, ha, infatti, tre figli: Margherita di 11, Dorotea di 6 e Gabriele di 4 anni. Lo zio materno di Sara, Antonio Passaretti, è stato anche lui stimato medico di base, e la sorella minore, Martina, assurta all’onore delle cronache per la sua partecipazione alla finale nazionale di Miss Italia 2006. Oggi è un ingegnere della Bosch e lavora in Germania, a Francoforte.
Tornando alla sua esperienza a cinque cerchi invernali non ha dubbi: «Anche se sono stata lassù prima dell’evento è stato bellissimo lo stesso – continua – ogni avenue aveva tre responsabili, uno medico, uno infermieristico e uno tecnico. Ho avuto dei colleghi con curriculum spettacolari. Già impegnati con l’elisoccorso o nel 118, con gradi di empatia, preparazione e organizzazione superiori alla media».

La lunga trasferta sostenuta a spese proprie, senza percepire compenso, in quanto corsista medico di base, alle prime olimpiadi con retribuzioni previste anche per il personale sanitario impegnato, per scongiurare defezioni in extremis del personale volontario.
«Sono andata lo stesso perché avevo voglia di fare questa esperienza – conclude – volevo vedere da dentro questa grande manifestazione sportiva. Ne è valsa la pena. Assolutamente sì. Uno spaccato sul nostro sistema sanitario positivo, per formazione e imprinting nel percorso di urgenza. Lavorare fianco a fianco, senza nemmeno conoscersi, ha rappresentato un bel feedback formativo importante, che mi ha fatto tornare a casa appagata da questa esperienza. Sia sotto il profilo personale che quello strettamente professionale».
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