Commercio e desertificazione, scatta l’allarme: «Ad Ascoli chiuso un negozio su tre»

CRISI - Il vicepresidente del consiglio regionale Piergallini (Pd) deposita un'interrogazione alla giunta per sollecitare politiche di sostegno alle attività economiche urbane: «Tra il 2012 e il 2025 tutte le principali città marchigiane hanno perso oltre un quarto delle attività commerciali: Ancona e Pesaro oltre il 35%, Ascoli Piceno il 33,4%, Fermo il 29,4%, Macerata il 26,4%». Critico anche il consigliere comunale Cappelli
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«Ad Ascoli ha chiuso un negozio su tre. È il dato più emblematico della desertificazione commerciale che sta colpendo le Marche», denuncia il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Piergallini (Pd).

Ad Ascoli negozi in crisi

 

«Il fenomeno, definito dagli osservatori economici come una vera emergenza sociale ed economica, si caratterizza per la diffusione di locali sfitti, serrande abbassate e perdita di servizi essenziali per residenti, lavoratori e turisti – aggiunge- . A livello nazionale negli ultimi anni sono scomparsi oltre 118.000 negozi al dettaglio e circa 23.000 attività ambulanti. Nelle Marche la quota di negozi sfitti raggiunge il 21,9% della rete commerciale. Tra il 2012 e il 2025 tutte le principali città marchigiane hanno perso oltre un quarto delle attività commerciali: Ancona e Pesaro oltre il 35%, Ascoli Piceno il 33,4%, Fermo il 29,4%, Macerata il 26,4%».

 

«La desertificazione commerciale – continua Piergallini – non è solo un problema economico, ma un’emergenza sociale. I negozi di quartiere sono essenziali per sicurezza e coesione urbana: per oltre il 60% dei cittadini rappresentano un elemento fondamentale di socialità e cura degli spazi pubblici. La loro scomparsa impoverisce i quartieri e riduce il valore degli immobili fino al 16%, con differenze che arrivano al 39% rispetto alle aree con offerta commerciale ricca. La Regione ha promosso i Centri commerciali naturali, ma i dati di cui disponiamo dimostrano che ciò non è sufficiente. Di fronte all’aggressività del commercio on line servono politiche più incisive: per questo ho depositato un’interrogazione sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione, per sollecitare la giunta regionale a valutare l’efficacia di quanto fatto e agire subito, prima che il declino diventi irreversibile. Se non si interviene quanto prima, il danno diventerà strutturale e difficilmente recuperabile».

Enrico Piergallini

 

«È necessario – conclude il vicepresidente del consiglio regionale – che la Regione rafforzi e riorienti le politiche di sostegno al commercio urbano attraverso incentivi per nuove attività nei centri storici, programmi di riutilizzo dei locali commerciali sfitti, sostegno alla digitalizzazione e all’innovazione delle micro e piccole imprese, interventi di rigenerazione urbana e valorizzazione degli spazi pubblici. Servono inoltre iniziative specifiche per le città più colpite e un’azione coordinata con il governo nazionale, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, per promuovere politiche fiscali, normative e di sostegno economico a tutela della vitalità dei centri storici. Altrimenti, il progressivo indebolimento del tessuto commerciale potrebbe produrre effetti profondi sulla vivibilità dei centri cittadini: aumento dei locali sfitti, perdita di attrattività e rischio di degrado».

 

Anche il consigliere comunale di opposizione Gregorio Cappelli, ieri, ha lanciato un allarme in materia.

Gregorio Cappelli

 

«Negli ultimi anni il centro storico ha perso una quota significativa delle sue attività commerciali, con un progressivo impoverimento del tessuto economico e sociale – dice -. La gestione dei cantieri continua a rendere il centro difficilmente accessibile, creando forti disagi alle attività. A questo si è aggiunta l’introduzione della Ztl senza la realizzazione di parcheggi di prossimità realmente efficienti. Così raggiungere il centro è diventato sempre più complicato».

 

Cappelli precisa di non avere nulla contro la crescita della ristorazione. «Bar e attività food sono una risorsa per la città, ma un centro storico vivo non può basarsi solo su questo settore. Servono anche negozi, botteghe e servizi di diverso tipo».

 

Secondo l’esponente di Ascoli Bene Comune si è creato un vero cortocircuito nella gestione del commercio: «Da una parte il centro diventa sempre più difficile da raggiungere, dall’altra si favoriscono grandi spazi commerciali nelle periferie vicine, con l’effetto di svuotare progressivamente il cuore della città».

 

Infine la critica al modo in cui vengono presentati i dati. «Più volte in consiglio comunale il sindaco ha rivendicato il numero di nuove aperture – conclude Cappelli – ma si tratta di dati complessivi che includono anche le periferie. Se guardiamo al centro storico, la realtà è ben diversa e molto più preoccupante».


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