di Maria Grazia Lappa
Il futuro della viticoltura picena e marchigiana passa dalle sfide del presente: cambiamenti climatici, calo dei consumi e nuove regole europee. Se n’è discusso alla Vinea di Offida durante l’incontro dal titolo “Il Pacchetto vino e il futuro della viticoltura Picena e Marchigiana”, che ha visto la partecipazione di produttori, istituzioni e rappresentanti del settore.

Il convegno da Vinea
Ad aprire i lavori è stato Pompilio D’Angelo, presidente della Vinea, che ha tracciato un quadro complesso e senza sconti: «Siamo come una barca che viaggia su un mare mosso».
Tra le criticità evidenziate, guerra, dazi, cambiamento climatico, nuove abitudini di consumo e un generale calo della domanda. I dati del 2025 parlano chiaro: flessione del 3% complessivo e fino al 9% negli Stati Uniti.
Una crisi che accomuna anche altri grandi Paesi produttori come Spagna e Francia, dove si è già arrivati alla scelta drastica dell’estirpazione dei vigneti. «Il problema principale sono le giacenze – ha spiegato D’Angelo – serve un riequilibrio tra domanda e offerta».

Pompilio D’Angelo
In questo contesto si inserisce il cosiddetto “Pacchetto vino” dell’Unione Europea, che entrerà in vigore dal 2026 e introduce nuove regole su etichettatura, vini dealcolati e strumenti di sostegno al settore. Tra le misure previste: finanziamenti per l’estirpazione dei vigneti, la distillazione di crisi e la vendemmia verde, oltre a una maggiore flessibilità per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Le autorizzazioni per nuovi impianti e reimpianti avranno una durata estesa fino a otto anni.
Particolare attenzione è rivolta anche alla promozione internazionale e all’enoturismo, considerati leve strategiche per rilanciare il comparto. «Dobbiamo puntare su sostenibilità e turismo enogastronomico – ha aggiunto D’Angelo – e valutare anche nuove strade come il vino dealcolato, su cui stiamo lavorando con il supporto dell’Università di Milano».

Non manca però la preoccupazione per l’impatto sul territorio. L’eventuale estirpazione dei vigneti, prevista anche in forma definitiva, dovrà essere gestita con attenzione per evitare conseguenze paesaggistiche e produttive. «Abbiamo costruito negli anni una cartolina che piace al turismo – ha sottolineato – non possiamo permetterci di perderla».
A rafforzare il quadro è intervenuto anche Simone Capecci, presidente del Consorzio Tutela Vini Piceni: «Siamo di fronte a un momento complesso, nulla sarà più come prima. Dobbiamo evitare scelte sbagliate e puntare sulle nostre denominazioni, che rappresentano la spina dorsale del territorio».

Simone Capecci
Capecci ha ribadito l’importanza di tutelare il valore delle doc e delle altre denominazioni, evitando interventi che possano svalutare il territorio. Tra le priorità, anche il rafforzamento della promozione verso nuovi mercati e una revisione delle strategie legate alle IGP.
Nel corso dell’incontro si è parlato inoltre della possibile istituzione di un distretto dei prodotti locali, capace di integrare vino, olio e altre eccellenze del territorio, con l’obiettivo di rafforzare l’identità e la competitività dell’area.
Collegati da Roma anche Valentina Sourin e Cristian Moretti, che hanno contribuito al dibattito sulle prospettive nazionali del comparto. Il messaggio emerso è chiaro: il settore vitivinicolo è chiamato a una trasformazione profonda. Il “Pacchetto vino” rappresenta un’opportunità, ma anche una sfida che richiederà scelte attente per coniugare competitività, sostenibilità e tutela del territorio.
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