di Gino Bove
Pil stabile, investimenti in crescita e export sotto pressione: le Marche al centro della competitività italiana. Alla Loggia dei Mercanti di Ancona è stata presentata la 14ª edizione del Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, curato da Claudio Vicarelli e Stefano Costa, primo appuntamento del centenario dell’Istituto. Nel 2024 l’economia regionale ha mantenuto una sostanziale stazionarietà rispetto all’anno precedente, mentre l’Italia segnava una crescita dello 0,7%.
Gli investimenti fissi lordi mostrano una dinamica più sostenuta: +13,9% nel 2023 rispetto al 2022 e +48,6% dal 2020, superando la media italiana (+43,6%). Il mercato del lavoro è più dinamico: il tasso di occupazione nel 2025 raggiunge il 67,5%, cinque punti sopra la media nazionale, con una componente femminile pari al 62,7%. Nonostante la diminuzione degli operatori esportatori, il valore delle merci vendute all’estero cresce (+25,5% rispetto al 2020).
Le Marche tornano quindi a essere punto di riferimento per economisti e studi di settore. Fin dagli anni della nascita della facoltà di Economia e dell’Istao, Ancona e il territorio marchigiano hanno rappresentato un laboratorio di osservazione delle dinamiche produttive. Gian Luca Gregori, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese dell’Università Politecnica delle Marche, ricorda come «i processi di internazionalizzazione delle Pmi devono essere più strutturati e diversificati. La sostenibilità è un fattore competitivo e non un fardello burocratico».
Il Rapporto Istat offre una lettura in dati delle trasformazioni geopolitiche ed economiche in atto, sottolinea il presidente Francesco Maria Chelli. «I dati mostrano un’economia che nel 2025 ha tenuto, con industria stagnante e servizi in lieve espansione. I dazi statunitensi hanno avuto effetti limitati, ma il ridimensionamento delle esportazioni verso gli Usa avrebbe impatti significativi sul Pil. Resta inoltre elevata la dipendenza da prodotti strategici e dall’import cinese, che richiede una diversificazione dei mercati», aggiunge.
«L’Istat sarà chiamato agli straordinari, dovrà fare dei focus aggiuntivi sulle aree critiche», osserva Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche. «Il tema dell’Iran è un esempio che ci preoccupa sotto molteplici punti di vista: energetici, commerciali e di sviluppo – continua -. L’export in quell’area stava crescendo ed era considerato un mercato di riferimento. Questa situazione pone dei limiti rispetto alle potenzialità, ma confidiamo che possa essere superata presto e che l’Istat approfondisca le analisi su queste emergenze».
Un quadro ancora molto sfidante quello offerto dal rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Enrico Quagliarini: «Vent’anni fa eravamo a metà classifica europea del reddito pro capite, oggi siamo verso il fondo. Rischiamo di dare ai nostri giovani meno opportunità di quelle che abbiamo avuto noi. Possiamo accettarlo come destino o trasformarlo in una svolta, ma in quel caso dobbiamo “fare sistema”, superando sovrapposizioni e frammentazioni e condividendo visioni. Chiedo scelte chiare sull’uso delle risorse – non possiamo dare poco a tutti e cambiare poco o nulla, dobbiamo concentrare investimenti su progetti ad alto impatto. Se non concentriamo, difficilmente cresciamo».
Poi uno sguardo al quadro demografico in calo.
«Dobbiamo trattenere i giovani nelle Marche offrendo prospettive di futuro e opportunità professionali, ma anche attrarre ragazzi sia italiani sia stranieri per percorsi formativi solidi e collegati al mondo del lavoro. L’università deve essere un punto di raccordo di tutto questo e le Marche non devono subire il cambiamento, ma guidarlo», conclude, chiudendo l’incontro con un messaggio chiaro per il futuro del sistema produttivo regionale.
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