La morte di Gino Paoli, scomparso oggi all’età di 91 anni, lascia un vuoto profondo nella musica italiana e nel cuore di tante città che lo hanno applaudito nei decenni. Tra queste c’è anche Ascoli, dove il cantautore tornò più volte, costruendo con il pubblico ascolano un rapporto fatto di rispetto, eleganza e canzoni che hanno attraversato generazioni.

Gino Paoli
Il legame fra Paoli e Ascoli si consolida in modo indelebile nell’estate del 1994, quando la città diventa sede della finale del Festivalbar, con l’indimenticabile edizione registrata proprio in Piazza del Popolo. In quella stagione irripetibile, Paoli è uno dei nomi di punta della kermesse, presente con il brano “Gorilla al sole”, e inserito tra gli ospiti accolti nella storica piazza cittadina. Sempre al Festivalbar aveva trionfato solo 3 anni prima con la mitica “Quattro amici”.
Quella serata, entrata nella memoria di molti ascolani, resta uno dei momenti più iconici della storia musicale recente della città: la grande musica pop e cantautorale abbracciava uno dei salotti più belli d’Italia, mentre Paoli riportava sul palco la sua cifra stilistica fatta di eleganza e malinconia.
Negli anni successivi, il cantautore tornò varie volte nelle Marche e ad Ascoli, soprattutto nei teatri, dove il suo repertorio trovava lo spazio più naturale: atmosfere raccolte, acustica perfetta, pubblico attento. Nei suoi concerti cittadini amava spesso dialogare con la platea, raccontando aneddoti, ricordi, retroscena delle canzoni che hanno fatto la storia: da “Il cielo in una stanza” a “Senza fine”, fino ai brani più recenti, che Paoli interpretava sempre con quell’inconfondibile miscela di ironia e profondità.
Tra le altre, ricordiamo con piacere la data tenutasi al Ventidio Basso nell’aprile del 2008, quando condivise il palco con quattro mostri sacri del jazz: Enrico Rava, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto.
La notizia della sua scomparsa arriva come un colpo al cuore per tutta la musica italiana e per le generazioni che con le sue canzoni hanno sognato, vissuto e amato. Un poeta, un artigiano della parola, uno degli ultimi grandi maestri di un’epoca irripetibile.
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