Spaccio 2.0 in stile e-commerce, una rete point anche a Grottammare (Video)

L'INDAGINE SUBURRA - Dodici misure cautelari a cui si aggiungono tre arresti in flagranza: chiuso il cerchio di un'inchiesta che è partita da Porto Recanati. Il capo dell'organizzazione è un maceratese che vive Morrovalle. La droga passava su Telegram, dove era stato aperto un canale dove i clienti ordinavano lo stupefacente. Trovato un sistema capillare, con ordini online, consegne a domicilio, filiali sul territorio e corrieri armati nelle prime spedizioni
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La conferenza stampa in Questura ad Ancona

di Gino Bove

Non una piazza di spaccio, ma una chat. Un catalogo digitale, recensioni come in un e-commerce e consegne a domicilio: così, secondo gli investigatori, un gruppo criminale ha trasformato il traffico di droga in un sistema strutturato e capillare.

L’organizzazione aveva creato anche una rete di “point”, vere e proprie filiali sul territorio — da Sant’Elpidio a Mare a Fano fino a Grottammare — arrivando a controllare gran parte del mercato regionale. Un mercato invisibile, costruito su tecnologia e fiducia, ma governato con intimidazioni e armi.

“Suburra”, il nome dell’operazione della Polizia di Stato, richiama la suburra romana, storicamente sinonimo di malaffare e traffici illeciti. Al vertice un 28enne maceratese, che vive a Morrovalle, soprannominato “Padre”, ritenuto l’ideatore e regista dell’intero sistema.

L’operazione, scattata all’alba nelle Marche, ha portato a 12 misure cautelari (8 in carcere e 4 ai domiciliari), oltre a dieci perquisizioni e tre arresti in flagranza (uno di questi era anche destinatario di una misura cautelare. In tutto 14 le persone in manette. Gli arresti in flagranza (nelle province di Macerata, Fermo e Ancona) riguardano due persone trovate con la droga e una con una pistola risultata rubata.

 

Un’organizzazione giovane, armata e “manageriale”, capace di muovere fino a un milione di euro in un anno e mezzo e tonnellate di stupefacenti.

 

Monica Garulli e Niccolò Battisti

Il cuore del sistema era un canale di messaggistica accessibile solo tramite invito: una vetrina con menù, trattative rapide e scelta tra hashish, marijuana e cocaina di diverse qualità.

«Il sistema garantiva anonimato e accesso al mercato della droga a domicilio senza esporre i clienti, con spedizioni affidate a corrieri che per minimizzare il rischio trasportavano piccoli quantitativi», spiega Monica Garulli, procuratore della Repubblica di Ancona.

«Possibilità di scelta, pagamenti in contanti o criptovalute e persino recensioni per valutare la qualità dello stupefacente e la puntualità del servizio. Il traffico, attivo dal 2023, ha raggiunto 150/200 kg di hashish al mese e 30/40 kg di cocaina».

I venditori avevano tra i 23 e i 28 anni, mentre gli acquirenti erano spesso coetanei, con alcuni casi che coinvolgono anche minorenni. Un modello che replica le logiche dell’e-commerce fino al sistema di feedback.

La droga sequestrata

«Si tratta di un’associazione criminale vera e propria, finalizzata al narcotraffico, armata, composta da italiani, marchigiani e giovanissimi, alcuni con piccoli precedenti o legati al piccolo spaccio», spiega Niccolò Battisti, servizio operativo Sisco Ancona.

«L’organizzazione si è inserita silenziosamente nelle Marche prima di inventare questo nuovo modo di commerciare stupefacenti di elevatissima qualità. Hanno iniziato con la vendita all’ingrosso, sotto 1 kg di hashish non si poteva acquistare, poi hanno creato dei point — filiali dislocate sul territorio — per la vendita al dettaglio. La procedura di accreditamento dei clienti era rigorosissima: documento, screenshot del profilo Instagram e selfie con carta d’identità. C’era una chiara suddivisione dei ruoli: un capo unico contornato da 3 o 4 soggetti con poteri gestionali e contabili, e una serie infinita di corrieri».

I corrieri, selezionati anche online, guadagnavano 150 euro al giorno e avevano rimborsi spese per carburante, pedaggi e noleggio auto dietro presentazione di scontrini. Le consegne avvenivano nei giorni feriali e rispettavano direttive precise: «Non potevano pubblicare foto sui social, dovevano seguire parola d’ordine, e nelle prime consegne andavano armati, per intimidire acquirenti di cui non era ancora stata carpita la fiducia», aggiunge Battisti.

Durante le perquisizioni sono stati arrestati ulteriori 3 soggetti per stupefacenti, oltre a uno trovato con arma e munizionamento sottovuoto, rubati. Le indagini hanno previsto anche l’impiego di agenti sotto copertura, che hanno effettuato acquisti simulati di droga, permettendo di identificare i soggetti difficili da rintracciare tramite piattaforme digitali.

Anna Moffa, dirigente Mobile di Macerata

«Il primo arresto risale a maggio 2024, con la scoperta di diversi depositi nel maceratese», racconta il commissario capo Anna Moffa, dirigente della Mobile maceratese. «L’attività trae origine dall’arresto di un giovane a Porto Recanati, magazziniere, in un appartamento dove erano custoditi 58 kg di hashish. Aveva la disponibilità temporanea della casa e da lì è partita l’indagine, poi estesa in tutto il territorio marchigiano».

Dietro l’apparente efficienza, un sistema rigido e violento. Attorno a “Padre” ruotava una struttura gerarchica con giovanissimi incaricati della gestione operativa e contabile, mentre alla base operavano corrieri e magazzinieri.

 


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