Sant’Emidio e San Gennaro: Ascoli e Napoli unite per i 25 anni di gemellaggio (Le foto)

LE DIOCESI hanno celebrato nella città partenopea l'anniversario del ponte spirituale teso tra le Marche e la Campania sotto l’egida di due figure della cristianità. La delegazione ascolana guidata dal vescovo Palmieri e da don Carlo Lupi. Presenti il cardinale Sepe e l’attuale arcivescovo Battaglia. La storica processione dei busti d'argento portati a spalla da fedeli e confraternite; da tre anni gli ascolani, con alcuni amici del luogo, garantiscono l'uscita del busto di Sant'Emidio. Le origini del gemellaggio
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Foto di gruppo a Napoli

 

Non è stato un semplice viaggio devozionale, ma il suggello di un legame che dura da un quarto di secolo. Le diocesi di Ascoli Piceno e Napoli hanno celebrato in questi giorni il venticinquesimo anniversario del loro gemellaggio, un ponte spirituale teso tra le Marche e la Campania sotto l’egida di due figure della cristianità: Sant’Emidio e San Gennaro. La comitiva composta da sessanta persone, nonostante l’eterogeneità per provenienza, età ed esperienze da subito ha saputo stabilire un ottimo clima di apertura, dialogo, scambio e vicinanza spirituale.

 

La delegazione ascolana, guidata dal vescovo Giampiero Palmieri e da don Carlo Lupi, è stata accolta nel cuore del capoluogo campano con il calore che contraddistingue la tradizione partenopea. Il momento istituzionale ha visto un intenso dialogo di fratellanza con il cardinale Crescenzio Sepe e l’attuale Arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia. Palmieri ha fortemente voluto essere vicino ai pellegrini partecipando con loro all’incontro con Sepe. Ha espresso vicinanza e sostegno al gemellaggio e l’auspicio affinché venga maggiormente conosciuto in tutta la diocesi.

 

Sepe che, negli anni di servizio alla diocesi di Napoli ha sostenuto il gemellaggio favorendo sempre partecipazione accoglienza, ha rivolto parole di grande affetto, creando il consueto clima di familiarità, frutto di oltre venti anni di frequentazione.

 

Battaglia è stato molto contento di vedere i pellegrini ascolani e li ha ha spronato ad andare avanti per promuovere il bene, «dobbiamo essere un noi per essere quella speranza che anima le nostre città e grazie di questa vostra perseveranza». Su input di Palmieri, è stato ufficialmente invitato dalla delegazione a visitare la Diocesi di Ascoli.

Palmieri e Sepe

 

Un confronto che ha ribadito come, nonostante la distanza geografica, le due comunità condividano radici profonde e una visione comune di solidarietà e vicinanza spirituale.

 

Momento di commozione per i pellegrini marchigiani durante la storica processione dei busti d’argento portati a spalla da fedeli e confraternite; da tre anni gli ascolani, con alcuni amici del luogo, garantiscono l’uscita del busto di Sant’Emidio.

 

«Per le vie del centro di Napoli, tra la folla e i colori della città, vedere il protettore contro il terremoto onorato nel cuore della pulsante Spaccanapoli ha rappresentato una sintesi plastica del gemellaggio: un pezzo di Ascoli che si fonde con l’anima di Partenope», raccontano i partecipanti.

 

Le celebrazioni hanno raggiunto il culmine nel Duomo di Napoli, dove la delegazione ascolana ha partecipato, con il fiato sospeso, al rito della liquefazione del sangue di San Gennaro, accolto da un’unica, silenziosa preghiera corale, unendo le due città in un momento di grazia e mistero che supera ogni confine territoriale. Hanno preso parte qualità di rappresentanti delle amministrazioni comunali di Ascoli e di Folignano rispettivamente il vicesindaco Massimiliano Brugni e il consigliere comunale di Folignano Daniele Tonelli.

 

LE ORIGINI DEL GEMELLAGGIO – Tutto si deve a un’idea di don Carlo Lupi, all’epoca parroco della parrocchia di San Gennaro di Folignano, e che organizzò nel 2000 una gita a Napoli per visitare i luoghi legati a san Gennaro.

«L’accoglienza – raccolta don Lupi – fu molto calorosa, tanto che decidemmo di tornare a settembre, per la festa liturgica del santo. Così, quasi per gioco, nacque l’idea di un gemellaggio. Poi scoprimmo che sant’Emidio, patrono di Ascoli, è anche compatrono di Napoli: un ulteriore legame che ci fece sentire ancora più vicini».

Negli anni il pellegrinaggio si è esteso a tutta la diocesi ascolana. Oggi, da parroco di San Giacomo della Marca, don Carlo avverte un legame ancora più stretto con Napoli: «San Giacomo visse per molti anni proprio in questa città. Sono dettagli che rafforzano il legame affettivo tra le nostre comunità, rendendo questo gemellaggio qualcosa di unico e prezioso. Tutti hanno sempre vissuto questi momenti con grande gioia, dai cardinali di Napoli ai vescovi ascolani, compreso l’attuale monsignor. Palmieri. Ogni visita è accompagnata da un caloroso saluto ufficiale che rimane impresso nei nostri cuori. Quest’anno ho avuto l’onore di assistere all’apertura della cassaforte che custodisce l’ampolla del sangue di san Gennaro: un’emozione indescrivibile».

Don Carlo Lupi ha anche scritto un libro sull’argomento, “Storia di un gemellaggio” (leggi l’articolo)che gli è valso il premio “Emidius” nel 2021«per il suo fattivo impegno nella promulgazione del culto emidiano» (leggi l’articolo).

 

 


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