Cinghiali in città, la Lac: «La caccia non è la soluzione, ma il problema»

ASCOLI - La Lega Abolizione Caccia torna a contestare la gestione del fenomeno: «Le battute in braccata destrutturano i branchi, spingendo gli animali superstiti a disperdersi sul territorio e a rifugiarsi vicino ai centri abitati». Le proposte sul tavolo. Nel mirino gli abbattimenti nella zona dell'Annunziata e non solo
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La Lega Abolizione Caccia torna a contestare la gestione del fenomeno dei cinghiali in città ad Ascoli Piceno e punta il dito contro le misure annunciate da Comune, Provincia e Regione, in particolare l’utilizzo delle gabbie-trappola “Pig Brig” e il possibile impiego dei selecontrollori.

Battuta nella zona della Fortezza Pia

 

Secondo la Lac, infatti, «la caccia e il controllo sono la causa del problema anziché la soluzione». Nel comunicato l’associazione sostiene che le battute in braccata finirebbero per destrutturare i branchi, spingendo gli animali superstiti a disperdersi sul territorio e a rifugiarsi vicino ai centri abitati, dove la caccia è vietata. Inoltre, sempre secondo la Lega Abolizione Caccia, l’eliminazione degli esemplari adulti provocherebbe un aumento della riproduzione e una maggiore mobilità dei giovani cinghiali, contribuendo così alla proliferazione della specie e al moltiplicarsi degli avvistamenti.

 

L’associazione sostiene quindi che i cinghiali «sono dovuti scappare dai cacciatori» e che dunque «è del tutto inutile eliminarli perché verranno sostituiti da altri finché non si eliminerà la causa originaria, ossia la caccia».

 

Nel comunicato viene contestata anche la definizione di “emergenza”, ricordando come il fenomeno degli avvistamenti in città vada avanti ormai da anni. Per la Lac la presenza dei cinghiali nelle aree vicine ai centri abitati sarebbe una conseguenza delle attività umane e venatorie nelle zone rurali circostanti.

 

Dura anche la presa di posizione sulle trappole Pig Brig, definite «una facile scorciatoia, inutile e soprattutto crudele». L’associazione parla di «stress indescrivibile» per gli animali catturati e critica la scelta di ricorrere a sistemi che portano all’abbattimento di interi gruppi di cinghiali.

Cinghiali al Teatro Romano

 

«Solo pochi mesi fa, alcuni cittadini si sono ritrovati a ridosso di una battuta al cinghiale, in pieno parco cittadino dell’Annunziata, cioè esattamente sopra l’area dove ora un gruppo di cinghiali cerca riparo -continua la Lac -. Negli ultimi anni sono state addirittura autorizzate dal sindaco, per motivi di pubblica sicurezza, delle braccate di controllo (abbattimenti) in zone abitate, incuranti della pericolosità e potenza delle carabine, che hanno una gittata chilometrica. I grandi risultati dei cinghialisti testimoniano quello che gli studiosi sostengono: un certo numero di cinghiali abbattuti, mostrati come trofei ammassati sui pickup in barba alle disposizioni igieniche, e altrettanti fuggiti».

 

La Lac chiede quindi «di abbandonare la sudditanza verso il mondo venatorio» e di adottare invece «metodi incruenti e scientifici». Tra le proposte avanzate figurano azioni di disturbo e allontanamento senza armi, anche con l’ausilio di cani, l’utilizzo di attrattivi alimentari lontano dalla città, l’installazione di dissuasori per la fauna selvatica e un maggiore controllo sui limiti di velocità nelle aree interessate dagli attraversamenti.

 

Ma soprattutto, l’associazione rilancia la proposta illustrata dal professor Andrea Mazzatenta, indicato come uno dei massimi esperti di cinghiali, che suggerisce di istituire «fasce di sicurezza con divieto assoluto di caccia intorno alla città». Secondo la teoria richiamata nel comunicato, gli animali, «braccati fin nei loro habitat naturali», tenderebbero a rifugiarsi nei centri abitati, dove trovano protezione proprio perché la caccia è vietata.

 

«Le autorità abbiano finalmente il coraggio di rivolgersi al mondo scientifico e non a quello venatorio», conclude la Lac nella nota firmata dalla responsabile provinciale Sabrina Simonetti.

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