
Gli “highlander” del Cotton: Costantini, Emiliano e Sergio D’Auria, Diomedi e Melchionna
di Luca Capponi
Provate a trovare in Italia un club che faccia musica dal vivo di qualità e che abbia attraversato indenne le ultime tre decadi. Missione ardua, per non dire impossibile. A meno che non si cerchi nel Piceno, ad Ascoli precisamente. Laddove, dal lontano 1990, operano quei visionari del Cotton Jazz Club. Del nucleo originale, oggi, è rimasto l’inossidabile Sergio D’Auria, nel tempo affiancato da altri “highlander” del sound come Ginetto Melchionna, Ivo Costantini, Diomede Diomedi, Aldo Premoli. Alla guida c’è il figlio, Emiliano D’Auria. Pure lui raggiante nel presentare «un nuovo miracolo», vale a dire una nuova stagione, la trentesima, di spettacoli e musica dal vivo.

Ferra e Fresu apriranno la stagione
Il Cotton, patrimonio nazionale. Che festeggia il trentennale con nomi, come sempre, di rango. Il primo è quello del trombettista Paolo Fresu, in loco il prossimo 25 ottobre ad inaugurare la serie insieme al chitarrista Bebo Ferra. Poi la palla passa alla talentuosa cantante teutonica Olivia Trummer, in trio con Marco Micheli (contrabbasso) e Nicola Angelucci (batteria) il prossimo 8 novembre, seguita dal pianista Antonio Faraò con Pat Senatore (contrabbasso) e Mike Baker (batteria) il 22 novembre, e dai chitarristi Peter Bernstein e Guido Di Leone con l’omaggio a Jim Hall del 6 dicembre, quando con loro ci saranno il bassista Dario Deidda e il batterista Andy Watson.
«La programmazione, che prevede 12 concerti da qui fino a maggio, è al solito eterogenea e variegata, pronta ad unire linguaggi musicali, ognuno con la propria interpretazione del jazz» spiega D’Auria nell’introdurre la data che celebrerà i 30 anni del Cotton, quella del 24 gennaio 2020 con Helga Plankensteiner & Plankton, divertente complesso tedesco pronto a ravvivare il palco con il suo suono sfrenato. Parentesi: inutile ricordare gli ospiti che nel tempo hanno calcato il proscenio ascolano, sono tanti, alcuni divenuti stelle di prima grandezza, altri già in auge al momento dell’esibizione, star internazionali e talenti nazionali.

Il quartetto di Fabrizio Bosso
Il cartellone prosegue il 14 febbraio con Jerome Sabbagh e il Greg Tuohey Quartet con “No filter”, il 6 marzo con “Trace Elements” di Paolo Di Sabatino e il 20 marzo con la chitarra di Roberto Cecchetto in “Humanity”, in cui saranno presenti anche Lionel Loueke (chitarra) e Alessandro Paternesi (batteria).
Poker finale con il quartetto di Emiliano D’Auria più Luca Aquino (3 aprile), Fabrizio Bosso con “State of art” (24 aprile), Lorenzo De Finti con “Love unkown” (8 maggio) e il trio Gabriele Mirabassi, Cristina Renzetti e Roberto Taufic con “Agreste” (22 maggio).
Tutti i live si terranno ovviamente nella nuova sede del Cotton Lab, in via del Commercio, ed avranno inizio alle 21,45. Saranno preceduti da una cena prenotabile di volta in volta al 331.3242057, numero utile anche per le informazioni di qualsiasi tipo. Nel tempo il Cotton è divenuto anche una scuola di musica che, oltre ai nuovi corsi di quest’anno, ha aperto anche una sede in via dei Soderini, centro città.

Uno delle pareti del Cotton con le firme dei musicisti e una bella immagine dei Beatles
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