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Omicidio Cianfrone, lunedì la prova
per cercare polvere da sparo
su moto e caschi degli Spagnulo

SPINETOLI - Se trovata, si aggraverebbe ulteriormente la posizione dei coniugi, in carcere con l'accusa di aver colpito a morte il carabiniere di Pagliare. Al momento non è stato presentato ricorso al tribunale del riesame. Possibile un cambio di strategia difensiva. Per gli inquirenti il quadro indiziario è sempre più solido. 
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di Andrea Ferretti

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Antonio Cianfrone, il carabiniere di 50 anni colpito a morte da 4 proiettili mentre passeggiava sulla ciclopedonale che collega Pagliare del Tronto a Stella di Monsampolo la mattina dello scorso 3 giugno.

Mancano arma, bossoli e movente. Relegato quest’ultimo a “futili motivi” che, se confermati, costituiscono un’aggravante.

Ma secondo gli investigatori si fa sempre più solido il quadro indiziario contro i coniugi Giuseppe Spagnulo e Francesca Angiulli, residenti nella frazione di San Pio X, una… prosecuzione di Pagliare.

Lunedì 29 giugno è in programma l’accertamento tecnico irripetibile su moto e caschi, sequestrati dal garage di casa Spagnulo dopo un confronto con le immagini delle videocamere di sorveglianza della zona limitrofa alla scena del crimine.

Si tratta della “prova stub”, volta alla ricerca di polvere da sparo sul mezzo e sui caschi.

Qualora il test risultasse positivo, la posizione della coppia si aggraverebbe ulteriormente.

Ad oggi non è stato presentato nessun ricorso al Tribunale del Riesame per tentare di ribaltare la sentenza del Gip Annalisa Giusti che ha convalidato l’accusa, ma anche la custodia cautelare.

Marito e moglie sono in carcere.

Lui in quello ascolano di Marino del Tronto, lei in quelli di Castrogno a Teramo.

Non si esclude nemmeno che Spagnulo abbia deciso di cambiare strategia difensiva.

Al momento a difendere entrambi è il penalista Alessandro Angelozzi, mentre Nazario Agostini rappresenta la famiglia Cianfrone.

Determinanti per far scattare le manette a Spagnulo e Angiulli sono state le immagini tratte dalle videocamere poste lungo il percorso che i due avrebbero compiuto per raggiungere, e poi lasciare, la ciclopedonale. Passando però prima al bar a fare colazione.

E’ lì che sono stati immortalati senza casco a coprire il volto. Ma non i vestiti, che sono stati confrontanti con quelli dei motociclisti che hanno messo esploso i colpi di pistola.

Altri riscontri oggettivi sono stati confermati da tabulati telefonici e da testimonianze dirette, il tutto incrociato fino a ricostruire una fitta rete, laddove è stato possibile o ritenuto necessario, nelle cui maglie sono finite diverse decine di persone.

Tutte ascoltate – anche se pochissime si sono fatte avanti di loro spontanea volontà – anche se solo per il fatto di essere presenti nei pressi del luogo dell’omicidio nel momento in cui è stato commesso.

 



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