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Caos quarantena nelle classi con alunni
e insegnanti positivi al Covid:
la denuncia di alcuni genitori

EMERGENZA CORONAVIRUS - Nella quarta A a tempo pieno della scuola dei Santi Filippo e Giacomo di via Kennedy di Ascoli sono risultati positivi un'insegnante e 3 alunni. «Ma questo referto non compare da nessuna parte, o meglio non è stato preso in carico dall'Asur. I bambini stanno a casa, per un'auto quarantena e per buon senso». Intanto a Comunanza il sindaco paga i tamponi per la scuola
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Il primo giorno di scuola nel plesso di via Kennedy, Ascoli

 

Tamponi, quarantena, didattica a distanza. Non si parla d’altro tra i genitori di alunni e studenti che dal 14 settembre, primo giorno di scuola, quotidianamente si trovano di fronte a nuovi scenari dovuti al fatto che sempre più ragazzi e insegnanti risultano positivi al Coronavirus e le procedure adottate non sono uniformi.

Qui la testimonianza dei alcuni genitori di una classe della scuola elementare Santi Filippo e Giacomo di via Kennedy di Ascoli. A tal proposito è doveroso precisare che alcuni mamme e papà della stessa classe si sono dissociati dalla nota qui riportata.

«Questo momento di forte disagio è reso ancor più difficile dal fatto che si vive nell’incertezza più profonda. Nella scuola Santi Filippo e Giacomo in via Kennedy, la classe quarta A a tempo pieno è vuota.

Non ci sono insegnanti e alunni.

Se si dovesse chiedere il perché ufficialmente non è data alcuna risposta.

La verità è che un’insegnante e tre bambini sono risultati positivi al Sars Cov 2. Ma questo referto non compare da nessuna parte, o meglio non è stato preso in carico dall’Asur.

I bambini stanno a casa, per un’auto quarantena e per buon senso.

Non si possono lasciare i bambini e le famiglie nel totale abbandono.

Se le istituzioni competenti latitano a chi ci dobbiamo rivolgere? C’è qualcosa che non torna.

Tamponi effettuati privatamente che non hanno nessun valore, segnalazioni che non arrivano! Bisogna che qualcuno di dovere faccia qualcosa per toglierci da questa situazione a dir poco sconcertante».

La situazione era piuttosto chiara nelle prime settimane, seppure preoccupante per l’innalzamento continuo dei contagi.

Se c’era un positivo in una classe, tutti i compagni venivano messi in quarantena e sottoposti nel giro di pochissimi giorni a tampone. Con tampone negativo, rimanevano isolati solo coloro che con il positivo avevano avuto contatti stretti. Gli altri potevano tornare in aula.

Quarantena per tutti se c’erano più positivi in una stessa classe, o insegnanti. Poi i presidi, d’accordo con i responsabili della Sanità pubblica, potevano decidere di chiudere la scuola. Per sanificazione, per precauzione o anche perchè con insegnanti costretti a casa, non potevano garantire il regolare svolgimento delle lezioni in presenza.

La didattica a distanza era prevista solo se in classe c’era un positivo.

Negli ultimi giorni l’incertezza allarma i genitori più che il fatto che un figlio sia positivo o lo possa diventare.

Questo in ragione del fatto che il tracciamento dei contatti è diventato quasi impossibile, tanti sono i casi, e i laboratori analisi sia pubblici che privati fanno sempre più fatica a smaltire i numerosissimi tamponi. Se c’è un positivo in classe, l’Area Vasta 5 convoca per i tamponi in un lasso di tempo più lungo di prima.

L’Ufficio scolastico regionale nel frattempo, con una nota del 19 ottobre, ha indicato che l’alunno in attesa di tampone può stare in classe, a condizione che non tolga mai la mascherina, neppure quando è seduto al banco. Mentre di regola la mascherina deve essere tenuta solo negli ambienti comuni.

Il sindaco di Comunanza Alvaro Cesaroni

Poi è uscito il nuovo Dpcm, che vuole lezioni in presenza per infanzia, elementari e medie, mentre per le superiori la didattica a distanza va fatta per il 75% delle ore.

Ed ecco allora che scuole chiuse, sono state riaperte. Classi con un positivo non sempre messe in quarantena. Chiamate per il tampone che tardano ad arrivare. Sindaci che si attivano per far fare i tamponi rapidi privatamente ad alunni e insegnanti a rischio di contagio. Lo ha fatto Alvaro Cesaroni, sindaco di Comunanza, facendo sottoporre a test molecolare rapido 37 alunni e 6 insegnanti.  

m.n.g.



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