di Luca Capponi
Stati Uniti e Italia hanno per anni questionato su chi avesse realmente inventato il telefono tra Meucci e Bell (anche se in lizza c’erano pure altri studiosi), prima che nel 2002 il Congresso Usa attribuisse ufficialmente la paternità all’inventore toscano. Ad Ascoli, invece, la questione è ben più spinosa e di fondamentale importanza per le sorti dell’umanità: chi ha introdotto per primo la formula del reading-fiume nella bella città delle cento torri?

L’Acerba di Cecco d’Ascoli
La querelle che toglie il sonno a molti nasce dopo le dichiarazioni dell’assessore alla cultura Piersandra Dragoni, la quale dopo la maratona di lettura dedicata a “L’Acerba” di Cecco d’Ascoli, organizzata per il 750esimo della nascita del grande maestro ed andata in scena al Palazzo dei Capitani lo scorso 27 aprile con il coinvolgimento di circa 60 persone (qui l’articolo), su queste pagine aveva dichiarato: «…E’ la prima volta, infatti, che si organizza una iniziativa del genere nella nostra città e avevo non pochi timori, invece l’esperimento è andato benissimo».

Pina Traini de “Il portico di Padre di Brown”
Dichiarazione che non è piaciuta all’associazione “Il portico di Padre Brown“, presieduta da Pina Traini: «Intendiamo precisare, per esatta informazione, che la pratica dei reading non-stop di opere letterarie è stata introdotta ben sei anni fa nella città delle cento torri e non per la prima volta in questi giorni come invece è stato scritto. E’, infatti, dalla prima edizione della Giornata della Memoria che la nostra associazione coinvolge oltre 100 tra studenti e docenti delle scuole superiori di Ascoli Piceno nella lettura-fiume, da mattina a sera, di libri sulla Shoah. Un format che ha sempre visto la partecipazione del sindaco e di altre autorità civili e religiose del territorio. Si evidenzia pertanto con piacere che questa buona prassi sia stata mutuata anche da altre iniziative culturali e sociali svoltesi di recente nella nostra città».
L’auspicio è che, dopo questa precisazione, non si inneschi una spirale in stile Bell-Meucci. Anche perché, da quello che si evince leggendo le enciclopedie online, sembra che il primato in realtà spetti al valdostano Innocenzo Manzetti, il quale zitto zitto realizzò un apparecchio elettrico simile al telefono già negli anni cinquanta dell’Ottocento, senza però brevettarlo. Come recita un vecchio adagio: “Non dire gatto…”
Cecco fa il record: 6 ore per 4.865 versi In 60 completano la lettura de “L’Acerba”
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