di Emanuela Voltattorni
Il diritto delle persone con disabilità alla mobilità e all’accessibilità è uno dei parametri con cui si misura la qualità civile di una comunità. Ma cosa accade quando questo diritto entra in tensione con l’organizzazione degli spazi urbani e con le esigenze di una città, specie se turistica? Il caso del diniego di uno stallo di sosta personalizzato per una persona con disabilità apre una discussione più ampia, che merita di essere letta attraverso tre prospettive: quella del cittadino, quella dell’Amministrazione e quella di chi prova a tenere insieme entrambe.

Uno stallo per la sosta riservato ai diversamente abili
Il diritto di una persona fragile
Per il cittadino che ha presentato la richiesta, la vicenda appare profondamente ingiusta. Una donna titolare di contrassegno invalidi ha chiesto al Comune l’istituzione di uno stallo di sosta personalizzato davanti alla propria abitazione. Non guida personalmente: viene accompagnata dal marito o dal figlio. Ogni uscita o rientro da casa comporta dunque una ricerca incerta di parcheggio nelle vicinanze, con tutte le difficoltà che questo comporta per chi ha limitazioni fisiche.
Il Comune ha però respinto la richiesta con un provvedimento. Tra le motivazioni, secondo il figlio della signora, comparirebbe il riferimento alla densità abitativa della zona e alla circolazione estiva, che rende gli stalli disponibili insufficienti. Nel provvedimento si leggerebbe inoltre che la richiedente non conduce personalmente veicoli.
Un’osservazione che, dal punto di vista del richiedente, appare paradossale: proprio perché non può guidare è necessario che chi la accompagna possa fermarsi vicino all’abitazione. Il diniego si fonda anche sull’affermazione secondo cui la donna non sarebbe impedita alla deambulazione, pur essendo titolare di contrassegno disabili. E si aggiunge che il contrassegno consente comunque di sostare in diverse aree purché non si intralci la circolazione.

Il sindaco Rocchi
Dal punto di vista del figlio – che sottolinea anche la propria formazione giuridica – la decisione appare problematica anche sotto il profilo normativo. Il Decreto legislativo 151 del 2012 ha eliminato il requisito che limitava gli stalli personalizzati ai soli conducenti con disabilità.
Inoltre, la giurisprudenza amministrativa, in particolare un’ordinanza del Consiglio di Stato del 2025, ha ribadito che la discrezionalità dei Comuni deve basarsi su una istruttoria concreta e su motivazioni puntuali, legate a effettivi problemi di viabilità o sicurezza. Da questa prospettiva, il diniego apparirebbe come esempio di un diritto trattato come concessione, subordinato ad altre priorità urbane.
La parola al sindaco: equilibrio tra richieste e spazio urbano
Dal punto di vista dell’Amministrazione comunale, però, la questione si presenta in modo diverso. Il sindaco Alessandro Rocchi ha sottolineato di rappresentare un Comune, quello di Grottammare, che da sempre è attento alle esigenze delle persone con disabilità: «Nel territorio sono presenti circa 200 stalli riservati ai disabili, utilizzabili da chiunque sia titolare di contrassegno, e circa 80 stalli personalizzati nominativi».
Ogni richiesta, ci ha spiegato il primo cittadino, viene sottoposta a una istruttoria della Polizia locale, con sopralluoghi e verifiche sul posto. Le linee guida che abbiamo tracciato negli anni, prevedono che lo stallo per disabili sia concesso quando esistono condizioni particolarmente stringenti: assenza di garage, problemi di deambulazione molto rilevanti, per citarne alcuni.
«Nel caso specifico – continua il primo cittadino – oltre che nell’istruttoria, durante il sopralluogo la Polizia locale avrebbe evidenziato ai richiedenti che l’accompagnatore può fermare il veicolo davanti all’abitazione, seppur in presenza di divieto di sosta, grazie al contrassegno disabili. L’auto può rimanere parcheggiata il tempo necessario, per consentire alla persona di scendere o salire con tranquillità, per essere poi spostata altrove in un secondo momento. L’accesso all’abitazione, quindi, risulterebbe facilitato per la signora disabile, più che in presenza di uno stallo che difficilmente ricade esattamente sotto casa sua. Le richieste che riceviamo sono numerose e continue, soprattutto e ovviamente in zone ad alta densità abitativa e con forte pressione turistica stagionale, e vengono tutte valutate, caso per caso».
Da un lato, è comprensibile la frustrazione di una famiglia che si trova a dover affrontare ogni giorno difficoltà logistiche per accompagnare una persona fragile. Il diritto alla mobilità e all’accessibilità domestica non è un dettaglio amministrativo: riguarda proprio la dignità quotidiana delle persone. Dall’altro lato, le amministrazioni locali sono chiamate a gestire spazi urbani limitati, con domande crescenti.
Proprio per questo, il punto cruciale diventa la qualità dell’istruttoria e della motivazione. Quando un diritto percepito come fondamentale viene negato, la decisione deve essere spiegata in modo chiaro, documentato e comprensibile, non solo per ragioni giuridiche, ma anche per mantenere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Da questo punto di vista, il sindaco Rocchi si è dichiarato disponibile per un ulteriore chiarimento con cittadino richiedente.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati