di Elena Minucci e Luca Capponi
Una gioia troppo grande da descrivere, quella provata da tutta una città. E dai suoi tifosi. L’Ascoli torna in Serie B dopo la finale playoff col Brescia. A ridosso delle 20 del 7 giugno 2026 (data da imprimere negli annali del Picchio), le cento torri si trasformano: all’uscita dal “Del Duca”, una marea bianconera si riversa verso il centro storico, tra cori (per squadra, allenatore, società ma anche per Rozzi e Mazzone), fuochi e clacson, con l’apice vissuto in piazza del Popolo.

L’affascinante regina delle Marche
Proprio davanti al Caffè Meletti, dove è stato steso il mega striscione raffigurante “La regina delle Marche”, più affascinante che mai, e dove i ragazzi di Tomei hanno cenato per poi unirsi alle migliaia di persone accorse nel cuore cittadino, per un bagno di folla indimenticabile. Di quelli capaci di mandare in temporaneo tilt anche i telefoni, a causa dell’assembramento massiccio.
E tra le parole colme di emozione del patron Passeri e dello stesso Tomei, il sindaco Fioravanti annuncia: «Daremo la cittadinanza onoraria al nostro mister».
Il ringraziamento e l’orgoglio dei tifosi dinanzi ad un gruppo unico, le dichiarazioni di “joker” Corazza e capitan Curado, la consapevolezza di aver fatto la storia. In questa vicenda di passione c’è tutto, compreso il lieto fine che ripaga dei tentativi che negli anni avevano visto l’Ascoli fallire puntualmente nei playoff di Serie C, portando spesso e volentieri solo delusione. Stavolta però è andata diversamente.
La notte “sportiva”, per l’Ascoli, è appena finita. La notte della festa, invece, è appena cominciata.


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