Giulio Calvaresi “Lu Ranecchiare” e Luigi Civita “Lu Diavelitte” di Santa Chiara

ASCOLI - Dal vecchio ponte con chiesetta demoliti nel 1879 al cavallo "Forever", passando per i due mitici personaggi che hanno legato il loro nome a via Po ed a tutta la zona. Oggi che si parla di riqualificazione, l’augurio è che non si cancellino angoli che appartengono al patrimonio artistico e storico della città
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Il ponte di Santa chiara e la chiesetta sullo sfondo prima della demolizione

 

di Giulia Civita

 

Prima di raccontare questa storia vera che è anche una favola, quella di un mondo che non c’è più fatto di umanità, di passione e di cose belle è necessario presentare il ponte di Santa Chiara che fu costruito nel 1545 dai proprietari delle terre adiacenti in luogo di un altro ponte caduto.

Il disegno a matita di Giulio Gabrielli

 

In prossimità del ponte sorgeva la Chiesetta di Santa Chiara ma fu necessario demolirlo perché franava per costruirne uno nuovo sopraelevato come da progetto dell’ingegner Cardi nel 1879. Dell’antico ponte e della chiesetta ci rimangono un’immagine fotografica scattata prima della loro demolizione ed un disegno a matita di Giulio Gabrielli.

 

Nel libro “Luigi Civita – Il primo cavaliere di Porta Romana” scrivo: «L’amore di mio padre per i cavalli risale alla prima infanzia, all’età di quattro anni, quando non abitava ancora in Rua della Colonna bensì nel Borgo di Santa Chiara in una casa di via Po. Il borgo era popolare e la gente si voleva bene, è qui che Luigi a causa della sua vivacità, si guadagna il titolo di Diavelitte che lo seguirà per tutta la sua avventura quintanara. Suo nonno nell’ottocento ad Acquapendente trasportava la posta con i cavalli e gareggiava come fantino di professione alle corse che si disputavano a Roma e a Santa Marinella, quindi si può dire che fosse legato al mondo dei cavalli per eredità genetica e già a sette-otto anni montava agevolmente, servendosi del muretto sul ponte, in groppa alla cavalla baia “Forever” dalla quale era rimasto affascinato: “Le mancavano le ali per volare”, diceva».

 

Il proprietario della baia era l’imprenditore edile Giulio Calvaresi, detto “Lu Ranecchiare” per via dell’esercito di ranocchie che saltavano fuori a causa dei suoi lavori sul fiume, dove prendeva la breccia. Calvaresi era anche commerciante d’equini e con un proprio fantino partecipava alle varie corse organizzate nel Piceno e nelle regioni limitrofe in occasione delle feste paesane. Appena adolescente Luigi sostituì il fantino di Calvaresi e divenne il protagonista delle suddette corse e ne vinse parecchie in sella a “Forevè” (così era storpiato il nome della baia “Forever”), guadagnandosi pochi spiccioli ma molta gloria ed una notevole esperienza, tanto che Calvaresi lo volle con sé come consulente, quando si recava alle fiere per comprare i cavalli.

Il progetto del nuovo ponte

 

Nel 1960 rifiutò il purosangue scelto dal Sestiere di Porta Romana e si fece accompagnare nell’Agro romano alla ricerca di un cavallo più adatto alla giostra ascolana; lo voleva di razza arabo-sarda, con le zampe corte, “duro di bocca” da guidare con una sola mano perché con l’altra durante la giostra il cavaliere deve impugnare l’asta e, soprattutto veloce. Qui scelse il cavallo Zorro, con il quale vinse l’edizione straordinaria della Quintana che si tenne al Circo Massimo durante le Olimpiadi di Roma nel 1960.

 

Luigi Civita era mio padre, ricordo che quando andavamo al cimitero ci fermavamo sempre davanti alla tomba di Giulio Calvaresi e mi diceva: «Vedi chi è stato il mio maestro?».

Luigi Civita

 

Giulio Calvaresi, nato ad Ascoli il 19 agosto 1902 e morto il 9 dicembre 1957 in via Diciannovesima 12 (all’epoca della sua morte via Po si chiamava così), a soli 55 anni è stato uno dei promotori più importanti della Quintana ascolana, uno di quei personaggi capaci di lasciare la loro impronta.

 

La sua casa all’inizio di via Po è un’opera architettonica di valore artistico e storico che gli rende onore e dove ancora si vede il percorso che portava alla stalla di “Forever”.

 

Leggo da articoli recenti: “Belvedere sul Tronto e un parcheggio in via Po”. Il nuovo deve prendere il posto del vecchio, si chiama progresso. Esiste, però, anche la bellezza, la cultura, il passato. Via Po è una pagina della nostra storia, l’augurio è che questo nuovo belvedere non cancelli tutti quegli angoli che appartengono al patrimonio artistico della nostra Ascoli.

 

La casa di Calvaresi

Via Po vista dal ponte

 

 

 


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