Comuni montani esclusi, spiragli dopo la protesta a Roma: «C’è disponibilità al dialogo»

PICENO - La delegazione marchigiana di Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) fa il punto dopo la manifestazione tenuta nella Capitale. Il presidente Giuseppe Amici: «Non è una battaglia ideologica, ma la difesa di servizi essenziali e del futuro delle aree interne»
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Una mobilitazione compatta, trasversale e dal forte peso istituzionale. I sindaci dei Comuni esclusi dalla nuova classificazione delle aree montane portano la protesta a Roma e incassano un primo risultato politico: l’apertura di un confronto parlamentare sulla contestata riforma che rischia di tagliare fuori centinaia di territori dai benefici destinati alla montagna.

 

Alla manifestazione nazionale andata in scena nella Capitale hanno partecipato oltre 150 sindaci provenienti da tutta Italia insieme a numerosi amministratori locali. Al centro della protesta, gli effetti della legge del 12 settembre 2025 e del successivo Dpcm del 18 febbraio 2026, che hanno ridefinito i criteri di classificazione dei Comuni montani, escludendo molte realtà dalle agevolazioni e dagli strumenti di sostegno economico destinati alle aree interne.

 

Giuseppe Amici alla manifestazine di Roma

Una decisione che, secondo gli amministratori, rischia di avere conseguenze pesanti su servizi pubblici, welfare territoriale, sanità, scuola e sviluppo economico dei territori più fragili. Presente anche la delegazione marchigiana di Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) guidata dal presidente Giuseppe Amici, che ha preso parte agli incontri istituzionali svoltisi a Montecitorio insieme ai sindaci. La delegazione è stata ricevuta dagli esponenti di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, Antonio Baldelli e dalla senatrice Domenica Spinelli. Nel corso della giornata si sono svolti confronti anche con il senatore Maurizio Gasparri per Forza Italia e con i parlamentari del Partito Democratico Debora Serracchiani, Irene Manzi e Augusto Curti.

 

La richiesta avanzata dagli amministratori è chiara: sospendere gli effetti del Dpcm e avviare una revisione dei criteri che consenta il reintegro dei Comuni esclusi. Dai rappresentanti parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, sarebbe emersa una diffusa disponibilità all’ascolto e all’apertura di un tavolo di confronto istituzionale. Gli esponenti dei partiti di Governo si sarebbero inoltre impegnati a portare formalmente la questione all’attenzione degli organi competenti.

 

«E’ stata una mobilitazione composta, seria e profondamente istituzionale – ha dichiarato Amici, presidente di Uncem-Marche e dell’Unione Montana Tronto e Valfluvione –. I sindaci hanno portato a Roma non una protesta ideologica, ma la richiesta concreta di tutelare comunità che rischiano di perdere strumenti fondamentali per garantire servizi, scuola, sanità e opportunità di sviluppo».

 

Amici sottolinea come il tema delle aree montane non possa essere affrontato «solo con parametri tecnici o statistici», ribadendo la necessità di tenere conto delle reali condizioni geografiche, economiche e sociali dei territori.

 

«Uncem-Marche continuerà a sostenere i territori marchigiani esclusi dalla classificazione – aggiunge – mantenendo aperto il confronto con Regione Marche e Governo affinché si arrivi a soluzioni equilibrate. Non possiamo permettere che intere comunità vengano private di strumenti essenziali per il loro futuro».

 

La giornata romana rappresenta soltanto il primo passo della mobilitazione. Parallelamente resta aperto anche il fronte amministrativo, con il ricorso già presentato al Tar del Lazio contro il decreto attuativo della riforma.


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