Lo sgombero dell’area davanti alla chiesa della Madonna del Suffragio non è bastato a risolvere una situazione delicata presente nel quartiere Ponterotto. Infatti, a meno di dodici ore dall’intervento delle forze dell’ordine, alcuni senza fissa dimora sono tornati a occupare il sagrato, riprendendo possesso degli spazi già utilizzati nei giorni precedenti.
Già nel pomeriggio del Venerdì Santo la zona si presentava nuovamente frequentata, con giacigli e oggetti personali sistemati nei pressi della chiesa. Una situazione che ha riacceso il malcontento dei residenti, i quali da tempo segnalano difficoltà legate alla convivenza e chiedono interventi più incisivi.
Secondo quanto emerso, le operazioni di sgombero e pulizia, pur necessarie per ripristinare il decoro, non sarebbero sufficienti a garantire una soluzione stabile. Nella mattinata di venerdì scorso (Venerdì Santo) le forze dell’ordine, insieme agli operatori della PicenAmbiente, erano intervenuti sul posto, trovando alcune persone in stato di alterazione. Gli homeless sono stati allontanati ma nel giro di poche ore sono tornati sul posto.
Il disagio è avvertito soprattutto dalle famiglie della zona, anche in relazione alla presenza di bambini che frequentano le attività parrocchiali. A proposito di Chiesa, sul tema dell’assistenza ai senzatetto ha preso una netta posizione anche la Caritas Diocesana.
Sul tema interviene anche Rachele Laversa, rappresentante locale del Partito Socialista, che propone una lettura più ampia del fenomeno. «Lo sgombero forzato dei senzatetto senza l’offerta di un’alternativa dignitosa non risolve il problema del degrado, lo sposta semplicemente di qualche isolato», sottolinea, evidenziando come interventi di questo tipo rischino anche di interrompere percorsi di assistenza già avviati.
Nel suo intervento, Laversa richiama la tradizione di accoglienza del territorio sambenedettese e insiste sulla necessità di un cambio di approccio: «Non si può nascondere la povertà sotto il tappeto, ma bisogna trovare soluzioni che nascano dall’umanità e dalla lungimiranza». Un richiamo che si accompagna a una critica verso il ruolo finora svolto dalle istituzioni, ritenuto insufficiente rispetto alla complessità del fenomeno.
«È più facile fare la lotta ai poveri che alla povertà», aggiunge, ponendo l’accento sulla necessità di politiche strutturali e su un maggiore coinvolgimento del settore pubblico, accanto al lavoro portato avanti dal volontariato e dalla Caritas.
Tra le proposte avanzate, emerge l’adozione di modelli già sperimentati in altre città italiane, come il sistema “Housing First”, che prevede l’assegnazione di alloggi come punto di partenza per il reinserimento sociale. Accanto a questo, viene suggerita la creazione di un’agenzia sociale per l’affitto, capace di facilitare l’accesso al mercato abitativo attraverso garanzie per i proprietari.
Altre indicazioni riguardano il potenziamento delle unità di strada e la realizzazione di centri di accoglienza a bassa soglia, oltre alla possibilità di coinvolgere le persone senza dimora in attività di utilità pubblica tramite borse lavoro o tirocini. «La solidarietà non è un mero esercizio di decoro urbano, ma il pilastro di una comunità autenticamente civile», conclude Laversa, ribadendo la necessità di coniugare sicurezza e inclusione.
Resta dunque aperta una questione complessa, che continua a dividere tra esigenze di decoro urbano e necessità di risposte sociali più strutturate. Un equilibrio difficile, che richiederà interventi coordinati e una visione di lungo periodo per evitare che situazioni simili si ripetano ciclicamente nel cuore della città.
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