di Maria Grazia Lappa
C’è un silenzio diverso oggi tra le vie di Offida. Un silenzio che sa di assenza, dopo l’ultimo saluto a Leonida Massaroni, scomparso a 77 anni. Ma dentro questo silenzio continua a muoversi qualcosa: il ricordo di un uomo che alla sua terra ha dato molto più di una semplice presenza.
Leonida era il Bove. Non solo uno dei portatori, ma parte viva di quella corsa, di quel respiro collettivo che ogni anno attraversa il paese. Sotto la struttura del bue finto, tra il peso, il sudore e l’energia della folla, c’era anche lui: nascosto agli occhi, ma centrale nel cuore della festa.
E quando ne parlava, non era un racconto qualsiasi. Era come aprire una porta sul passato. Gli occhi si illuminavano, la voce cambiava ritmo e, all’improvviso, il Carnevale tornava lì, presente, vivo. Non spiegava il Bove Finto: lo faceva sentire.
Perché Offida, per Leonida, non era solo il luogo in cui vivere. Era identità, appartenenza, radice. Un legame profondo, di quelli che non hanno bisogno di essere spiegati, ma solo vissuti. «Ero io sotto il Bove…», diceva con un sorriso velato di nostalgia, mentre già immaginava la corsa, la gente, la tensione gioiosa. In quelle parole c’era tutto: la fatica, l’orgoglio, la felicità semplice di essere parte di qualcosa che resta.
Oggi Leonida non c’è più, ma la sua presenza continua a correre tra quelle strade. Vive nei racconti, nei gesti tramandati, negli occhi di chi porterà ancora il Bove. Perché ci sono persone che non lasciano solo un ricordo: lasciano un modo di sentire, un modo di appartenere. Alla moglie Vincenzina e al figlio Iginio va l’abbraccio sincero e commosso della comunità.
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