Riceviamo dal “comitato Arretramento Fs e A14 Marche sud” e pubblichiamo:
Dopo Niscemi arriva la frana di Petacciato in Molise che ha spaccato l’Italia in due sulla dorsale adriatica bloccando A14, linea ferroviaria e SS 16. Tale frana era conosciuta e doveva essere oggetto di intervento, come è conosciuto l’elevato rischio frane sulla costa delle Marche sud, tra Porto Sant’Elpidio e San Benedetto del Tronto, ove passa l’A14 e vicino Statale 16 e linea ferroviaria.
Elevato rischio frane certificato da tempo dal Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Marche, recepito dalla mappatura del rischio frane del Ministero per l’Ambiente. Rischio altresì certificato dal tipo di lavorazioni che Aspi ha dovuto effettuare per la manutenzione di questo tratto autostradale che prevedono riconsolidamenti strutturali delle gallerie per sostenere la pressione della collina in movimento, la regimazione idraulica delle acque che è la causa prima delle frane, l’installazione della sensoristica per tenere sotto controllo i movimenti della collina che preme.
Lavori ancora in corso e che, come rimarca il Comitato Arretramento Fs e A14 Marche Sud, «durano da ben 9 anni. Il rischio frane è altresì certificato dalla storia del nostro territorio. Come ci è stato insegnato dai docenti di Unicam “le coste alte nelle Marche sono generate da deformazioni tettoniche di tipo compressivo, soggetta a grandi frane e deformazioni tettonico-gravitative profonde in aree di falesia”. I movimenti franosi hanno tempi plurisecolari e le manifestazioni negli anni sono state molteplici, tra cui la più eclatante è stata quella di Ancona del 13 dicembre 1982 con più di mille famiglie evacuate e 285 edifici distrutti ed altri 600 lesionati. La situazione del rischio frane diventa particolarmente grave nel tratto da Porto Sant’Elpidio a San Benedetto del Tronto in quanto oltre alla presenza di ferrovia e SS16 fu fatta passare all’interno delle aree ad elevato rischio frana anche l’A14 (…) da parte della politica locale di allora.
Altro evento storico di questo tratto fu la famosa frana di Grottammare e Cupra del 9 maggio 1928 con mezzo milione di metri cubi di terra che invasero Statale 16 e Ferrovia provocando diversi morti. Frana che a Cupra si riattivò nel 2003, 2005 e 2011 con movimenti lenti, ma inesorabili che portarono a lesioni strutturali a edifici civili, crepe sulla Statale e necessità di evacuazioni localizzate. A Grottammare nel corso degli anni ’50 e ’70, e più recentemente negli anni 2000, si sono verificati numerosi distacchi di massi e scivolamenti di terra dal versante del Castello. Anche sulla rupe di Pedaso le frane hanno storicamente causato l’interruzione della linea ferroviaria Adriatica e della statale 16, rendendo necessari imponenti lavori di consolidamento e l’installazione di paramassi che oggi caratterizzano il paesaggio costiero della zona.
Anche a Porto San Giorgio si registrarono diversi movimenti franosi durante la costruzione dell’A14 che implicarono ulteriori interventi di consolidamento e indennizzi pagati a diversi proprietari con edifici lesionati a causa dei lavori. Il quadro è molto chiaro e quello che stupisce è l’atteggiamento di buona parte della politica che si accoda acriticamente alla proposta di potenziamento dell’A14 di Aspi che prevede la realizzazione della terza corsia da Porto Sant’Elpidio a Pedaso e il mini-arretramento di un senso di marcia a tre corsie da Pedaso e San Benedetto del Tronto quando la documentazione tecnica ufficiale, la storia recente e passata, il tipo di intervento che Aspi è stata costretta a realizzare per la manutenzione di questo tratto autostradale, attestano inequivocabilmente che l’area ha un elevato rischio frane e non può sostenere questo tipo di intervento.
Per assumersi l’onere della rappresentanza politica occorre studiare e conoscere il territorio, occorre dialogare con la comunità locale, altrimenti si rappresentano interessi che non sono quelli della comunità, anzi sono antitetici. Per un senso di responsabilità nei confronti della stessa, la politica regionale e locale non possono non chiedere l’elaborazione di alternative progettuali al potenziamento dell’autostrada nelle Marche sud, tra cui la proposta della bretella autostradale arretrata a 4 corsie da Porto Sant’Elpidio a Mosciano/Teramo.
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