La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha reso note le motivazioni della sentenza che ha confermato la condanna all’ergastolo per Leopoldo Wick, l’ex infermiere accusato di aver causato la morte di sette anziani ospiti della Rsa di Offida e il tentato omicidio di un’altra paziente. Nelle oltre cento pagine depositate, i magistrati descrivono un impianto accusatorio ritenuto solido e supportato da una serie di elementi convergenti tra loro.

Secondo i giudici, dalle testimonianze raccolte e dagli accertamenti tecnici emergerebbe un comportamento fuori dall’ordinaria gestione sanitaria della struttura. Wick, viene evidenziato nella sentenza, avrebbe gestito in maniera molto personale la preparazione e la somministrazione delle terapie, mantenendo spesso un atteggiamento riservato nei confronti degli altri operatori.
Diversi dipendenti della Rsa hanno raccontato durante il processo di aver assistito a situazioni considerate insolite: interventi su pazienti non assegnati al turno dell’infermiere, preparazione autonoma di miscele farmacologiche e accessi frequenti alle stanze degli ospiti anche senza apparente necessità. Alcuni colleghi hanno inoltre riferito di avere notato differenze nelle terapie predisposte da Wick rispetto a quelle normalmente somministrate dagli altri infermieri.

Leopoldo Wick
Tra gli aspetti ritenuti rilevanti dalla Corte c’è anche il contenuto dello zaino personale sequestrato all’imputato. All’interno sarebbero stati trovati medicinali custoditi in modo giudicato incompatibile con il normale utilizzo professionale, compresa dell’insulina nascosta in un altro contenitore. Secondo varie testimonianze, quello zaino veniva tenuto costantemente vicino durante i turni.
Le motivazioni richiamano poi gli episodi di improvviso peggioramento delle condizioni cliniche di alcuni anziani ospiti, con casi di forte sedazione e crisi ipoglicemiche che, secondo quanto emerso nel dibattimento, si sarebbero verificati in coincidenza con la presenza in servizio dell’infermiere.
La Corte affronta anche il tema del movente, spiegando che la responsabilità penale può essere riconosciuta anche senza individuare una motivazione precisa dietro alle condotte contestate. Tra le ipotesi formulate dai giudici viene citata la possibilità che alcune vittime fossero considerate pazienti particolarmente difficili da gestire o ormai prive, agli occhi dell’imputato, di concrete prospettive di recupero.
Nel documento si ricorda inoltre che il nuovo processo davanti ai giudici umbri era stato disposto dalla Corte di Cassazione dopo l’annullamento dell’assoluzione pronunciata in appello ad Ancona. La Suprema Corte aveva infatti ritenuto utilizzabili gli esami tossicologici e medico-legali contestati dalla difesa.
Secondo i magistrati di Perugia, infine, non si sarebbe trattato di semplici errori professionali o negligenze, ma di comportamenti consapevoli e ripetuti nel tempo, resi possibili dal ruolo ricoperto da Wick all’interno della struttura sanitaria. La difesa dell’ex infermiere è ora pronta a presentare un nuovo ricorso in Cassazione.
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