
La frattura interna al Partito Democratico piceno continua ad allargarsi. Dopo la presa di posizione di alcuni sindaci del territorio contro la segreteria provinciale (leggi qui) e dopo il duro intervento di segretari di circolo e delle unioni comunali, di capigruppo, di sindaci e degli iscritti del partito, che hanno accusato l’area riconducibile ad Agostini e Terrani di aver favorito il centrodestra nell’elezione al Consind (leggi qui), arriva ora una nuova replica che alimenta ulteriormente lo scontro interno.
A firmare il documento sono Attilio Bellini, Andrea Manfroni, Fabrizio Lucciarini De Vincenzi e Marco Oddi, che puntano il dito contro il segretario provinciale Francesco Ameli e contro quella che definiscono una ricostruzione parziale della vicenda.
«Visto l’articolo in cui misteriosi iscritti che non si firmano si sono espressi sulla vicenda Consind – scrivono – ci preme fare alcune pratiche considerazioni, in particolare sul segretario provinciale di mezzo Pd che subdolamente torna nell’ombra e fa emergere il già noto Fan Club».
Nel mirino dei quattro esponenti dem c’è soprattutto la questione dei numeri relativi all’elezione del presidente del Consind. Secondo Bellini, Manfroni, Lucciarini De Vincenzi e Oddi, il segretario avrebbe annunciato pubblicamente la volontà di rendere noto l’elenco dei 19 sindaci che hanno sostenuto Procaccini, senza però averlo mai fatto.
«Probabilmente perché tutti si sarebbero accorti che oltre un quarto dei 19 sindaci sarebbero stati di destra» sostengono.
La nota entra poi nel dettaglio dei conteggi. Gli autori ricordano che la candidatura di Francesco Viscione era stata sottoscritta da 25 sindaci, ma al momento del voto avrebbe ottenuto soltanto 20 preferenze.
«Se la matematica non è un’opinione – affermano – appare evidente che almeno cinque voti sono andati all’altro candidato».
Da qui la ricostruzione politica proposta dai quattro firmatari. «O quei cinque voti erano di centrosinistra e allora non si capisce perché si urla allo scandalo, oppure, come in effetti è stato, i sindaci hanno fatto un accordo largo e alla luce del sole, hanno votato dando una guida istituzionale e politicamente paritaria (votando Viscione) e quindi i 5 voti sono inesorabilmente di destra».
Per questo motivo la domanda che pongono è netta: «Chi ha fatto l’inciucio? Chi ha fatto un accordo alla luce del sole o chi, nascondendosi nell’ombra, come già nel caso della Provincia, ha fatto accordi sottobanco col centrodestra eleggendo un presidente di destra?»
L’attacco si sposta quindi anche sulla precedente elezione provinciale. I quattro esponenti sostengono di essere ancora in attesa dei dati che la segreteria aveva annunciato per dimostrare le responsabilità politiche della sconfitta del centrosinistra.
«Come per il Consind – scrivono – siamo ancora in attesa dei tanto declamati numeri sulla Provincia che, a tutt’oggi, non sono stati forniti».
Nella parte finale del documento viene tirato in ballo anche l’ex parlamentare Luciano Agostini, più volte citato nel dibattito degli ultimi giorni.
«Si continua a chiamarlo in causa – osservano – nonostante da otto anni non svolga più alcuna funzione istituzionale e da alcuni anni non faccia parte nemmeno degli organismi dirigenti del partito regionale. Chiedetegli perché. Sembrerebbe quasi più un’ossessione che un’analisi politica».
La conclusione è un ulteriore affondo rivolto alla guida provinciale del Pd: «Quando c’era un altro gruppo dirigente, largo, coeso e politicamente forte, nel Piceno la destra perdeva e Castelli girava a vuoto».














