Il Catanzaro prova a costruire, ma fatica a difendere. È questa la contraddizione che emerge dall’avvio di campionato della squadra di Giorgio Gorgone, avversario dell’Ascoli nell’ottava giornata di Serie B, sabato 24 ottobre alle 17,15. I calabresi arrivano alla sfida del Ceravolo con appena 4 punti: una vittoria e un pareggio. Il dato più preoccupante riguarda la fase difensiva: 14 reti incassate, due di media a incontro, a fronte di 8 realizzati.

Alcuni dati del Catanzaro
La classifica da sola non basta per descrivere la chiara propensione al gioco con la palla, come dimostra il 55% di possesso medio, quinto dato del campionato secondo SaraGol. Il problema è che questa attitudine non si è tradotta in un controllo effettivo delle partite. I giallorossi concedono infatti 17,3 conclusioni a gara, mentre ne producono 12,9.
Il sistema più utilizzato è il 3-4-2-1. In alcune occasioni Gorgone è passato al 3-5-2, insomma la struttura di base resta comunque quella con tre difensori, due esterni chiamati a garantire ampiezza e due giocatori alle spalle della punta centrale.
In fase di possesso, il Catanzaro cerca di coinvolgere il centrocampo nella costruzione e di sfruttare il contributo degli esterni. Petriccione rappresenta un riferimento nella gestione del pallone, mentre Iemmello può abbassarsi per collegare i reparti e favorire gli inserimenti dei compagni.
Non sempre, però, il possesso si trasforma in occasioni. La media di 12,9 tiri a partita colloca il Catanzaro al tredicesimo posto per conclusioni tentate, nonostante il quinto posto per possesso. In altre parole, i giallorossi tengono il pallone più di molte concorrenti, ma non riescono sempre a trasformare questa superiorità nella capacità di mettere sotto pressione le difese avversarie.
Il problema più evidente resta quello della fase difensiva. I 17,3 tiri concessi a partita sono un dato molto elevato e indicano che gli avversari riescono a raggiungere con frequenza la zona di conclusione. Per l’Ascoli, quindi, non sarà necessario dominare ogni fase della gara: sarà fondamentale scegliere bene quando accelerare e riuscire a trasformare le situazioni favorevoli in tiri puliti.

Silipo in azione (foto Andrea Vagnoni)
Il rischio è trasformare la partita in una sfida di possesso fine a sé stesso. L’Ascoli dovrà essere aggressivo nei momenti giusti, evitando di perdere equilibrio quando prova a recuperarlo. La seconda chiave riguarda gli spazi alle spalle degli esterni, per il Picchio diventa importante recuperare e verticalizzare rapidamente.
Insomma se il Picchio riuscirà a mantenere la solidità mostrata finora, senza rinunciare alla propria identità con il pallone, avrà la possibilità di mettere in difficoltà una squadra che concede molte conclusioni e soffre soprattutto nella ripresa. Per il Catanzaro sarà una gara da affrontare con urgenza; per l’Ascoli, un’occasione per confermare che la propria organizzazione può fare la differenza anche lontano dal “Del Duca”.


























































