
Lorenzo Venuti (foto Ascoli Calcio)
Prima uscita pubblica davanti ai media per Lorenzo Venuti, presentato oggi al Picchio Village a tre giorni dalla trasferta che vedrà l’Ascoli a Bolzano contro il Südtirol. Il difensore, reduce da un infortunio al ginocchio e al lavoro con il gruppo ormai da diverse settimane, ha raccontato i motivi della scelta bianconera, il percorso per ritrovare la condizione e le prime impressioni sul gruppo di Tomei.
«Dopo un infortunio come il mio avevo bisogno di ripartire da un posto e da una società che avesse ambizione, un progetto chiaro e che mi prendesse anche per quello che esprimeva in campo», ha detto Venuti. «Tutti questi fattori fanno parte dell’Ascoli Calcio e quindi la scelta è stata motivata da questo. Personalmente sto bene: l’obiettivo è dimostrare che l’infortunio è alle spalle. Ho bisogno solo di trovare, com’è normale che sia, la migliore condizione. Questa sosta mi è servita a questo e sto lavorando per questo».
Il lavoro di queste settimane, ha raccontato, è stato su due fronti. «In queste settimane ho spinto molto sotto l’aspetto fisico per dimostrare che il mio ginocchio era a posto e per cominciare a riprendere condizione», ha spiegato. «Poi ovviamente, essendo una società con una metodologia di lavoro ben chiara dove si utilizza molto il pallone, ho lavorato molto anche sotto l’aspetto tattico e tecnico per cercare subito di capire quelli che sono i meccanismi». Un percorso che, ha ammesso, richiede tempo: quello di Tomei è un gioco fatto di palleggio, e a differenza di un calcio più verticale prevede «più rotazioni e più connessioni tra i giocatori stessi da apprendere». «Il lavoro è un po’ più difficoltoso», ha aggiunto, «però secondo me il risultato è molto appagante».

Il diesse Matteo Patti (foto Fabrizio Ottavi)
Alla domanda sull’obiettivo della stagione, dopo un avvio che ha portato l’Ascoli a mostrare un’idea di gioco di rilievo per la categoria, Venuti ha indicato la strada con chiarezza: «L’obiettivo è quello di mantenere la categoria, però con un’identità ben forte. Questo è quello che a me piace: quando una società, al di là di quelli che sono gli obiettivi, ha un’identità forte e un’idea che tutti riconoscono e che si vede anche dall’esterno. Questo è fondamentale. Il campionato di Serie B è un campionato tosto, dove negli ultimi anni si è dimostrato che la forbice tra chi fa i play-off e chi fa i play-out è molto bassa, quindi è un attimo che uno si può ritrovare dalle stelle alle stalle. L’importante è avere costanza e credere in quello che si fa. Ci sono squadre, è inutile negarlo, che partono per vincerlo, però l’importante secondo me è non fare proclami troppo grandi, ma lavorare quotidianamente e vedere partita dopo partita. Ovviamente c’è ambizione qui ad Ascoli».
Sulle caratteristiche tecniche, Venuti ha sottolineato la propria versatilità: «Io in carriera ho avuto la fortuna di aver giocato in molti ruoli: difensore centrale, braccetto, terzino, quindi riesco ad adattarmi un po’ a tutto grazie a tutti gli allenatori che ho avuto. Sono semplicemente a disposizione del mister e cercherò di fare il meglio per quello che mi chiede di fare. Nasco come terzino destro. Come dicevo, ho avuto la fortuna di giocare anche in altri ruoli e questo ha fatto sì che potessi sviluppare una di quelle che secondo me è tra le mie migliori qualità, ovvero la duttilità. Quindi su entrambi i lati del campo riesco a dare un contributo».
Capitolo gruppo, dove Venuti ha trovato un ambiente che gli ha fatto una buona impressione fin dal primo momento. «Sembreranno frasi retoriche, però la verità è che ho trovato realmente un bel gruppo», ha raccontato. «Dal primo giorno che sono arrivato, anche quando ero ancora “in prova”, mi hanno dato proprio la sensazione di famiglia, di unità, e questo credo sia anche uno dei motivi per il quale l’anno scorso sono riusciti a fare la promozione».
Tra i compagni, qualcuno lo conosceva già: «Conoscevo Matteo Brunori, anche se purtroppo a causa dell’infortunio alla Sampdoria non ho avuto modo di giocarci perché lui è arrivato a gennaio e io mi sono fatto male a dicembre. Conoscevo Matteo Ricci, con lui ci ho giocato, e con Gabriele Gori abbiamo fatto, essendoci un po’ di anni di differenza, qualche ritiro estivo con la Fiorentina». Sul compagno di reparto Milanese, spostato a terzino nelle prime gare, ha speso parole di stima: «Per quello che ho potuto conoscere in queste settimane, è un ragazzo ottimo. Quello che ha espresso in questi mesi in un ruolo di fatto non suo dice tanto sulla sua dedizione alla causa Ascoli e soprattutto su quello che può dare alla squadra. Ha fatto ottime partite e non sta a me di certo valutarlo».

I tifosi bianconeri al “Druso” in uno degli ultimi precedenti
Il pensiero va poi alla sfida di sabato a Bolzano. Il Südtirol, imbattuto e con una buona idea di gioco, è un avversario che Venuti conosce in parte: «Conosco l’allenatore perché ci ho avuto il piacere di lavorare insieme a Benevento: faceva parte dello staff di De Zerbi. Come noi sono una squadra a cui piace giocare e dominare il gioco, quindi penso possa essere un bel manifesto per il campionato di Serie B. Spero che venga fuori una bella partita». Sulla possibilità di reggere i novanta minuti, ha rimandato la decisione allo staff: «È una domanda difficile a cui rispondere. Io sono a disposizione del mister: loro mi hanno visto lavorare in queste settimane e credo che nessuno meglio di loro possa sapere quanto posso dare e se posso essere d’aiuto già da sabato».
Venuti ha parlato infine delle sue impressioni sull’ambiente, già percepite da spettatore: «Ottime impressioni, perché c’è entusiasmo, si percepisce in città. Si vede che questi ragazzi sono stati molto bravi a trascinare il pubblico dalla loro parte e credo che essere allo stadio oggi durante una partita sia un piacere per gli occhi. L’ultima volta che ero stato a giocare ad Ascoli non era stata fatta la curva nuova, quindi me lo ricordavo diversamente. Aver assistito alla partita con l’Avellino con la nuova curva è stato bellissimo. Si percepisce proprio l’entusiasmo che c’è in città girando per le strade, e questo può essere solo un bene per la squadra e per i ragazzi».





























































