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Covid, l’età media dei positivi
è 29 anni: a marzo era 79

EMERGENZA CORONAVIRUS - A dirlo, spiegando cosa comporta la differenza, è il direttore del Sisp Claudio Angelini, ai microfoni della trasmissione "Pillole di salute" di Radio Ascoli. Quattro i nuovi casi, due rientri dall'estero e due ventenni, contatti stretti di altri contagiati. C'è anche un nuovo guarito

I nuovi casi nel Piceno ora sono 60, 14 dei quali hanno 20 anni.

Ai 57 di ieri (leggi qui) si sono aggiunti 2 rientri dall’estero e 2 ventenni che erano in isolamento perchè contatti stretti di altri contagiati.

C’è anche un nuovo guarito, tra persone rientrate dall’estero.

L’età media dei positivi al Coronavirus nella provincia di Ascoli è ora di 29 anni.

Nella fase clou dell’emergenza sanitaria, a marzo, era di 79 anni.

Una differenza che rende più complicato il contact tracing, fondamentale per  tenere sotto controllo la diffusione del contagio.

A dirlo è Claudio Angelini, direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5, ospite della trasmissione di Radio Ascoli “Pillole di salute” (leggi qui).

E spiega perché: «I contatti delle persone anziane sono numericamente più limitati e si tratta prevalentemente di familiari.

I ragazzi invece hanno una socializzazione maggiore.

Il tracciamento dei contatti a marzo si limitava a 10, 12 persone per ogni contagiato.

Ora parliamo di 50, 60 persone. 

Inoltre, l’esigenza di partecipare alla movida è aumentata dopo il lockdown.

Nello stesso tempo i giovani, proprio perchè sono giovani, non hanno la tendenza a rispettare le misure di prevenzione necessarie».

E qui l’appello: «Ragazzi, divertitevi, ma con moderazione. Evitate assembramenti e rispettate tutte le regole.

Va sempre usata la mascherina e da tutti, altrimenti serve a poco».

Il contact tracing, che ha portato al momento a superare abbondantemente i 300 casi in isolamento, «consiste – è sempre il direttore del Sisp che parla – nel cercare persone che con il contagiato hanno avuto un contatto fisico o sono state a parlarci per più di un quarto d’ora in un ambiente chiuso, senza mascherina e senza mantenere la distanza, importantissima, di 1 metro.

Questi contatti vengono messi in isolamento domiciliare e ma nel frattempo li teniamo sotto sorveglianza e, alla comparsa dei primi sintomi, che possono essere febbricola o raffreddore, congiuntivite, perdita dell’olfatto e del gusto, lo consideriamo casi sospetti e li sottoponiamo a tampone.

Per ogni positivo, si ricomincia la procedura».

 

m.n.g.

 

 



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