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Ferie sospese al personale
dell’Area Vasta 5: i sindacati insorgono
ma sono pronti a collaborare

EMERGENZA CORONAVIRUS - La decisione, nella quale rientrano anche la raccomandazione a non usufruire dei permessi, è stata presa dall'unità di crisi. La Cgil: «Gestione non è calibrata su principi di democrazia per i lavoratori che, fino a poco tempo fa, erano chiamati eroi». La Cisl: «Il personale venga posto in condizione di lavorare in sicurezza, all’interno di percorsi e protocolli predefiniti e non con l’arte dell’arrangiarsi»
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Ferie sospese e permessi contingentati per il personale dell’Area Vasta 5. La Cgil funzione pubblica di Ascoli si dice «sgomenta, soprattutto in riferimento alla legge 104 (rivolta a chi ha un parente stretto con particolari problematiche, ndr)». Mentre la Cisl Marche lancia l’allarme sulla sicurezza e denuncia una gestione «non ottimale nella fase di prevenzione dell’emergenza».

Il Tricolore esposto dalle forze dell’ordine per ringraziare il personale sanitario impegnato nella lotta al Coronavirus

«In considerazione dell’attuale situazione emergenziale, l’unità di crisi dell’Area Vasta 5 ha stabilito la sospensione delle ferie per tutto il personale quale misura necessaria ad evitare la mancata copertura dei servizi assistenziali e di supporto». Così esordisce l’avviso al personale diffuso dai vertici della Sanità picena.

Nella stessa comunicazione si invitano medici, infermieri, oss e tecnici a non usufruire di altri permessa a vario titolo e «si raccomanda particolare attenzione nella concessione dei permessi di cui alla legge 104 al fine di garantire la piena funzionalità dei servizi assistenziali a favore dell’utenza».

«A questo punto scrive il segretario generale Maria Calvaresila fp Cgil, vista la situazione pandemica, nonostante la decisione perentoria e poco democratica adottata dalla direzione sanitaria, comunica che i termini di scadenza di ferie, permessi ed ex festività dei dipendenti verranno annullati e finita l’emergenza potranno godere di ciò a cui hanno rinunciato per il bene del servizio.

La fp Cgil torna a ribadire, ancora una vota, che le decisioni e di divieti vengono adottati dalla direzione sanitaria senza battere ciglio, ma quanto promesso ai lavoratori, come ad esempio l’istituto della premialità, sembra lontano dall’0essere determinato ed elargito.

Questa modalità di gestione, a parere dello scrivente e dei lavoratori che rappresenta, non è calibrata su principi di democrazia per i lavoratori che, fino a poco tempo fa, erano chiamati eroi»

«In questa seconda ondata – scrive Giuseppe Donati, segretario regionale Cgil–  la pandemia sta colpendo in modo molto preoccupante anche il sud della Regione. Stavolta i territori e i due presidi ospedalieri di Ascoli e San Benedetto sono in piena e grave emergenza.
Sono tantissimi, troppi gli operatori sanitari dell’Area Vasta 5 colpiti dal virus contratto nello svolgimento del loro lavoro e questo, insieme al notevole numero di reparti e servizi coinvolti perchè infettati, fa pensare ad una gestione non proprio ottimale della fase della prevenzione e dell’emergenza.
Dai racconti e dai molteplici messaggi e richieste di aiuto, che come Cisl fp riceviamo dagli iscritti ma anche da semplici infermieri, oss, tecnici sanitari, possiamo recepire la paura per la carenza di punti di riferimento gestionali e della catena di comando che sono
allarmanti.

Certamente non per disinteresse di alcuno ma perchè chi dovrebbe prendere in mano la situazione, spesso non è sul campo perchè assente per malattia, pensionato e mai sostituito o per veri e propri vuoti organizzativi della piramide gerarchica. La situazione così
rappresentata, insieme alla cronica carenza di personale di cui l’Area Vasta 5 soffre da anni, sta facendo saltare ogni schema, mettendo a rischio la prima linea cioè gli Operatori Sanitari che devono assistere i malati.
In tanti reparti, sia del “Mazzoni” che del “Madonna del Soccorso”, sono assenti il primario o la coordinatrice infermieristica (in alcuni casi ambedue) perchè anch’essi colpiti dal Covid, e questo genera tra il personale assistenziale un senso di vuoto, di solitudine nel momento in cui si presentano casi di positività tra i malati o gli stessi lavoratori. Proprio in questi frangenti sarebbe necessario avere subito chi adotta ed assume decisioni ma al contrario, come ci viene riferito, il da farsi viene delegato a chi in quel momento si trova a lavorare in reparto. Ci dovrebbe essere invece, all’interno della Direzione Sanitaria, chi assume le funzione pubblica decisioni e detta i percorsi da fare, affiancando il personale e gestendo personalmente le emergenze.
Le decisioni non sempre sono semplici da prendere. Sarebbe però il momento, anzi è pure tardi, perchè anche quelle più scomode, fossero assunte e senza tentennamenti perchè gli ospedali ed il territorio vanno messi in sicurezza, evitando la commistione tra “pulito” e “sporco”.
La Cisl fp Marche è fortemente preoccupata e lancia l’allarme alla Direzione di Area Vasta 5, alla politica picena e all’ASUR perchè l’emergenza venga gestita ma soprattutto perchè il personale tutto, venga posto in condizione di lavorare in sicurezza, all’interno di percorsi e protocolli predefiniti e non con l’arte dell’arrangiarsi.

Vanno chiariti in primis i punti di riferimento decisionali, che non possono essere “tutti e nessuno” ma ben identificabili e sempre presenti quando necessitano. Medici, infermieri, oss, tecnici sanitari, nel momento in cui si chiede loro sforzi ed impegno fuori dal nomale, non possono e devono sentirsi abbandonati nel mare in tempesta.
La Federazione della funzione pubblica Cisl è pronta a collaborare con la Direzione di Area Vasta per contribuire in modo fattivo ad affrontare questo momento tragico ma deve essere coinvolta e non tenuta in disparte nel momento in cui si adottano decisioni. E’
chiaro però che non potrà esentarsi dal denunciare eventuali errori e manchevolezze anche nelle sedi opportune qualora riscontrasse carenze nei percorsi della sicurezza sul lavoro che espongono gli operatori sanitari a rischi per la propria incolumità ed
indirettamente quella dei loro familiari».


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