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«Annullare l’iter autorizzativo
del biodigestore»: l’appello
della Covalm di Rotella

LA PREOCCUPAZIONE della società cooperativa: «Anche minimi sversamenti o inquinamenti delle acque comporterebbero il fermo completo delle attività con conseguenti danni a tutta la filiera orticola sia a monte che a valle della produzione»

Continua a far discutere la realizzazione del biodigestore in località San Salvatore a Force. Stavolta a manifetsare preoccupazione è la Covalm (società cooperativa agricola Coltivatori Ortofrutticoli Valli delle Marche), attiva a Rotella nel settore della trasformazione delle verdure surgelate per i più importanti marchi nazionali e internazionali. L’attività, dopo una serie di vicissitudini negative, è ripartita nel 2013 arrivando oggi a contare quasi 200 lavoratori, tra fissi e stagionali, con la trasformazione di oltre 250.000 quintali di verdure provenienti da quasi 700 soci produttori, in gran parte delle Marche.

«La realizzazione dell’impiantoscrivono dalla società cooperativaavviene ad appena 200 metri a monte del sito produttivo e anche minimi sversamenti o inquinamenti delle acque, sia di falda che del fiume stesso, comporterebbero il fermo completo delle attività con conseguenti danni a tutta la filiera orticola sia a monte che a valle della produzione».

Per le lavorazioni, infatti, Covalm ha necessità di grandi volumi di acqua alimentare che attinge attraverso pozzi, l’unica fonte di acqua per il trattamento e i lavaggi delle verdure. «Ogni minimo inquinamento comporterebbe la chiusura immediata delle attività», rimarcano.

Il polo di Rotella rappresenta ad oggi forse l’unico insediamento agro-industriale dell’intera vallata (senz’altro il più grande) e spesso l’unica occasione di lavoro per le popolazioni dell’interno. Conta, inoltre, un notevole indotto fatto di tecnici agronomi, imprese agromeccaniche per la raccolta, trasportatori, fornitori di materie prime e servizi.

«Riteniamo pertanto che un impianto di trattamento rifiuti a distanza di poche centinaia di metri, non sia minimamente compatibile con una attività di produzioni e trasformazioni alimentari. A quanto pare le sollevazioni popolari e le prese di posizione di una parte politica, dei sindaci e di alcune istituzioni della zona a nulla sono valse per fermare l’iter autorizzativo che, a quanto si apprende, è ormai alla definitiva approvazione».

Nonostante la situazione, la Covalm prova a fare appello a tutte le componenti della società civile «al fine di fermare la realizzazione di un impianto che anziché portare benefici potrà comportare in futuro la chiusura di altre attività, come la nostra, con impatti devastanti sul settore agricolo e occupazionale».

«Non vogliamo ricercare le responsabilità politiche di chi ha sponsorizzato questo insediamento, non pensando magari alle sue nefaste conseguenze – aggiungono -. E’ ora, tuttavia, che si prendano decisioni e si mettano in atto azioni concrete per fermare questo insediamento che porterà vantaggi solo a pochi. E’ ora che le istituzioni pubbliche prendano una posizione ferma, che vada al di là di inutili e vuoti proclami ma affianchi i propri cittadini nella lotta per la salvaguardia del territorio e delle attività agricole.

E’ l’ora della mobilitazione, anche legale, per fermare e far annullare l’iter autorizzativo coinvolgendo pienamente e con azioni concrete tutti i sindaci della zona. Covalm, da parte sua, si farà parte attiva e affiancherà le popolazioni e le istituzioni che si oppongono, veramente, all’impianto».



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