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Covid, Pronto Soccorso del Piceno al collasso: tra le soluzioni anche quella di “sacrificare” qualche reparto

POSTI LETTO insufficienti e non si sa come proseguirà questa che gli addetti ai lavori considerano una vera e propria, inaspettata, nuova ondata. C'è in ballo l'utilizzo del personale della Murg pulita del "Mazzoni" di Ascoli. Oppure qualche altra riconversione con annesso accorpamento al fine di reperire infermieri da dedicare ai contagiati. Al momento non si esclude nemmeno la riapertura della Pneumo Covid
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di Maria Nerina Galiè

 

Non ci sono le Usca, nemmeno le Rsa Covid per i post critici. La guardia medica, soprattutto in Riviera, fa fatica ad essere potenziata nel reperimento dei medici e, nei weekend, i medici di famiglia non sono reperibili. Ed ecco che tutto si riversa negli ospedali in un’estate che, contrariamente alle previsioni, è ben lontana dall’essere “Covid free”.

 

Il virus non dilaga soltanto tra la popolazione ma intacca anche il già esiguo personale sanitario, che deve, oltretutto, smaltire le ferie.

 

Insomma, un mix esplosivo per le strutture ospedaliere. Si pensi che nelle Marche, rispetto a ieri, si sono registrati + 21 ricoveri nei reparti non intensivi e + 4 in terapia intensiva.

 

Negli ospedali del Piceno, stamattina 18 luglio, in totale c’erano 25 pazienti positivi al virus. Decisamente troppi per i letti dedicati, quasi tutti a carico dei Pronto Soccorsi (a parte i 3 in Rianimazione a San Benedetto e 2 nel reparto Pneumologia di Ascoli – tutti pieni). Quindi, anche in esecuzione a direttive regionali, si sono create delle stanze “bolla” all’interno di qualche reparto. A Geriatria a San Benedetto ad esempio sono stati predisposti 3 letti Covid, dopo l’impennata di richieste di ospedalizzazione che si è registrata sabato.

 

Nella maggior parte dei casi il personale non si trova di fronte a polmoniti gravi o altre serie patologie respiratorie. Tuttavia, a presentarsi al Pronto Soccorso, sono persone con complicanze dovute a co-morbilità, fragili, o anziani che devono essere assistiti in una struttura ospedaliera. Ci sono poi i traumatizzati, da ricoverare o operare, e che poi al tampone risultano positivi.

 

Si dimette quando si può. Ma già, solo per visitare un numero notevole di pazienti Covid e  prescrivere la cura da fare a casa (prima lo facevano le Usca), il Pronto Soccorso si intasa, tra le proteste generali. I tempi di attesa si dilatano in maniera vertiginosa per tutti quando ci sono Tac da eseguire – sempre per fare un esempio – oppure si rende necessaria la visita dello specialista, che deve arrivare dai reparti e proteggersi con idonei dispositivi.

 

Posti letto insufficienti e non si sa come proseguirà questa che gli addetti ai lavori considerano una vera e propria, inaspettata, nuova ondata.

 

Necessario un piano di cui si sta discutendo in Area Vasta 5, per avere letti in grado di soddisfare la richiesta e personale. Tra le ipotesi c’è l’utilizzo di tutti e 13 i posti dell‘Ot Rossa del Pronto Soccorso del “Mazzoni” di Ascoli, dove al momento se ne possono occupare 5, massimo 6. Ma per fare questo servono infermieri che saranno reclutati alla Murg pulita del terzo piano. Lì ci sono altri 13 posti per i non Covid e, per ora, 6 ricoverati.

 

Un’altra possibilità potrebbe essere riconvertire un reparto con annesso accorpamento. E si pensa a Geriatria a San Benedetto, i cui pazienti potrebbero essere annessi a Medicina. Ma non si esclude nemmeno la riapertura della Pneumo Covid ad Ascoli.



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