All’alba del giorno dopo, il pianoro di Colle San Marco si presenta deserto. Il silenzio che segue la festa stride con ciò che resta: un tappeto diffuso di rifiuti, bottiglie, cartacce e sacchi abbandonati. Dopo una notte e una intera giornata che hanno richiamato migliaia di persone, soprattutto giovani, a festeggiare il 25 aprile, oggi rimangono solo i segni evidenti di un evento che, ancora una volta, lascia dietro di sé polemiche e amarezza.
A raccontare quanto accaduto è Alfredo Ranelli, storico proprietario del chioschetto affacciato sul pianoro, rimasto aperto anche per tutta la notte tra il 24 e il 25 aprile per servire i tanti ragazzi presenti.
«Oggi – racconta Ranelli – ovviamente non c’è nessuno, ma è rimasto un mare di immondizia. Il Comune non ha mandato nessuno a pulire perché è domenica, però al centro di Ascoli, dopo Carnevale, alle sei di mattina non c’è più traccia di coriandoli e i cassonetti dell’immondizia, debordanti la sera prima sono già vuoti. Allora perché non si poteva fare pure qua, mandando subito le squadre a pulire?»
Una riflessione che si allarga ben oltre l’episodio singolo. Per Ranelli, infatti, il problema non riguarda solo il giorno dopo la festa, ma una condizione che si ripete nel tempo: «In realtà non vengono quasi mai a pulire. Oggi parliamo del pianoro e le foto sono indicative, ma in mezzo ai boschetti c’è immondizia vecchia e stravecchia. Le rare volte che vengono, in poche persone, puliscono solo dove la gente si mette per terra e dove si vede».
Non manca, però, anche un richiamo diretto al comportamento di chi frequenta il luogo. Perché il degrado, sottolinea Ranelli, è responsabilità condivisa.
«Gli avventori del pianoro non dimostrano alcun senso civico, nonostante tutte le raccomandazioni. Lasciano buste, cartacce, bottiglie e tanto altro. Oggi qui non c’è nessuno, ma se qualcuno venisse troverebbe questo schifo».
Nessuna chiusura verso la festa o verso chi sceglie San Marco per trascorrere una giornata di libertà, da parte del gestore del bar. Tutt’altro: «Non è una critica la mia, e non si dica che non vogliamo che le persone vengano a San Marco. Per carità, qui più gente viene e meglio è. Il pianoro è di tutti, è per tutti».
Il punto, semmai, è un altro: «Intanto si è perso il senso del perché si fa questa festa e perché, soprattutto, qui, dove sorge un Sacrario dei Caduti della Resistenza. E’ bellissimo che vengano tantissime persone, soprattutto ragazzi. Però bisogna anche mostrare rispetto per il luogo e la memoria storica che rappresenta. Ripeto, dopo la festa, non si può lasciare così. Basterebbe tanto poco».
Da qui la proposta concreta avanzata da Ranelli, che guarda a una gestione più responsabile e controllata degli spazi: «Basterebbe che un’autorità venga qui quando si montano le tende, che prendano i documenti di un capogruppo e poi il giorno dopo controlli la postazione, addebitando i costi della pulizia a chi ha lasciato sporco. Ma non sono solo i ragazzi: lo fanno anche gli adulti, e la stessa regola dovrebbe valere per loro».
Infine, una riflessione che tocca il tema più ampio della convivenza civile e del rispetto reciproco: «Vedere questo dopo ogni 25 aprile non è giusto. La libertà di un individuo termina dove inizia quella dell’altro: se io oggi sono un cittadino libero e voglio venire qui a godermi il parco, non posso farlo perché qualcuno l’ha ridotto così. E’ stata limitata la mia libertà, e questo non è giusto».
m.n.g.
FOTOGALLERY (Immagini della tarda mattina del 26 aprile)
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