Ascoli, risveglio dolce: nella corsa di Silipo c’è il calcio che sa ancora emozionare (Tutte le foto)

LA PROMOZIONE in Serie B del Picchio riporta il pallone, almeno per una volta, ad una dimensione sana e popolare. Quella dei Rozzi e degli Anconetani, di Mazzone e Bearzot, della tecnica che sconfigge l'atletismo imperante. Gli esempi di Catanzaro e Juve Stabia e la consapevolezza che un certo dopo di emozione è ancora viva, in barba a business e speculazioni
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L’Ascoli festeggia la vittoria dei playoff

 

di Luca Capponi 

(fotogallery di Pierluigi Giorgi)

 

Ci sono momenti, sempre maledettamente più rari, in cui il calcio smette di essere “moderno” e torna ad essere “all’antica”. E non c’entrano squadre del cuore, vittorie o sconfitte, no. C’entra quella dimensione popolare, romantica, che oggi si è quasi del tutto persa tra diritti tv, divieti, campionati spezzatino, business dopati e molto altro, ahinoi. C’entra quel calcio alla Pasolini, quello che fa palpitare un ragazzino con una palla malandata, su un campetto di periferia o in un cortile. Il calcio delle piazze piene e di “Febbre a 90”, quello di Davide che batte Golia, dei brevilinei e dei folletti. Il calcio di Rozzi, Anconetani, Dino Viola, Farina, di Nereo Rocco, Mazzone e Bearzot. Dell’Italia che faceva i Mondiali.

Un’immagine simbolo: la corsa di Silipo dopo il gol del raddoppio

 

Non è effimera nostalgia e nemmeno vuoto rimpianto: scandali e scandaletti, nel mondo del calcio, ci sono sempre stati. Ma qui è questione di concezione, di soldi sì, ma solo di quelli, di lustrini e paillettes che hanno invaso uno sport che, prima di tutto, è un gioco. Di tifosi fuori dagli stadi e di partite programmate a beneficio di chi ha il telecomando in mano, mentre chi va allo stadio naviga nell’oblio di orari fantasiosi, fissati di volta in volta con criteri bizzarri. Di un sistema che protegge il malaffare e poco pensa all’uomo, speculando. Senza rispetto per nessuno.

 

Ha detto bene, nel post partita di ieri, Andrea Rizzo Pinna, uno dei calciatori simbolo dell’Ascoli promosso in B, vittorioso nella finale playoff contro il Brescia: «Quest’anno ci siamo divertiti, secondo me è la cosa principale nel calcio e nello sport». Semplice e lineare.

 

Sì, perché quanto accaduto quest’anno tra le cento torri, un po’ di speranza la lascia. Così come ciò che si è visto a Catanzaro o a Castellammare con la Juve Stabia, per citare altri due esempi di squadre e tifoserie che hanno colpito emotivamente. Epiloghi diversi, ma accomunati dalla sensazione di genuinità, sportività, e perché no, sana bellezza, che chi segue il pallone conosce sempre meno. Come la corsa di Silipo dopo lo stupendo gol del raddoppio, quell’immagine di grinta, liberazione e passione culminata nell’esultanza sotto la curva, la rivincita della tecnica contro l’atletismo imperante.

 

Il risveglio tra le cento torri, oggi, è stato dolce. Come dopo una festa collettiva, sentita, che per qualche ora ha tenuto lontani problemi, divisioni, invidie, sciogliendole in un unico dolce abbraccio. Forse sì, il calcio è anche e soprattutto questo. Solo che ce lo eravamo quasi dimenticato.

 

Capitan Curado

La sequenza del gol di Rizzo Pinna

La sequenza del raddoppio di Silipo

L’azione he porta le terzo gol



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