Dopo il 2-0 alla Sampdoria che porta l’Ascoli al terzo posto con 18 punti in nove giornate, mister Francesco Tomei ha commentato in sala stampa una vittoria maturata con pazienza dai suoi, ulteriore step di un percorso di crescita ormai continuo: «Come tutte le partite di questo campionato sono gare difficili, però i ragazzi oggi sono stati veramente bravi nell’interpretare la partita contro una squadra forte, anche se in difficoltà. È stata una partita da squadra che continua a maturare e a interpretare le gare come vanno interpretate, e questa cosa oggettivamente mi fa molto piacere».

Davanti all’idea che questo Ascoli, terzo in classifica, sia ormai una certezza, Tomei rivendica il lavoro quotidiano senza cedere a facili entusiasmi: «Partendo da zero stiamo continuando a crescere e il nostro focus deve essere sempre quello. Affacciarsi a una categoria nuova partita dopo partita deve essere semplicemente l’esperienza che mettiamo dentro per continuare ad avere la nostra identità e fare ciò su cui lavoriamo. La cosa più importante è che i ragazzi prendano sempre più confidenza con questo campionato». E sulle rotazioni, che con Venuti titolare e Nicoletti di nuovo in campo non hanno cambiato il volto della squadra: «Anche oggi abbiamo fatto delle rotazioni, ha giocato Venuti dall’inizio, ha rigiocato Nicoletti che non giocava da tanto, e sono tutte cose che cerchiamo di portare avanti per la crescita e soprattutto per tenere tutto il gruppo unito, che per me è la cosa più importante».

Il merito, sottolinea, è dei giocatori: «In settimana li osservo attentamente e la cosa che mi dà più soddisfazione è che tutti si stanno allenando benissimo, interpretando il lavoro e le partite con la massima disponibilità, la massima umiltà e il massimo sacrificio. Questo mi dà la possibilità di poter ruotare e avere tante situazioni da mettere in campo, il che per noi diventa un plus. Ma i meriti vanno ai ragazzi, io li accompagno né più né meno. Come ho sempre detto, bisogna cercare di crescere anche dell’1% ogni giorno».

Sulle condizioni di Nicoletti, uscito dopo un problema alla gamba, Tomei tranquillizza: «Solo crampi. Giustamente non giocava da tanto tempo. Sono molto contento per lui perché è un ragazzo che conosco benissimo, l’ho voluto fortemente l’anno scorso perché conosco l’uomo, che nello spogliatoio e in campo è molto importante».

Sul ruolo di Damiani, visto spesso come difensore aggiunto, il tecnico spiega la lettura tattica: «Loro giocavano un po’ asimmetrici e avevano questo esterno che veniva a fare il trequartista rientrando nella sua zona, quindi in fase di non possesso si accoppiava con lui e ha avuto compiti importanti. Corradini, Damiani e Acampora hanno tutti la capacità di venire a legare il gioco e costruire: ruotando e muovendoci, per noi è indifferente chi fa il play, la mezzala o il trequartista. Anche D’Uffizi e lo stesso Guiebre nel primo tempo sono venuti a fare i centrocampisti. Vedevamo che avevamo una superiorità in quella zona di campo e siamo andati a cercarla».

Sui tentativi da metà campo, ormai ripetuti, contro il suo portiere, Tomei risponde: «Vitale per noi è un “libero vecchio stampo”. Quando c’è profondità, essendo noi spesso aggressivi, ci sta che lui la vada a coprire, e a volte su una seconda palla gli avversari possono provare a calciare in porta, ma rientra tutto nella normalità».

Poi spazio ai singoli, a partire da Acampora, in gran crescita: «Aveva solo bisogno di mettersi a posto fisicamente, perché erano tre o quattro anni che non faceva un ritiro completo. La sua grande crescita è dipesa dalla grande disponibilità nel far fatica e lavorare tanto in allenamento, perché il giocatore non si discute: ha tecnica, forza, visione di gioco, lettura degli spazi e tiro. Ma non è stato l’unico: sono tutti entrati bene e chiunque venga chiamato in causa risponde presente. Ora ci attende una settimana particolare e domenica avremo ulteriori rotazioni perché sarà la terza partita ravvicinata».

Non è mancata una nota di colore sui gesti del tecnico a bordo campo nel primo tempo: «Non era in fase di costruzione, era al contrario: era senza palla! Non avevamo ancora letto bene certe situazioni. Nello stadio si fa fatica a comunicare perché c’è una bellissima atmosfera e tanto rumore, quindi i ragazzi non capivano certe scalate». E alla battuta sui «mattoncini», con 18 punti in nove giornate: «Mancano tante stanze, manca il tetto, mancano i muri! Mi sentirete sempre dire così, perché conosco questo campionato e conosco il calcio: nel momento in cui pensi di aver fatto qualcosina sei morto. Il nostro obiettivo lo conosciamo ed è la permanenza in questa categoria. Oggi vanno bene altri mattoncini per mettere fieno in cascina, che è la cosa più importante».

In chiusura, un giudizio sulla fase difensiva, con la Sampdoria che aveva avuto più palla prima del secondo gol: «Se uno pensa di giocare in Serie B e non concedere nulla siamo su onde sbagliate. La Sampdoria ha giocatori importanti: concedere un palo o un calcio dal limite passato in mezzo a tre persone con una deviazione è il minimo che puoi concedere. Mi è piaciuto tutto, perché sia il possesso che il non possesso sono stati interpretati bene. Ci deve essere sempre margine di miglioramento».

Guiebre (foto P.Festuccia)

GUIEBRE – «Sono contento di come la squadra abbia interpretato la partita: abbiamo fatto quello che ci ha chiesto il mister e quello per cui abbiamo lavorato in questi giorni. Non era una partita semplice, loro sono una buona squadra con delle buone individualità, ma abbiamo fatto le cose giuste sia in fase di possesso che di non possesso. Il risultato è stato la ciliegina sulla torta. I richiami del mister? Voleva che venissi dentro al campo, ma in quella fase ero un po’ cotto e non sono riuscito a fare quello che mi chiedeva, niente di troppo importante. Il gruppo? Può sembrare una frase fatta, ma quando hai un’identità e tutti hanno lo stesso obiettivo e la stessa mentalità, si può far bene. Il pubblico? Tutta la città vive di Ascoli e quando sei un giocatore dell’Ascoli è difficile non dare il massimo per loro. L’occasione sciupata? Nell’ultimo dribbling l’avversario è entrato in scivolata e la palla mi si era allungata un pochettino, così ho scelto lo scarico, ma è stato sbagliato. L’Arezzo? Andiamo in casa loro e, per quello che è successo l’anno scorso, sarà una partita ad alta intensità: ci prepareremo per affrontarla al meglio».

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